I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico (NOE), su segnalazione di operai dell’ILVA, a Taranto e dopo alcune verifiche, hanno scoperto olii, catrami e altri materiali inquinanti proprio laddove, in base ai dettami dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), dovrà sorgere il nuovo impianto di aspirazione dell’acciaieria 1.
Secondo quanto emerso, nell’area calda un forte odore di idrocarburi testimonia la presenza di esalazioni probabilmente pericolose per la salute. Stratificati nel sottosuolo, anche a profondità di diversi metri, ci sono materiali catramosi con una consistente presenza di olii che fa pensare a uno stoccaggio massivo di sostanze nell’area prima dell’apertura del cantiere. La procura ha aperto un fascicolo nel quale sono già iscritti i nomi di alcuni indagati: due dirigenti del siderurgico e cinque dipendenti della ditta Semat, una delle aziende che si sta occupando degli appalti legati alle prescrizioni dell’AIA.
Sulla vicenda il M5S ha presentato un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministro dell’ambiente Galletti. «Siamo tristemente alle solite. Più si scava, più emergono gli orrori dell’ILVA – dichiarano i parlamentari Diego De Lorenzis e Cosimo Petraroli (M5S) -. Anche in luoghi dove non dovrebbero esserci sostanze inquinanti, si scoprono vere e proprie discariche di materiali tossici. Alcune domande nascono spontanee: se, dove non avrebbero dovuto esserci questi materiali inquinanti, si scoprono invece discariche illegali stratificate nel sottosuolo, che tipo di caratterizzazione è stata fatta dall’ILVA e dagli enti preposti?
Chi doveva controllare e non lo ha fatto? Attendiamo gli esisti delle analisi – continuano i 5 Stelle – ma se dovesse essere confermata una massiccia presenza da inquinanti nel terreno, si dovrebbe procedere immediatamente alla bonifica e non procedere nel luogo con i lavori della famigerata e ovviamente inutile AIA».
Il problema rimane, quindi, l’attendibilità delle informazioni in possesso del ministero e degli enti competenti «che, evidentemente, sono carenti e incomplete. Con questa premessa paradossale – concludono i pentastellati – prima di procedere con i lavori per l’attuazione dell’AIA, sarebbe opportuno, come ripetiamo da oltre un anno, che prima si chiudano le fonti inquinanti, poi si bonifichi».


