Un caro estinto a misura d’ambiente. Che torna alla terra senza inquinare. Sì, a molti non piace l’argomento, ma questo è. Il nostro corpo attraversa la vita, suo malgrado inquinando. Una volta trapassato, potrebbe e dovrebbe non farlo più, tornando con passo leggero agli elementi da cui proviene senza lasciar traccia di sé. “Ricordati uomo, che polvere sei e polvere ritornerai”, è scritto anche nella Genesi. E invece? Invece ricerchiamo un’illusoria eternità materiale, rabbrividiamo al solo pensiero della decomposizione.
Il Regolamento di Polizia Mortuariaspiega la questione della “impermeabilità del feretro (legno massiccio e lastra di zinco o piombo quando richiesta)” in termini di norme igieniche (nella foto di Repubblica.it, il cimitero di Palermo)È per questo che blindiamo i nostri cari estinti in casseforti di zinco? Per preservarli? Il Regolamento di Polizia Mortuaria, emanato dal Ministero della Salute, spiega la questione della “impermeabilità del feretro (legno massiccio e lastra di zinco o piombo quando richiesta)” in termini di norme igieniche. Sono possibili altre soluzioni? Certo, dicono dal mensile Terra Nuova i promulgatori dell’appello lanciato online su Change.org che chiedono in materia un intervento del legislatore con la campagna “Leggeri fino in fondo”.
Il mensile “Terra nuova” ha lanciato una campagna per promuovere, tra le varie cose, procedure di semplificazione per l’autorizzazione di bare realizzate con materiali ecologici, biocompatibili e degradabiliSi rivolgono così, tanto al Ministero della Salute quanto alle Assemblee legislative Regionali, affinché questi “si attivino per promuovere procedure di semplificazione per l’autorizzazione di bare realizzate con materiali ecologici, biocompatibili e degradabili e per individuare la possibilità di autorizzare sepolture naturali a terra in aree verdi predisposte, dove possano trovare spazio sia ceneri in urne biodegradabili, sia salme in imballi ecologici.” E che oltre a questo si impegnino nell’ottimizzazione di tutti gli impianti di filtraggio dei forni e della gestione dei residui della cremazione, nonché in campagne di sensibilizzazione sull’impatto ambientale delle esequie.
I “Green burial sites” dalla Gran Bretagna si stanno diffondendo anche in altre parti del mondo: qui siamo in CinaSempre da Terra Nuova ricordano infatti che in Italia muoiono ogni anno all’incirca seicentomila persone, i cui feretri sono destinati alla tumulazione nel loculo con la cassa, la sepoltura a terra con la cassa, la cremazione (con le ceneri: in urna sigillata dentro una nicchia cineraria; disperse in natura; affidate ai familiari). La morte – concludono da Terra Nuova – può essere oggetto di “una scelta di vita”.
Così in questo giro d’affari – che in Italia è stimato sui 3 mld di euro – si affacciano proposte alternative, come: le bare in cartone (si dice introdotte dal Giappone anche in Italia da un’impresa funebre di Venezia); quelle completamente biodegradabili realizzate con materiale bio-polimerico (il cui primato pare sia di un produttore osimano); quelle in legno grezzo con pellicola ecologica (brevettata da una ditta bresciana) o con rivestimenti in plastica di mais (di un’azienda piemontese); mentre quelle in lana restano appannaggio della Gran Bretagna. Nazione dove per altro sono da mettere in evidenza i Green Burial Sites, ossia parchi e giardini, alberi sotto la cui ombra riposare in eterno. Nel più naturale dei cicli, quello della vita.


