Il MAT (Museo dell’Alto Tavoliere) di San Severo in provincia di Foggia, rappresenta un esempio raro di attenzione alla storia e alle origini di un territorio antichissimo. I segni fortissimi di tale etnia sono percepibili dalle ceramiche geometriche Daune che indicano una cultura e attestano una vita nei luoghi che, attraverso 2800 anni circa, si è conservata in modo eccezionale ed oggi è visibile, ad occhio nudo, nelle teche del Museo.
L’eccezionalità dei reperti archeologici conservati e mostrati deriva dalla qualità delle ceramiche ritrovate nell’intera pianura dei territori di San Severo in località Santa Monica, Motta del Lupo, Torrione del Casone e Stellatela-Venolo, dove “l’acqua”, elemento raro e prezioso in Puglia, ha avuto un ruolo determinante per la formazione e creazione delle forme delle ceramiche. La testimonianza è data dai rinvenimenti di boccali di forma ovoide, privi di orlo con decori e piccole protuberanze. Dalle forme e dalle decorazioni si leggono i segni testimoniali delle influenze culturali ma soprattutto dei rapporti umani e commerciali del territorio Dauno con la Campania nel versante tirrenico e soprattutto con l’Etruria Campana.
Gli esemplari degli Olpai, degli Oinochoai e della Olla Biansata con decorazioni geometriche monocrome sono significative per l’indicazione della vocazione naturale ed agricola dell’Alto Tavoliere, per tramite dei rari esempi di ceramica geometrica protodaunia, nonché per il rinvenimento nel territorio di scorie di fusione in località Serpente che ci fa immaginare che ci sia stata anche una fabbrica locale per la lavorazione del bronzo oltrechè della sottile terracotta dipinta, a cui si è aggiunta il ritrovamento di un bacile di bronzo e di uno stigile, segni di un corredo femminile importante.
A supporto di questi rari oggetti in terracotta vi sono stele incise di pietra locale: interessantissimi documenti di scultura antropomorfa della Daunia nell’Alto Tavoliere. Le stele ritrovate nel territorio di San Severo si aggiungono per importanza storica a quelle ritrovate ad Arpi, Ordona (Herdoniae), San Paolo Civitate (Tiati), Ascoli Satriano, Canosa e a Leonessa di Melfi. Su di esse sono rappresentate per tramite della tecnica dell’incisione su pietra locale, dettagli di una figura con una ricca veste ricamata e adornata da oggetti di corredo. La ricchezza dell’ornato della veste inciso a riquadri ricamati a motivi geometrici, gli oggetti di ornamento personale e il ritrovamento di armi indicano la presenza di classi sociali elevate che, per tramite della stele desideravano perpetuare il proprio ruolo sociale nel tempo, configurando così la scultura antropomorfa della Daunia tra il VII e il VI secolo a.C.
Attraverso i numerosi materiali esposti al MAT si possono leggere i vari aspetti della civiltà Dauna legata non solo al territorio ma anche alle fonti di approvvigionamento idrico e al significato ideologico della stele in una cultura compresa tra quella Magno-Greca e quella Etrusco-Campana ricostruendo così la trama dei rapporti commerciali, sociali e culturali della Daunia settentrionale, un territorio che ha avuto un importantissimo ruolo storico tra il Sannio e la Macedonia dagli inizi dell’Impero Romano.
Bibliografia Essenziale:
Elena Antonacci, Trame di storia – Un racconto al museo, Claudio Grenzi Editore, Foggia, 2009.


