Proposta: mascherine pugliesi per tutti i pugliesi?

La Regione le produce ma vengono acquistate dalla Cina. Denuncia del consigliere regionale Zullo e risposta del capo regionale della Protezione civile Lerario. Ma il problema è la politica

È proprio così. Si sa da tempo che la Regione Puglia produce le mascherine autonomamente, le testa e le può certificare, ma vengono acquistate ancora dalla Cina. A sostenere questa testi è il consigliere regionale, presidente del Gruppo FDI, Ignazio Zullo: «in sette mesi la Regione Puglia ha prodotto cinque milioni di mascherine ‘made in Regione Puglia’. Ma poi ci sono quelle ‘made in Cina’ che la Regione ha comprato. Il 5 settembre scorso sono stati scaricate quasi 60 tonnellate di DPI e il 7 aprile altre 50 tonnellate. Senza contare che altre vengono fornite alla Regione dalla Protezione civile nazionale».

Il capo della Protezione civile regionale Antonio Lerario all’arrivo di DPI dalla Cina lo scorso anno

Questa tesi ha spinto Zullo a richiedere un’audizione in I Commissione Bilancio dove a rispondere alle domande è stato invitato il capo della Protezione civile regionale Antonio Lerario. «La fabbrica regionale di dispositivi di protezione individuale – spiega L’erario – non ha mai smesso di produrre dall’agosto dello scorso anno, ha una funzione strategica che esula da ogni concetto commerciale e si inserisce in un quadro molto più ampio messo a punto dalla Protezione civile regionale all’indomani della dichiarazione dello stato di emergenza, quando reperire una mascherina era impresa al limite dell’impossibile».

La fabbrica di mascherine è stata realizzata in un vecchio capannone di proprietà delle Regione a Modugno, l’ex Ciapi, con un finanziamento europeo di 4,5 milioni di euro, riconvertito per Covid 19.

Dopo la bonifica dall’amianto e la ristrutturazione, sono state avviate 4 linee per produrre mascherine, operative dalla scorsa estate, e un’area dedicata al testing.

«Le mascherine “made in Regione Puglia”, sono bollinate dagli enti certificatori più qualificati, non sono immesse in commercio – continua Lerario – ma vanno a rimpinguare quotidianamente il contingente di materiale strategico destinato ad ospedali, istituzioni pubbliche, enti ed amministrazioni comunali, una quantità di materiale alimentata dalla Protezione civile che rifornisce i tre depositi regionali con rimesse quotidiane programmate. Oggi è attiva un’unica linea perché le condizioni di mercato non ritengono necessario ricorrere ad una produzione più intensa, ma l’accensione dei macchinari in caso di emergenza può avvenire in pochi minuti. Si producono mascherine sufficienti a rimpolpare la scorta minima che conta su 500 mila mascherine chirurgiche, 100 mila pediatriche e 800 mila Ffp2. Dalle linee di produzione ad oggi sono usciti 3 milioni di pezzi in tessuto chirurgico, 1,5 Ffp2 e 100 mila pediatriche (la più recente tra le produzioni). Del materiale prodotto, i 2/3 sono stati devoluti a medici di base, amministrazioni comunali, enti, forze dell’ordine, istituti scolastici, comunità e mondo associazionistico. Mandata avanti da 8 tecnici manutentori altamente specializzati messi a disposizione da una azienda meccatronica – conclude Lerario – la fabbrica di DPI della Protezione civile può produrre anche mascherine Ffp3, con e senza valvola, tutte certificate, anche con il marchio CE e testate nel centro aziendale».

Al termine dell’audizione, i consiglieri hanno chiesto di mettere a disposizione gratuitamente ai pugliesi le mascherine prodotte dalla Regione, nella speranza di frenare i contagi.

Tutto molto bello, ma è evidente che si tratta di politica. Tale proposta dovrebbe passare dal Consiglio regionale che dovrebbe deliberare a riguardo; poi, sulla decisione dovrebbe intervenire anche il Ministero della Salute e la Protezione civile nazionale perché si tratterebbe di “causa forza maggiore” e interesse nazionale. Intanto, le aziende che hanno riconvertito le linee produttive hanno i magazzini pieni di DPI richiesti dalla Protezione civile, che non possono essere venduti ma non sono stati ritirati. Servono per le istituzioni, molte da tempo in smart working, Forze dell’Ordine e personale sanitario. Però continuano gli acquisti cinesi. Qui prodest? La risposta è scontata.

Nel frattempo, dobbiamo elemosinare il vaccino anti Covid, che non c’è per tutti, ma che dovrebbe essere obbligatorio per tutti, però è una libera scelta. Ma è davvero così difficile fare gli interessi dei cittadini? C’è da lavorare molto.

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