
I dati lo sottolineano ormai da mesi, il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello globale da quando ci sono le rilevazioni scientifiche (quindi dal 1850), nonché il primo anno in cui la temperatura media globale ha superato di 1,5 °C il livello preindustriale, arrivando a toccare gli 1,6 °C.
L’ennesimo triste primato, dopo il record del 2023, che, di certo, non offre uno scenario roseo alle prossime generazioni. Tirando le prime somme, è il decimo anno consecutivo che si registrano temperature globali sempre più alte. A darne conferma è il servizio per il cambiamento climatico di Copernicus, il programma di collaborazione scientifica europeo, che già aveva confermato l’estate scorsa come la più calda di sempre. Dati non univoci, confermati anche dalle agenzie britanniche e giapponesi. Gli scienziati hanno monitorato i principali indicatori climatici e documentato record di temperatura giornalieri, mensili e annuali senza precedenti per il 2024. Le cause sono note da tempo. In primis l’impronta sempre più grande e ingombrante dell’uomo, a causa dell’aumento del rilascio in atmosfera di gas serra, in particolar modo dell’anidride carbonica. Tra le altre, invece, c’è stato il fenomeno meteorologico dl Niño che, iniziato nel 2023, ha contribuito quest’anno ad innalzare le temperature del mare in buona parte dei continenti.
“L’umanità è responsabile del proprio destino, ma il modo in cui rispondiamo alla sfida climatica deve basarsi sull’evidenza – ha dichiarato Carlo Buontempo, direttore del Copernicus Climate Change Service ECMWF – Il futuro è nelle nostre mani: un’azione rapida e decisa può ancora modificare la traiettoria del nostro clima”.

La temperatura media, a livello globale, dell’anno appena concluso è stata di 15,10 °C, un valore che supera di 0,72 °C la media del periodo 1991-2020 e di 0,12 °C quella del 2023, 1,60 °C rispetto ai livelli preindustriali, tra il 1850 e il 1900. Andando nello specifico, sono stati proprio i mesi da gennaio a giugno a rivelarsi i più caldi rispetto agli stessi degli anni precedenti. Il 22 luglio, invece, si è raggiunto il nuovo record di temperatura media globale giornaliera (17,16 °C). A livello europeo, le stagioni con le temperature più calde mai registrate sono state la primavera e l’estate. Un anno che è stato il più caldo per tutte le regioni continentali e per buona parte delle superfici oceaniche. A proposito di queste ultime la temperatura marina media annuale ha raggiunto un massimo storico di 20,87 °C, mezzo grado al di sopra della media 1991-2020.
Un altro dato fondamentale è quello del vapore acqueo nell’atmosfera, che nel 2024, è stato 5% al di sopra della media 1991-2020, secondo l’ECMWF. Un dato che, unito alle temperature sempre più elevate, ha contribuito ad aumentare i livelli di stress da caldo e l’incidenza di fenomeni estremi (piogge alluvionali e cicloni), sempre più presenti nelle nostre vite. Dall’altra parte non sono mancati i lunghi periodi di siccità, che in determinate regioni del mondo (in primis Bolivia e Venezuela, ma poi anche Canada) sono stati alla base di devastanti incendi boschivi. Il caso attuale della contea di Los Angeles, in California, assediata dagli incendi è emblematico in tal senso. Il territorio era stato colpito, meno di un anno fa, da piogge torrenziali che si protrassero da dicembre fino a febbraio dello scorso anno. Adesso, complice il forte vento fino a 161 km/h e condizioni atmosferiche più secche le fiamme hanno trovato terreno fertile per propagarsi arrivando a distruggere in fretta i boschi, rigogliosi a causa delle forti precipitazioni.
L’aumento delle temperature, a livello mondiale, sta producendo effetti negativi sulla salute umana e sugli ecosistemi. Lo ribadiscono gli esperti della SIMA (Società Italiana di Medicina Ambientale), commentando i dati diffusi da Copernicus. Il rischio sempre più alto di malattie trasmesse tramite acqua, cibo, insetti e parassiti da una parte e l’alterazione degli ecosistemi con le conseguenze sul piano alimentare dall’altra. “Il surriscaldamento globale altera l’equilibrio di tutti gli ecosistemi minacciando gli elementi essenziali della vita umana – spiega SIMA – creando le condizioni ideali per la trasmissione di molteplici agenti patogeni. Sul fronte alimentare, le temperature più alte danneggiano le coltivazioni, provocando un taglio alle produzioni di materie prime indispensabili e un fortissimo aumento dei prezzi al dettaglio”.

Gli aumenti delle temperature, così come i fenomeni meteorologici estremi stanno diventando la nuova normalità, ma non per questo dobbiamo mollare la presa per cercare di virare – per quel che è possibile – la direzione. “Siamo all’allerta rossa, nel 2025 abbiamo bisogno di un aumento record della produzione di energia rinnovabile, di accelerare il ripristino degli ecosistemi e di aumentare seriamente i finanziamenti per il clima e la natura – ha dichiarato Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – solo un cambiamento sistematico nell’economia potrà evitare che le temperature vadano fuori controllo”.


