La rivista Nature ha recentemente pubblicato uno studio condotto sugli Ibis eremita. Una squadra di scienziati ha guidato una migrazione di questi uccelli, da Salisburgo a Firenze. L’attività scientifica rientra nel progetto Waldrappteam.
La migrazione guidata ha permesso l’osservazione di un fenomeno, noto a tutti come volo in formazione a V. Secondo una teoria, accreditata da un modello matematico, questa particolare formazione permette agli ibis di sfruttare le regioni di upwash (deviazione dell’aria verso l’alto) che si generano dal movimento delle ali del uccello che li precede.
Grazie all’utilizzo di una nuova tecnologia, la squadra ha potuto monitorare 14 Ibis eremita durante il volo in formazione registrando posizione, velocità, capofila ed ogni singolo battito d’ali per un periodo di oltre 43 minuti consecutivi. I risultati evidenziano come i soggetti si sistemino nella posizione migliore dal punto di vista aereodinamico e questo è in accordo con le previsioni aereodinamiche. Inoltre gli uccelli che volano dietro e al lato dell’uccello che li precede sbattono le ali in maniera sincrona, permettendo così all’ultimo uccello di guadagnare una posizione più sollevata rispetto all’uccello che sta davanti. Gli uccelli cambiano spesso la loro posizione all’interno dello stormo e modificano la frequenza di battito d’ali per ottenere il maggior vantaggio aereodinamico possibile. I risultati indicano inoltre che gli uccelli sono capaci di complessi aggiustamenti locomotori che gli permettono di trovarsi sempre nella posizione migliore e di far fronte alle scie dinamiche provocate dai battiti d’ali.
Dal 2013, l’Ibis eremita è virtualmente estinto allo stato naturale come specie migratrice. L’intera popolazione mondiale è infatti ridotta ad un singolo soggetto presente nel Medio Oriente. Il progetto Waldrappteam è il primo studio scientifico che tenta di reintrodurre una specie avifaunisica migratrice.
Dal 2014, l’Unione Europea sovvenziona la reintroduzione dell’Ibis eremita nell’ambito del programma finanziario LIFE + (LIFE+12-BIO_AT_000143). Entro il 2019, questa specie un tempo autoctona dovrebbe tornare a far parte dell’avifauna europea. Il progetto si basa su uno studio di fattibilità portato avanti per ben 10 anni che include anche i voli guidati dall’uomo: questi ultimi hanno permesso lo studio del volo in formazione a V.


