Sulle orme dei dinosauri un “viaggio” nella preistoria

fossile di balenottera

Visita guida nel museo del Campus. Tanti i ritrovamenti – anche di milioni di anni fa – nel dipartimento di scienze della terra e geoambientali. Fossili frutto di varie campagne di scavi. Ma alcuni anche casuali 

 

Nel variegato e spesso sconosciuto panorama culturale di Bari bisogna inserire anche il Museo del Dipartimento di Scienze della Terra e Geo Ambientali dell’Università degli studi Aldo Moro di Bari. Un museo con tantissimi reperti, fossili e testimonianze storiche, non molto frequentato da visitatori, visto che il ricco patrimonio storico e archeologico che c’è all’interno, viene utilizzato principalmente come oggetto di studio dagli studenti che frequentato il dipartimento. Tuttavia non mancano visite guidate, e visite da parte degli appassionati, tra cui molti stranieri. Ennesima dimostrazione del boom di presenze di stranieri provenienti da molte nazioni, che in questi ultimi anni hanno preso d’assalto il capoluogo pugliese. E non solo.

resti fossili di dinosauri scoperti durante gli scavi

Tra i ritrovati più interessanti, motivo di vanto e orgoglio per i ricercatori, un dinosauro di almeno una tonnellata di peso originario del Nord America: primo impegno è stato quello di fare ricorso all’aiuto di un paleontologo, lo scienziato che studia la vita preistorica attraverso l’analisi dei fossili, per capire se i resti ritrovati appartenessero proprio a un dinosauro. Ebbene, dopo un accurato lavoro di ricognizione e di studio e dopo aver individuato e ricostruito le parti mancanti dello scheletro, è stato sciolto ogni dubbio: si trattava proprio di un Ceratosaurus, diventato subito uno dei pezzi forti del museo. Ritrovamenti che di solito sono frutto di una accurata ricerca nel corso di una campagna di scavi. Ma ci sono anche ritrovamenti del tutto casuali. Come quello di una balenottera di 12 metri risalente a oltre un milione di anni fa, rinvenuta nel canalone Fesca-San Girolamo nel 1968, da parte di un gruppo di ragazzi mentre giocavano a pallone: è stata chiamata Annalisa ed ora fa bella mostra di sé nel museo. Insomma, un tuffo nel passato e scoperte che diventano motivo di studio e di soddisfazione per i ricercatori. Reperti rari e preziosi.

«Che fosse una balenottera e non una balena – spiega l’esperta guida e ricercatore Dario Stefanelli – è evidente dalla mandibola che è tipicamente dritta. Non è stato possibile stabilire la specie con certezza vista l’incompletezza dello scheletro, ma è molto probabile che si tratti della balenottera boreale, una specie attualmente esistente e che può raggiungere circa 18 m di lunghezza».

Tante storie, interessanti e curiose, di ritrovamenti come ad esempio quella di un piccolo dinosauro venuto alla luce in Campania (Pietraroja), in provincia di Benevento. «È stata ritrovata da un cercatore di fossili dilettante – ha raccontato il ricercatore-guida – che lo ha portato a casa scambiandola per una lucertola, inconsapevole del fatto che invece era tenuto a denunciarne la scoperta. Infatti qualsiasi ritrovamento di questo genere diventa automaticamente patrimonio dello Stato. Il signore in questione ha infatti rischiato una denuncia penale. Ma alla fine, considerata la buonafede di quest’ultimo e il fatto che abbia salvato un fossile così importante dalla distruzione, si è deciso di non procedere penalmente contro di lui». . Emozionanti momenti della visita guidata (più di due ore) cui hanno partecipato numerosi “allievi” di una Università popolare per anziani di Bari. Tutti ovviamente con tanti “anta” addosso.

Ma la “scoperta” altrettanto interessante, e in un certo senso sorprendente, per gran parte dei visitatori, è stato proprio il museo geologico, che molti hanno confessato di non conoscere e di non essere al corrente neppure della sua esistenza. Un museo quindi che forse avrebbe bisogno di essere valorizzato di più, magari con una efficace campagna pubblicitaria, pur essendo un museo “universitario”. Qui troviamo tra l’altro i resti di alcuni mammiferi, molti dei quali in buono stato di conservazione, ma un ampio “panorama” di invertebrati, minerali e una immensa collezione di pietre di tutte le forge e di diversa natura. «Sì, è vero – dice il la guida – il museo non è pubblico e per questa ragione non è molto conosciuto. Tuttavia in questi ultimi anni abbiamo avuto un incremento di visite guidate, soprattutto scolaresche. Ma per un definitivo rilancio occorrono fondi importanti».

pietre di varie epoche

È un museo inoltre che raccoglie anche un ampio panorama di volatili come il primo uccello (Archeopteryx). Il calco esposto viene dal famoso giacimento di Solnhofen (Giurassico Sup Germania). Un famosissimo fossile – stando a ciò che dicono esperti e addetti ai lavori – che rappresenta «un insieme di caratteristiche tra rettili e uccelli». Si ipotizza, si legge nel riquadro illustrativo, che le penne si siano formate inizialmente come modificazione delle squame dei rettili per una funzione di termoregolazione e che, solo successivamente, siano diventate utili per il volo. Tuttavia, come ha spiegato poi la guida, ricorrere al volo è molto dispendioso a livello energetico , infatti alcuni uccelli, come i polli attuali, hanno rinunciato a questo sistema per spostarsi e attualmente hanno perso la capacità di volare Con tutte le conseguenze che ne possono derivare, come ad esempio essere sopraffatti da animali più grandi. Ali anche come libertà e lontananza dai pericoli, ma comunque faticose da utilizzare.

Insomma, tanti racconti, molti dei quali legati alla difficoltà di identificare la natura e l’epoca storica dei fossili ritrovati durante le molteplici campagne di scavo. Un museo in definitiva – come detto – che fa parte del panorama storico-archeologico di Bari ma che tutto sommato rimane racchiuso nel “limbo” dell’Università per ovvie ragioni di studio. Una tesi in parte smontata dal ricercatore Dario Stefanelli (che ha confessato di ispirarsi a Piero Angela). Dice: «Stiamo cercando di incrementare le visite anche se sono già tanti i visitatori, tra cui molti stranieri, che vengono qui. L’unica forma di pubblicità che noi possiamo fare è quella del passaparola tra docenti e studenti. Del resto, come si sa, i fondi per la ricerca sono sempre stanziati col contagocce».

Anche la guida Giovanni Fanelli che ha accompagnato i visitatori prevalentemente sulla strada della conoscenza delle pietre e rocce di tutte le forge e natura, ha dimostrato grande abilità e conoscenza. Ai partecipanti oltre che illustrare le caratteristiche dei tantissimi tipi di pietra, sono stati distribuiti frammenti per saggiarne la consistenza e le caratteristiche. Frammenti di pietre e rocce rare, e per questo preziose, depositate nel loro habitat naturale: il museo. A coronamento di un viaggio nel passato di milioni di anni fa tra le ricchezze che la natura è in grado di offrire.

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