Risorse idriche pugliesi al collasso

foto archivio

Non piove da molti mesi, la situazione delle risorse idriche, ormai ridotte, sta creando notevoli problemi al territorio, coltivazioni in primis. La Regione Puglia è a rischio di chiedere lo stato di calamità naturale, così come altre regioni del Sud Italia hanno chiesto.

 

È stato attivato il tavolo regionale permanente per l’emergenza irrigua in Puglia, stretta nella morsa della siccità grave ed emergenziale. I primi passi sono stati quelli, in provincia di Taranto, di aprire la traversa per far arrivare acqua dal Tara, installare una pompa da 300 litri al secondo per emulgere acqua dal Bradano ed è stato armato il pozzo 4.

Interventi emergenziali che però non risolvono il problema della mancanza di acqua, con accordi con la Basilicata che andrebbero radicalmente rivisti, ma anche in provincia di Bari” fa sapere in una nota Coldiretti Puglia “persistono disservizi nei comuni di Noci sui pozzi “Lamadacqua”, “Madonna della Scala”, “Scarciulli” e “San Giacomo” e Putignano, dove per vari fattori tra cui la carenza del personale, l’apertura dei pozzi è limitata a giorni alterni per sola mezza giornata (ore 7:00 – 14:00), tempistica del tutto insufficiente“.

La Puglia si trova a fronteggiare una grandissima emergenza idrica, al confine con la richiesta di calamità naturale già chiesta nel Materano e per la provincia di Potenza, in Sicilia e Calabria.

In una situazione simile di siccità gli invasi dovrebbero essere quei sistemi che permettono di fronteggiare l’emergenza.

Esistono sul territorio italiano, da diversi anni, gli invasi, sistemi artificiali telonati per lo stoccaggio delle acque, con diverse dimensioni, delle possibili soluzioni alla siccità nel pieno rispetto del territorio e dell’ambiente. Vanno da una capienza di poche migliaia di metri cubi di acqua, a diversi milioni di metri cubi, a seconda delle finalità, sono gestiti da Consorzi di Bonifica ed Enti di irrigazione, servono anche ad altri usi ma, il principale, rimane quello irriguo. Ad oggi in Puglia esistono tre Consorzi di Bonifica che gestiscono gli invasi o le riserve di acqua:

  • Consorzio di Bonifica Centro Sud Puglia, che assume le funzioni dei Consorzi di Bonifica soppressi perché commissariati: Consorzio Speciale per la Bonifica di Arneo, Consorzio di Bonifica Ugento e Li Foggi, Consorzio di Bonifica Stornara e Tara, Consorzio di Bonifica terre d’Apulia rispettivamente per le province di Bari, Taranto, Nardò e Ugento. Un “riordino” fatto di quattro importanti consorzi di bonifica pugliesi che continuamente dialogano con gli agricoltori e sono preposti alla difesa del suolo, risanamento delle acque, gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, nonché di tutelare degli assetti ambientali ad essi connessi. “I dati rilevati questa questa mattina portano un volume netto pari a 28.088,00 mc nella diga del Locone con un livello di invaso 168,80, situazione critica sotto di circa 6 metri del livello massimo autorizzabile” fa sapere la Dott.ssa Marta Barile, direttrice dell’Area Tecnica del Consorzio.
  • diga di Marana Capacciotti

    Consorzio di Bonifica della Capitanata (unico consorzio a mettere visibili sul sito i dati aggiornati della situazione acqua delle dighe) dove la situazione è veramente molto critica: l’Invaso e diga di Occhito sul Fortore che avrebbe una Capacità totale (mc) > 333 milioni e una Capacità utilizzabile (mc) > 250 milioni,  ad oggi ha una disponibilità idrica (mc): 80.707.080 (era di mc 201.158.200 nel 2023). L’Invaso e diga di Marana Capacciotti con una capacità totale (mc) > 48 milioni e una capacità utilizzabile (mc) > 48 milioni, ha ora una disponibilità idrica di mc 12.252.600 mentre nel 2023 era di mc. 40.570.900. L’Invaso e diga di Capaccio sul Celone con una Capacità totale (mc) > 25,82 milioni e una capacità utilizzabile (mc) > 16,80 milioni, ha una disponibilità idrica è di mc: 2.459.500 mentre nel 2023 era di mc. 9.157.000. Per finire l’Invaso e diga di San Pietro sull’Osento: Capacità totale (mc) > – 17,1 milioni e una capacità utilizzabile (mc) > 17,1 milioni. Ora la disponibilità idrica (mc): 1.200.000 e nel 2023 era di mc. 11.410.000. Dai dati appare chiaro che, rispetto allo scorso anno, si sono persi circa mc 167.000 di acqua.

  • Consorzio di Bonifica Montana del Gargano “non possiede nessun invaso ma una cronica necessità di acqua”, come lo stesso Vice Presidente del Consorzio, Michele Tabacco, afferma.

Cresce la paura dei rubinetti asciutti e, dopo l’agricoltura e l’ambiente, la crisi climatica potrebbe pregiudicare il futuro del turismo estivo.

Piaccia o meno, ma gli eventi dimostrano che ormai anche il futuro del turismo estivo è a rischio, schiacciato fra temperature spesso insopportabili e la crescente insofferenza di residenti, che si sentono minacciati anche nella disponibilità di un bene primario quale l’acqua; ciò, che è accaduto nell’iberica Catalogna, dove gli abitanti hanno già attuato azioni dimostrative e manifestazioni, è solo la punta di un malessere diffuso: quando la coperta è troppo corta, emergono prevedibili egoismi“. A dirlo è Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI (Associazione Nazionale Consorzi Gestione e Tutela del Territorio e Acque Irrigue), di fronte al quadro disegnato dal report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.

la suddivisione dell’Italia per crisi idrica

I dati dicono che, nel caso non ce ne fossimo accorti, l’Italia Meridionale, a cominciare dalla Sicilia, è sfiancata dalla mancanza di pioggia e dal caldo torrido, assistendo impotente al prosciugamento delle residue riserve idriche che, a meno di un’inversione drastica della tendenza meteorologica, non saranno sufficienti nemmeno a soddisfare i bisogni primari della popolazione locale.

Inoltre visto quanto accaduto nello scorso triennio, c’è la prospettiva che il manifestarsi del clima autunnale avvenga in ritardo con prolungamento della stagione calda e secca fino ad Ottobre inoltrato. “Il nostro Paese” conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI “è spaccato in due dal clima, tra rischio alluvionale al Nord e regioni drammaticamente assetate nel Centro-Sud; è una situazione, conseguenza dell’estremizzazione degli eventi atmosferici, cui bisogna rispondere con politiche di adattamento, aumentando la resilienza dei territori. In questo, un aiuto importante deve arrivare dall’innovazione: mercoledì prossimo, a Roma, presenteremo alcune sperimentazioni in atto con il mondo universitario e diventate casi di studio europei. E’ un nostro contributo alla cultura scientifica per la ricerca di una nuova normalità idrica, evitando di vivere in emergenza continua“.

Una guerra tra poveri, mentre si continua a non investire risorse che potrebbero aiutare ad arginare le perdite di acqua e, di conseguenza, le risorse idriche.

Ultima è la situazione segnalata dalla Community Valore Acqua per l’Italia di The European House – Ambrosetti (Teha). Una situazione che fotografa come la siccità italiana ha raggiunto livelli preoccupanti tanto che è stata registrata una perdita del 51,5% delle risorse idriche rinnovabili in un anno rispetto alla media storica dal 1950. Dalle rilevazioni emerge che l’Italia si colloca come quarto Paese dell’Unione europea per stress idrico, con un indice di 3,3 su 5. Solo Belgio (4,4), Grecia (4,3) e Spagna (3,9) presentano valori peggiori. In particolare, sono dodici le regioni ad alto stress idrico: Basilicata, Calabria, Sicilia, Puglia sono le più esposte in assoluto, seguite nell’ordine da Campania, Lazio, Marche e Umbria, Toscana, Molise, Sardegna e Abruzzo. “Gli esperti – riporta la Community Valore Acqua – stimano che entro il 2030 lo stress idrico si intensificherà ulteriormente in alcune regioni italiane, con un incremento dell’8,7% in Liguria, del 6,1% in Friuli-Venezia Giulia e del 5,7% nelle Marche“.

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