Mappatura delle caserme della Guardia di Finanza a rischio amianto

   L’Osservatorio nazionale Amianto invita chiunque abbia informazioni sulla presenza di amianto nelle caserme, negli aeroporti civili e militari, nei porti e nei poli petrolchimici militari della Guardia di Finanza e di vittime tra i finanzieri per via dell’amianto, a contattare il Coordinamento ONA Guardia di Finanza al seguente e-mail: ona.gdf@gmail.com oppure al numero di cell. 3495293847. Grazie all’attività di sensibilizzazione sul rischio morbigeno per esposizione all’amianto attuata dal Comitato Esposti e vittime amianto dei militari appartenenti alla Guardia di Finanza ONA Onlus, l’ONA sta realizzando la mappatura dei siti e delle caserme del Corpo, su tutto il territorio nazionale. Un dossier curato dai coordinatori del settore Guardia di Finanza dell’ONA, Antonio Dal Cin e Alessandro Portelli assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni sarà consegnato al Procuratore Raffaele Guariniello presso la Procura della Repubblica di Torino. Il presidente dell’Osservatorio Nazionale sull’Amianto, avvocato Ezio Bonanni, esprime stima e apprezzamento nei confronti del Procuratore della Repubblica Raffaele Guariniello per l’incessante impegno per rendere giustizia alle vittime dell’amianto, che ha esteso anche al settore della Guardia di Finanza.

Intanto ieri, giovedì 7 marzo, hanno deposto, davanti al giudice Simone Orazio del tribunale di Taranto, i primi testi che il PM Raffaele Graziano ha chiamato a testimoniare nel processo per le 45 morti causate dall’amianto e da altre sostanze cancerogene all’ILVA. I reati ipotizzati sono omicidio colposo, disastro colposo e mancata adozione delle misure di sicurezza. Al processo si sono costituite parti civili, tra gli altri, le associazioni “Contramianto e altri rischi onlus”, assistita dall’avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto, assistita dall’avv. Cataldo Fornari, per affermare i diritti degli esposti all’amianto e chiedere giustizia per le vittime e i loro famigliari.Dalle testimonianze in aula sono emersi i primi dati sulla situazione epidemiologica legata alla mortalità da patologie asbesto-correlate che, come riferito dalla Dott.ssa Bisceglia dell’ARPA Puglia, indicano una mortalità superiore del 250% rispetto ai dati medi regionali indicati in uno studio legato a lavoratori del siderurgico tarantino assunti nel periodo 1974 – 1997. Una situazione che potrebbe trovare nuove conferme anche nel recente rapporto “Ambiente e salute a Taranto”, aggiornamento dello Studio “Sentieri” che è stato ammesso come prova nel processo in corso. I periodi per i quali sono ipotizzati i reati di omicidio colposo, disastro colposo e mancata adozione delle misure di sicurezza e igiene del lavoro abbracciano un arco temporale che interessa l’azienda sia quando era l’industria di Stato Italsider, sia dopo il successivo passaggio privato all’ILVA. Intanto dai racconti in aula degli operai si ipotizza sia il largo uso di amianto, all’interno della fabbrica, sia la mancanza di informazione del rischio amianto da parte di chi aveva l’obbligo di tutela del personale, almeno sino all’emanazione della legge sull’amianto. Sono 29 i responsabili del siderurgico chiamati sul banco degli imputati a rispondere per le possibili morti causate dall’esposizione all’amianto. Fissata intanto la prossima udienza che si terrà il 4 aprile, per ascoltare altri testi.

 

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