Ruvo, il PNRR e le buone pratiche secondo Antonio Mazzone

Antonio Mazzone, assessore a Ruvo di Puglia con deleghe all'Ambiente e ai Lavori Pubblici

Assessore all’Ambiente e ai Lavori Pubblici, Antonio Mazzone sogna una città che sia davvero accessibile per tutti. Intanto mette a frutto i soldi che Ruvo ha ottenuto col PNRR

 

Antonio Mazzone,  50 anni, di professione chimico, è assessore all’ambiente e al territorio del Comune di Ruvo di Puglia con una delega che lui definisce hard, ossia quella ai lavori pubblici, più una serie di deleghe che riguardano la sostenibilità declinata sui vari temi, vale a dire mobilità sostenibile, sostenibilità ambientale, transizione energetica. Da sempre militante e ambientalista, un passato in Rifondazione comunista, quindi in Sinistra Ecologia e Libertà, ora nella lista civica di area “Sinistra ruvese”,  si definisce “figlio politico di Nichi Vendola”. Consigliere comunale dal 2016 al 2021  con delega alla mobilità sostenibile, rieletto nel 2021,  è stato chiamato dal sindaco Pasquale Chieco alla carica di assessore.

Da qualche tempo, ossia dall’avvio del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il famoso (o famigerato a seconda dei casi) PNRR, Ruvo sta vivendo una stagione particolare, che sta portando molti cambiamenti in questa città che conta circa 24mila abitanti, e di cui Mazzone può definirsi tra gli artefici. Ecco cosa ha detto ad Ambient&Ambienti.

“Guardare ai Lavori Pubblici secondo criteri ambientali”

Assessore Mazzone, riuscire ad unire due deleghe come Ambiente e Lavori Pubblici che solitamente vengono tenute separate, come è stato possibile a Ruvo?

Antonio Mazzone: “Mi piacerebbe aumentare ancora di più il concetto della mobilità dolce nella città e provare a costruire davvero una città accessibile per tutti e inclusiva”

Dietro questa scelta c’è anche il lavoro dei gruppi che hanno costruito il programma elettorale negli anni. Già dal 2016, insieme al sindaco Chieco abbiamo costruito l’idea del come governare la città con una forte sensibilità ai temi dell’ambiente, e nel 2021 abbiamo provato a separare il binomio classico lavori pubblici-urbanistica, che era molto impregnato di tecnica ma guardava poco agli aspetti ambientali. Noi abbiamo sempre creduto che guardare ai lavori pubblici secondo criteri ambientali a partire dalla scelta dei materiali, guardando al modo di costruire con un occhio alla sostenibilità potesse essere la strada giusta. Poi, quando il sindaco ci ha dato le deleghe di assessori, le ha calibrate anche rispetto al lavoro di ognuno: io, ad esempio, mi occupo dell’ambiente da sempre e quindi c’è una sensibilità personale che si è incontrata con quella del sindaco. Su questo abbiamo fondato il nostro patto del 2016 quando abbiamo cominciato a ragionare del Pug, attenendoci fermamente al concetto di riduzione del consumo di suolo.

Come rispondono i ruvesi? che sensibilità c’è nella città verso queste tematiche? 

Ruvo è una piccola città, è vero. Però tutti sanno che c’è in un bel gruppo della maggioranza che ha le idee chiare sulle questioni ambientali, un argomento centrale dell’agenda politica che poi chiaramente non influisce soltanto sui lavori pubblici ma entra in ogni comparto della gestione di una città, per cui alla fine chi era perplesso o dissentiva da queste scelte si è adeguato, e devo dire che anche i cittadini sono soddisfatti.

L’uso “virtuoso” dei fondi PNRR

Ruvo ha usufruito di un cospicuo finanziamento di fondi PNRR. Come sono stati spesi questi soldi e con quali risultati?

Abbiamo inizialmente ottenuto 30 milioni di euro e li abbiamo ottenuti su tutti gli interventi cui ci siamo candidati, per giunta con buone posizioni in graduatoria, segno che gli elementi innovativi che avevamo proposto sono stati apprezzati. Devo dire che il sindaco e l’amministrazione sono stati sempre concordi su questa linea, cioè di spingere sulle questioni ambientali, ma devo dire anche che c’è stata e c’è tuttora un forte coinvolgimento  degli uffici tecnici e in generale di tutto l’apparato amministrativo. Tutti si sono messi a disposizione anche oltre le ore di lavoro e se inizialmente, quando proponevo alcune soluzioni  (come la tipologia di rivestimento per un percorso ciclopedonale) erano dubbiosi, ora sono loro stessi a proporre soluzioni innovative.   Insomma, il concetto dell’attenzione all’ambiente nei lavori pubblici è ormai dato per scontato, e sono soddisfazioni per la comunità intera perché un ufficio che comincia a ragionare  autonomamente, anche dopo di noi probabilmente andrà nella stessa strada.

Quindi una interpretazione del PNRR, non solo una applicazione…

Con questo PNRR non c’è stato soltanto un trasferimento di fondi ma c’è proprio una nuova cultura anche delle costruzioni, tanto è vero che le imprese hanno avuto inizialmente delle difficoltà perché hanno dovuto costruire con nuovi criteri. Ma abbiamo anche accompagnato le imprese in questo percorso, perchè avevamo le competenze per farlo.  Mi riferisco all’intervento del PNRR che riguarda le scuole, che prevedeva i concetti di recupero e riuso del materiale; pensiamo a quanto materiale sarebbe andato in discarica in scuole che hanno visto l’abbattimento e la ricostruzione in situ. Ebbene, il 70% di quel materiale noi l’abbiamo riutilizzato per le fondamenta cambiando anche le tecniche di costruzione.  E queste prescrizioni le abbiamo esplicitate sin dalla fase progettuale.

Scuole ecosostenibili e verde urbano

Le scuole che state costruendo sono all’avanguardia per l’uso di energie rinnovabili, è così?

Certo. Ad esempio con l’installazione dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia, il messaggio che passa è che una scuola “fa scuola” anche quando è chiusa perché quell’energia in qualche modo viene utilizzata in estate nell’ambito di comunità o del territorio. Pensiamo anche al recupero dell’acqua piovana che verrà usata come acqua sanitaria.

Il plesso scolastico Giovanni XXIII – interno (foto ufficio stampa comune Ruvo di Puglia)

Poi c’è un sistema di rilevazione della qualità dell’aria cui personalmente mi sono dedicato parecchio e che è in fondo una lezione del covid. Allora si aprivano spesso le finestre perché i livelli di CO2 erano un veicolo di virus di trasmissione del virus e quindi ho pensato che avremmo dovuto fare un passo in avanti. Così, all’epoca, abbiamo dotato tutti gli ambienti chiusi di un sistema che consente di monitorare i  valori dei parametri inquinanti nelle aule. E anche in tutti gli ambienti chiusi delle nuove scuole abbiamo applicato il monitoraggio degli inquinanti dell’aria collegato a sistemi automatici per lo scambio di aria interno e esterno senza quindi tenere aperta la finestra.

Questo sistema permette anche un risparmio di energia perché solo quando si raggiungono i livelli impostati si attiva lo scambio di aria. Sembrerà una sciocchezza ma è intanto un risparmio energetico e una riduzione di rischio rispetto al raffreddamento, poi se vogliamo è anche un modo per educare i ragazzi di quell’età ai concetti scientifici.

State pensando al verde urbano?

Sì, non solo col progetto Green Lane, sempre finanziato con fondi PNRR, ma anche col censimento degli alberi nelle aree comunali. Anche in questo settore la programmazione è fondamentale, perché per mantenere il verde non si può andare sempre dietro all’emergenza, bisogna pianificarlo. Per questo siamo partiti col censimento del verde, che abbiamo completato. Sono venute fuori situazioni critiche, altre su cui lavorare nel tempo, alcune su cui lavorare immediatamente.

Quindi anche una programmazione sugli alberi?

Assolutamente, sul verde c’è totale programmazione di risorse e di intervento.

E con quali risorse?

Siamo stati capaci di impiegare i soldi che erano disponibili, ottimizzato le risorse che avevamo e abbiamo aggiunto anche qualcosa in più.

Mobilità sostenibile a vantaggio di tutti

A che punto siete con la mobilità sostenibile?

Abbiamo realizzato otto chilometri di piste ciclabili, una velostazione, sei biciclette a pedalata assistita utilizzabili da giunta e dipendenti comunali. È stato un primo intervento emblematico, perché “fa strano” vedere il sindaco, gli amministratori e anche alcuni dipendenti come i vigili, girare in città con la bicicletta comprata con i soldi del comune. Però questo permette a chi amministra la città di vedere i reali problemi e quindi di poter costruire una città a misura anche di ciclista urbano perché sei testimone delle difficoltà della strada, dei buchi, della facilità del percorso. Quindi puoi suggerire qualche soluzione. E poi vedere un sindaco o un amministratore che va in bicicletta è un motivo anche che ti consente di imitarlo: diciamo che è una specie di rivoluzione dal basso che passa attraverso i buoni esempi.

Ma a che punto è il piano della mobilità sostenibile?

Una delle piste ciclopedonali realizzate con fondi PNRR (foto Ufficio stampa comune Ruvo di Puglia)

In parte è stato completato. Però quando ci sono dei finanziamenti che ci consentono di individuare degli itinerari ciclabili ci mettiamo all’opera e  facciamo in modo che siano anche pedonali, affinché siano spazi in cui tutti possono camminare. Il PNRR è stata la prova del nove: se, come è successo a Ruvo, si parte dal 2006 e il 2018 si approva in consiglio all’unanimità il piano della mobilità ciclistica e ciclopedonale, si arriva preparati quando arriva il finanziamento.

Accessibilità “dal basso”

Il tema della mobilità sostenibile si lega a quello dell’accessibilità dei luoghi: ci state pensando?

Sì, che è un tema proprio che ci sta molto a cuore. Noi crediamo che la città sia di tutti e debba essere di tutti, di chi ha problemi di deambulazione, come dei bambini che hanno necessità di avere un contesto più sereno dove poter camminare e vivere; degli anziani, dei genitori con i passeggini che girano per una città, dove i marciapiedi molte sono sconnessi o mancano, oppure non permettono di attraversare   la strada agevolmente.

Sui corsi principali di Ruvo abbiamo creato nei marciapiedi, laddove non c’erano, degli scivoli, che consentono, non solo al disabile ma a chiunque, di poter attraversare in sicurezza. E per fare questo mi sono fatto sempre accompagnare nelle scelte da Daniela, una persona disabile.

Il tema dell’accessibilità è fondamentale. Quando noi costruiamo i percorsi ciclopedonali, anche un disabile con la carrozzella deve potersi muovere in serenità; spesso però la gente non se ne rende conto e paragona l’utilità di questi percorsi col vantaggio del parcheggio sotto casa. Su questi temi   si combatte parecchio, però poi la protesta rientra, perché la gente vede la credibilità del concetto che la città è di tutti e che l’accessibilità deve essere garantita a tutti, nei limiti del possibile e delle risorse.

Si può migliorare

C’è qualcosa che l’Assessorato non è ancora riuscito a realizzare?

Mi piacerebbe aumentare ancora di più il concetto della mobilità dolce nella città e provare a costruire davvero, fino in fondo e sempre di più, una città accessibile, che non vuol dire soltanto percorsi ciclabili: vuol dire servizi per l’accessibilità e per la mobilità, anche se c’è un po’ di difficoltà perché le risorse sono sempre un po’ scarse. Il PNRR ci ha aiutato parecchio, sapevamo che era un treno che passava una sola volta  e noi ci siamo fatti trovare alla stazione col borsone pieno di idee, progetti e programmi.

Sono soldi ben spesi?

Assolutamente sì, perché con quei soldi abbiamo realizzato interventi che ricadono a cascata sui più giovani, sulle famiglie e sui diversabili. E con i lavori pubblici si può sostenere questa idea di politica. Anche nelle città di piccole o medie dimensioni, si può fare.

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