
L’amianto in Lombardia è sinonimo di Fibronit, l’azienda nata a Broni, in provincia di Pavia nel lontanissimo 1919 come Cementiera Italiana Fibronit Spa per la produzione del cemento e dal 1932 tramutatasi in produttrice di cemento-amianto. In questi stabilimenti, come riportato nel rapporto di Legambiente – Liberi dall’amianto, dell’ottobre 2009 – per oltre 60 anni si sono realizzati manufatti per un totale di circa 8mila tonnellate all’anno. Una realtà economica importante che ha coinvolto il comune pavese e il suo circondario dando lavoro a quasi 4mila persone, un aspetto non trascurabile in questa vicenda, perché le primissime denunce degli ambientalisti nei confronti sulla pericolosità di detto materiale, furono accolti con molto scetticismo se non addirittura ostilità. Inoltre la diffusione sul territorio di mesotelioma ha inevitabilmente interessato anche cittadini residenti in paesi limitrofi a Broni stesso, dove la fabbrica si trova, e la necessità, peraltro disposta dalla procura di Voghera, di una più ampia e accurata indagine epidemiologica per capire con un maggior grado di precisione la diffusione della malattia.

«Ci troviamo di fronte a un caso cosiddetto d’interesse nazionale – spiega Gianluigi Vecchi consulente del Partito democratico in Regione Lombardia ed esponente di Legambiente – per la portata e complessità dell’area interessata. La Fibronit ha chiuso nel 1994, ma prima che si riuscisse a parlare del problema della bonifica ci sono voluti molti anni ancora».
Come accennato prima infatti la questione si è svolta in tre fasi: una prima di generale indifferenza, una seconda di generale rimozione e ostilità, nonostante avessero cominciato a verificarsi le prime morti, una terza dove finalmente (forse anche a causa di un dilagare dell’epidemia, ma siamo già nel 2008, ndr) la vicenda ha cominciato a essere percepita in tutta la sua gravità.
«Attualmente i casi di morte sono quasi 700 – prosegue Vecchi – e ancora attendiamo il picco, che è previsto tra il 2015 e il 2020, ma il processo di bonifica, il cui costo è stato stimato in circa 30milioni di euro, è appena agli inizi». Un’operazione che si scontra con due difficoltà principali: la prima è quella della necessità di trovare fondi – e finora sono stati stanziati dal Governo soltanto 6milioni di euro, che hanno permesso la messa in sicurezza di una parte dei materiali presenti e l’elaborazione del Piano di caratterizzazione; l’altra questione è l’individuazione della proprietà dello stabilimento, che grazie a un gioco di scatole cinesi finora è rimasta nell’ombra. Per questa ragione è anche stato presentato, nel marzo 2009, un esposto alla procura di Voghera con diversi capi d’imputazione, tra cui l’omicidio colposo plurimo, l’omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e l’attività di gestione di rifiuti non autorizzata. Dove possa portare detta causa è presto per dirlo, visto che le indagini sono ancora in corso; di sicuro da parte dei protagonisti di detta vicenda c’è tutta la volontà di riuscire a completare l’opera di bonifica dell’area.


«La Regione Lombardia ha previsto un piano di bonifica dall’amianto da completarsi entro il 2016 – conclude Vecchi – tuttavia il problema non interessa soltanto la fabbrica (14ettari di superficie complessiva, ndr) ma il territorio nel suo complesso, visto che l’amianto è servito per molti anni a costruire i tetti delle case e a isolarle». Inoltre si vorrebbe riuscire a dare assistenza adeguata a tutti i malati e alle loro famiglie, oltre a promuovere la ricerca medica nel campo del mesotelioma e dei tumori all’apparato respiratorio.
La bonifica la si vorrebbe poi realizzare in situ e occorre trovare un posto adeguato dove “tombare” tutto l’amianto e il cemento-amianto, mentre per le abitazioni e le costruzioni civili (come le scuole) l’idea sarebbe quella di riuscire a sviluppare una serie di interventi che portino all’installazione di pannelli fotovoltaici sul tetto: “Dalla città dell’amianto a quella del sole”, è uno slogan pensato per questa iniziativa. Cosa poi fare di tutta l’area industriale resta ancora un problema aperto.


