
I tre settori sono stati devastati dal confinamento. Senza aiuti, è a rischio chiusura la quasi totalità delle imprese e sono a rischio le eccellenze. I tre comparti produttivi compongono una fetta rilevante dell’economia italiana
Gran lavoro della Conferenza Stato-Regioni che in questi giorni ha legiferato su vari settori messi in ginocchio a causa dell’emergenza Covid.
Tra i settori più colpiti, che in questo momento stanno attraversando un periodo di grande incertezza, ci sono le aziende vitivinicole, il florovivaismo e la pesca.
I viticoltori
Per quanto concerne le aziende vitivinicole, il decreto del Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali contiene le procedure attuative, previste dal Decreto Rilancio, per l’erogazione del contributo da corrispondere alle imprese viticole che si impegnano alla riduzione volontaria della produzione di uve destinate a vini a denominazione di origine (DOP) ed a indicazione geografica (IGP).
Con uno stanziamento di 100 milioni di euro, a titolo di aiuto, si propone la vendemmia verde parziale: si tratta di una pratica agronomica che consiste nella rimozione parziale dei grappoli non ancora giunti a maturazione, ovvero della mancata raccolta di una parte degli stessi, garantendone in tal modo il miglioramento della qualità e il mantenimento dell’equilibrio del mercato vitivinicolo. Fa sapere il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate che “l’aiuto massimo concesso per ettaro è di 400 euro, in caso di uve destinate a vini ad Indicazione Geografica Tipica (IGT); 700 euro per i vini a Denominazione di Origine Controllata (DOC) con resa inferiore o uguale a 130 ql/ha; 600 euro per i DOC con resa maggiore a 130 ql/ha; 900 euro per i DOC con resa inferiore o uguale a 100 ql/ha e, infine, di 800 euro per i DOC con resa superiore.”.
I florovivaisti

Il florovivaismo ha subito un forte contraccolpo dovuto al confinamento, proprio nel periodo dell’anno in cui avviene la fioritura. Oltre a ciò, bisogna considerare i danni collaterali: con circa 80mila matrimoni rimandati e le cerimonie ridotte o cancellate, il settore ha avuto un pesantissimo tracollo.
Secondo il Ministero delle Politiche agricole, la produzione italiana di fiori e piante è stimata in 2,57 miliardi di euro e rappresenta il 4,7% della produzione agricola nazionale a prezzi di base. «Con il Decreto Rilancio – ribadisce il Sottosegretario alle Politiche Agricole Giuseppe L’Abbate – interveniamo con un contributo a fondo perduto a favore dei soggetti esercenti attività d’impresa e di lavoro autonomo e di reddito agrario a cui abbiniamo l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, per il periodo dal 1° gennaio al 30 giugno 2020, a favore delle imprese appartenenti alla filiera florovivaistica. Accanto al sostegno economico – prosegue il Sottosegretario L’Abbate – si aggiunge quello finanziario, con gli strumenti messi in campo da Ismea: dai 350 milioni di euro di garanzie per prestiti bancari alla sospensione delle rate dei mutui sino ai 30 milioni di euro per il prestito cambiario da 30mila euro massimo ad azienda, a tasso zero e con durata di cinque anni, rifinanziato con altri 30 milioni di euro con la conversione del Decreto Rilancio. A ciò si aggiungerà presto l’accesso diretto per le imprese agricole al Fondo di Garanzia gestito da Mediocredito Centrale, che si accinge a divenire operativo una volta conclusosi l’iter amministrativo. Prevista anche una campagna di comunicazione in Italia e all’estero per supportare il rilancio delle produzioni di qualità made in Italy».
In questo settore, l’Italia è seconda solo all’Olanda in Europa. Per cui, la ripresa è fondamentale e necessaria.
La pesca

Trovata invece l’intesa che istituisce il Fondo per le imprese della pesca e acquacoltura, in attuazione dell’art. 78 del DL “Cura Italia”, che prevede uno stanziamento di 20 milioni di euro. “Le risorse – spiega il sottosegretario L’Abbate – avverranno tramite sovvenzioni dirette agli operatori dei settori pesca e acquacoltura, concentrate nelle regioni del Nord-est (51%), nelle Isole (18%) e nelle regioni del Sud (14%), nel Centro Italia (12%) e nel Nord-ovest del Paese (5%). L’accesso è previsto sono alle imprese richiedenti che avranno dato avvio all’attività economica prima del 3 giugno 2020, data da accertarsi, per le imprese di pesca, attraverso l’armamento entro la stessa data di almeno un’imbarcazione da pesca e, per le imprese acquicole, con la verifica dell’attivazione presso il Registro imprese prima dello stesso termine. I contributi spettanti alle imprese di pesca armatrici di imbarcazioni saranno determinati su base proporzionale in funzione del numero di imbarcazioni in armamento ed alla stazza dell’imbarcazione misurata in Grosse Tonnage (GT), mentre per le imprese dell’acquacoltura il contributo è concesso in proporzione al fatturato medio e potrà oscillare dai 5mila per le micro imprese ai 20mila euro per le grandi imprese.
L’attribuzione dei contributi ai beneficiari avverrà in quota fissa e variabile. La quota fissa è determinata in 500 euro per ciascuna impresa ammissibile, la quota variabile è determinata in proporzione ai ricavi medi dell’ultimo triennio 2017-19. Relativamente alla concessione delle sovvenzioni di spettanza delle Regioni e Province Autonome, si resta in attesa di loro rispettivi provvedimenti che individueranno i criteri e le modalità di erogazione delle stesse.
Infine – conclude L’Abbate – essendo la misura oggetto del provvedimento tra quelle previste nel Quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell’economia nell’attuale emergenza del Covid-19, il decreto andrà notificato in Ue per la necessaria approvazione di conformità con gli aiuti di Stato.”.


