
Pagati più del prezzo medio di mercato, erano importati dalla Cina senza certificazioni valide. In un anno 5 denunciati, mentre in valore della merce supera i 6 milioni di euro
I DPI sono un business. È evidente, ormai lo sappiamo benissimo tutti quanti. Durante la pandemia, la Guardia di Finanza in tutta Italia ha sequestrato svariate quantità di DPI non conformi, ma spacciate per certificate.
Nonostante le aziende italiane abbiano convertito le linee produttive per realizzare mascherine, guanti e gel igienizzante, l’Italia ha continuato ad acquistare i dispositivi di protezione individuale dalla Cina. Perché? Nessuno sa dare una risposta concreta a questo quesito. Molte aziende certificate e autorizzate dal Ministero a produrre DPI avrebbero più volte espresso la necessità di svincolare la produzione, vincolata dalla Protezione civile perché destinata agli enti istituzionali, forze di polizia e operatori medico-sanitari, per poter liberare i magazzini dai DPI non ritirati, così da immettere i prodotti italiani nel mercato interno.
Un caso emblematico è quello della Regione Puglia che ha aperto un centro di produzione di mascherine certificate, destinate alle istituzioni, che ha ridotto la produzione perché la richiesta è diminuita, ma allo stesso tempo le ha importate dalla Cina.
I comuni cittadini, invece, devono acquistare i DPI certificati, di solito realizzati in Cina e importati in Italia. Ecco perché le importazioni continuano.
In questo contesto, la Guardia di Finanza di La Spezia, insieme ai funzionari della Dogana, in un anno ha sequestrato oltre 12.650.000 Dispositivi Medici e Dispositivi di Protezione Individuale, tra mascherine chirurgiche, mascherine FFP2, gel e guanti monouso, pronti ad essere immessi nel mercato italiano o destinati ad istituti sanitari pubblici. Tutti rigorosamente non conformi alla legge.
Il materiale scoperto al porto ha permesso di eseguire anche perquisizioni nelle sedi aziendali delle società importatrici, in provincia di La Spezia e Firenze, nelle sedi di un corriere espresso di Pisa e Carrara e presso istituti ospedalieri di Parma e La Spezia. Le forniture erano commissionate da Enti Pubblici che le pagavano ben al di sopra dei valori medi di mercato.
Al termine delle indagini, cinque importatori, un cinese e quattro italiani, sono stati denunciati a vario titolo, per contrabbando aggravato, delitti contro l’economia e frode nelle pubbliche forniture, in quanto legali rappresentanti di società nelle province di La Spezia, Firenze, Bergamo e Roma.
Durante la prima ondata pandemica, i finanzieri hanno requisito e assegnato alla Protezione Civile della Liguria 130.000 flaconi di gel igienizzante, per un totale di 15.600 litri, intercettati in un container in esportazione diretto negli Stati Uniti d’America.
L’ennesima situazione paradossale italiana, dove il Paese realizza prodotti importanti per le necessità interne ma invece li compra o li vende all’estero, facendo lucrare, il più delle volte, in maniera spudorata gli importatori e gli esportatori. Un sistema che va spezzato e denunciato.


