
È ancora molto lunga per arrivare a una sicurezza sul lavoro che possa definirsi tale. I dati dell’Osservatorio Sicurezza sul lavoro e ambiente e dell’ Organizzazione internazionale del lavoro parlano chiaro. Una e forte la richiesta: più formazione, prevenzione e controlli. Ma anche più certezza della pena per chi trasgredisce
“Ennesima inaccettabile strage sul lavoro”. Le parole del presidente della Repubblica Mattarella da New York negli scorsi giorni, dove si trovava in visita, e che commentavano la morte di 5 operai edili per intossicazione a Casteldaccia il 6 maggio mentre eseguivano lavori sulla rete fognaria per conto dell’Amap spa, l’Azienda Municipalizzata Acquedotto Palermo, danno la misura di una situazione, quella delle morti sul lavoro, ormai insostenibile.
“Strage“ perché non si può chiamare diversamente l’ultima di una serie impressionante di sciagure che partono dalla strage ferroviaria di Brandizzo nel Torinese il 30 agosto 2023 dove morirono 5 operai edili, per continuare con quella nel cantiere del Supermercato Esselunga a Firenze (ancora 5 morti) il 16 febbraio 2024 e con l’ultima in ordine di tempo, il 9 aprile scorso, quando sono morti in 7 nello scoppio della turbina della Centrale Enel di Bargi, in provincia di Bologna.
“Ennesima” perché gli infortuni sul lavoro sono quotidiani. L’ultimo il 4 maggio nello zuccherificio di Brindisi. E alla vigilia del Primo Maggio, la Festa del Lavoro viene macchiata dal sangue di due lavoratori, uno ancora in Puglia, l’altro a Pordenone. Ad aprile sono stati 19 i morti sul lavoro, e dall’inizio dell’anno le vittime sono 415.
“Inaccettabile” – ancora una parola pesante come un macigno quella da usata dal nostro Capo dello Stato – perché ormai è evidente che gli ultimi provvedimenti del Governo, a cominciare dallo sblocco delle assunzioni per ispettori del lavoro, del nucleo ispettivo Carabinieri e del personale ispettivo di Inps e Inail, per continuare con l’aumento delle ispezioni, per finire alla “patente a crediti”, funzionano meno dei classici pannicelli caldi.
Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente: più morti rispetto allo stesso periodo 2023
Ma quale è la situazione in Italia? A rispondere sono i dati dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, che ha tracciato il bilancio del primo trimestre 2024. In sintesi, ancora una volta è il settore delle costruzioni quello con più vittime. Aumentano gli infortuni mortali, come mostra anche l’aumento delle denunce di infortunio (mortali e non). La Puglia è tra le regioni maglia nera, insieme a Valle D’Aosta, Trentino-Alto Adige, Calabria, Sardegna e Umbria.
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Il dato su cui però l’Osservatorio pone più attenzione è l’incidenza degli infortuni mortali cioè il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice ( pari a 6,4 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente. Sulla base di questo indice, il team di esperti dell’osservatorio Vega ha stilato una mappa dell’incidenza infortunistica di vari colori da applicare in ogni regione. Si va dal bianco (regioni con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale), al giallo (regioni tra il 75% e il valore medio nazionale di incidenza infortunistica), all’arancione (regioni comprese tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media nazionale) al rosso (regioni che superano il 125% di incidenza infortunistica rispetto alla media nazionale).
I morti sul lavoro, regione per regione, di marzo 2024: Puglia triste primato
A fine marzo 2024 si contano, tra infortuni nel luogo di lavoro e in itinere, 191 vittime, 5 in meno rispetto a fine marzo 2023. Ma se diminuiscono gli infortuni in itinere, aumentano quelli mortali. Sono infatti già 191 le vittime sul lavoro in Italia, il 2% in più rispetto a fine marzo 2023. delle quali 151 in occasione di lavoro (3 in più rispetto a marzo 2023: +2%) e 40 in itinere (8 in meno rispetto a marzo 2023). Alla Lombardia va la maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (28). Seguono: Puglia (15), Emilia-Romagna (14), Campania (12), Lazio e Toscana (11), Piemonte (10), Trentino-Alto Adige e Sicilia (9), Calabria (6), Veneto e Sardegna (5), Liguria (4), Umbria e Friuli-Venezia Giulia (3), Valle d’Aosta, Abruzzo e Marche (2). Basilicata e Molise non registrano vittime nel primo trimestre 2024.
Se si considera il rischio di morte, a finire in zona rossa a marzo 2024 con un’incidenza superiore a +25% rispetto alla media nazionale sono: Valle d’Aosta, Trentino-Alto Adige, Puglia, Calabria, Sardegna e Umbria. In zona arancione: Campania, Emilia-Romagna e Toscana. In zona gialla: Sicilia, Liguria, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Piemonte. In zona bianca: Lazio, Abruzzo, Marche, Veneto, Basilicata e Molise.(QUI sono disponibili i grafici e i dati).
Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro nel mese di marzo sono 37 (tutti nel settore costruzioni) su un totale di 151, con un rischio di morte sul lavoro che risulta essere quasi triplo rispetto agli italiani. L’osservatorio di Mestre traccia anche un identikit delle fasce d’età più a rischio. Sono gli ultrasessantacinquenni ad essere maggiormente a rischio mortalità, seguiti dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni
Il settore delle costruzioni il più colpito dal fenomeno delle morti sul lavoro
Alla fine del primo trimestre del 2024 è ancora il settore delle costruzioni a far rilevare il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: sono 25. Seguito dalle Attività Manifatturiere (19), da Trasporti e Magazzinaggio (13) e dal Commercio (10). La fascia d’età numericamente più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è quella tra i 55 e i 64 anni (54 su un totale di 151).
Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro a marzo 2024 sono 10, mentre 6 hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro. Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 37, mentre sono 13 quelli deceduti a causa di un infortunio in itinere. Il mercoledì risulta essere il giorno più luttuoso della settimana, ovvero quello in cui si sono verificati più infortuni mortali nel primo trimestre dell’anno (21,2%).
Crescono le denunce di infortunio
Le denunce di infortunio totali crescono dello 0,4% rispetto a marzo 2023. Erano, infatti, 144.586 a fine marzo 2023, nel 2024 sono passate a 145.130. Ancora una volta il più elevato numero di denunce totali arriva dalle attività manifatturiere (16.371). seguono: sanità (7.701), costruzioni (7.627), trasporto e magazzinaggio (6.986) e commercio (6.943).

Le denunce di infortunio delle lavoratrici a marzo 2024 sono state 52.915, quelle dei colleghi uomini 92.215. Dalle denunce emerge che la fascia di età più colpita in occasione di lavoro e in itinere è quella che va dai 45 ai 54 anni (il 21,4% del totale). “Sono le incidenze della mortalità a preoccupare. Specie quelle che riguardano gli over 65 e, come accade negli ultimi anni, quelle che raccontano l’emergenza tra i lavoratori stranieri. Per questi ultimi ancora quasi tripla rispetto agli italiani”. Così Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, commenta l’ultima indagine sull’emergenza elaborata dal proprio team di esperti e che vede come sempre proprio nell’incidenza il vero indicatore di rischio per i lavoratori del nostro Paese, poiché valuta il numero di vittime rispetto alla popolazione lavorativa.
Quirico: Un tavolo di lavoro urgente
«Non c’è distinzione tra Nord e Sud Italia, tra aziende private e municipalizzate, tra piccole opere e grandi cantieri: tutta l’Italia è nella stessa tragica situazione di insicurezza su lavoro –aggiunge Massimiliano Quirico, direttore di Sicurezza e Lavoro e le dichiarazioni di sdegno e stupore non fermeranno le morti sul lavoro. Per arginare le morti sul lavoro, non possiamo aspettare la ‘patente a crediti’ che dovrebbe entrare in vigore in autunno, con un meccanismo ancora poco chiaro (in questo caso, i punteggi li perderebbe anche l’azienda municipalizzata?), peraltro limitata al solo settore edile. Auspichiamo un Tavolo di confronto urgente, ma serio, costruttivo e duraturo, con Governo, istituzioni, sindacati e associazioni, con un focus su edilizia, appalti e lavoro precario. Formazione, controlli e certezza della pena devono diventare l’ossessione delle Istituzioni italiane».
Sicurezza sul posto di lavoro è anche attenzione all’ambiente
La stessa attenzione al capitolo formazione che richiedono con forza i Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro della FNO TSRM e PSTRP (Federazione nazionale degli Ordini tecnici sanitari radiologia medica e professioni sanitarie tecniche della riabilitazione e della prevenzione). Da loro l’invito a non sottovalutare un nemico subdolo che però (il caso dei lavoratori colpiti da mesotelioma p0leuriico in seguito a inalazione di fibre di amianto è il più eclatante), cioè nesso tra la salute dei lavoratori e l’impatto del cambiamento climatico. Secondo le stime allarmanti riportate nell’ultimo dossier dell’Organizzazione internazionale del lavoro (ILO), oltre il 70% della forza lavoro mondiale si trova ad affrontare rischi concreti per la salute a causa delle variazioni climatiche. In particolare 1,6 miliardi di lavoratori sono esposti alle radiazioni ultraviolette, conseguenza diretta dell’incremento della temperatura globale. Ogni anno, si contano circa 19 mila decessi legati a malattie della pelle derivanti dall’attività lavorativa, a esclusione dei casi di melanoma. Ma le cifre drammatiche non si esauriscono qui: si stima che altri 1,6 miliardi di lavoratori potrebbero essere esposti all’inquinamento atmosferico nei luoghi di lavoro, con conseguenze tragiche fino a 860 mila decessi all’anno. Anche nel settore agricolo sarebbero più di 800 milioni le lavoratrici e i lavoratori particolarmente esposti a sostanze nocive, come pesticidi e anticrittogamici.
«Siamo professionisti impegnati sia sul fronte della sicurezza sul lavoro che sul fronte della tutela ambientale. Vogliamo sottolineare l’importanza di adottare misure immediate e efficaci per garantire un ambiente di lavoro sicuro e salutare per tutti» ribadisce Maurizio Di Giusto, Presidente della Commissione di albo nazionale dei Tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro della FNO TSRM e PSTRP. Il ruolo dei Tecnici della prevenzione nei contesti di riferimento non è infatti accessorio, ma promuove una cultura della sicurezza sul lavoro, incoraggiando pratiche e comportamenti sicuri e riducendo il rischio di incidenti sul lavoro. Il loro impegno contribuisce a garantire un ambiente di lavoro sicuro, sano, promuovendo un’armonia tra benessere occupazionale e tutela dell’ecosistema, dal momento che collaborano alla gestione sostenibile delle risorse naturali e all’adozione di pratiche che riducono l’impatto ambientale delle attività lavorative. «Come professionisti della salute», conclude Di Giusto, «ci appelliamo alle Istituzioni affinché promuovano una cultura della sicurezza sul lavoro e affrontino le sfide del cambiamento climatico per proteggere la salute e il benessere di tutti i lavoratori».


