Grande abbuffata di acqua: in Basilicata invasi pieni

La diga di Monte Cotugno è la più grande d'Europa in terra battuta (foto Regione Basilicata)

Gli oltre 337 milioni di metri cubi di acqua che le recenti piogge hanno portato negli invasi lucani potrebbero paradossalmente non essere sufficienti per la regione. La critica: manca la manutenzione

 

Stop a disagi e continue interruzioni idriche, che lo scorso anno interessarono gran parte dei paesi della Basilicata? A quanto pare quest’anno saranno risparmiati gli inevitabili disagi. Niente rubinetti a secco. E niente scorte d’acqua. Di acqua quest’anno ce n’è in abbondanza. Gli invasi si sono riempiti a tal punto che è stato anche necessario ricorrere allo sversamento di alcuni invasi perché – a causa delle continue e copiose piogge – il livello dell’acqua accumulata in questi giganteschi contenitori ha superato il livello di sicurezza. Le restrizioni e le improvvise interruzioni, peraltro sempre opportunamente preannunciate, lo scorso anno interessarono a turno gran parte dei 130 paesi della Basilicata.

Cittadini mai rimasti a secco

Provvedimenti tuttavia che non hanno mai sortito l’effetto di lasciare a secco i cittadini lucani che, anche in caso di dimenticanze e mancate scorte, possono fare affidamento sull’acqua sorgiva per la presenza di numerose fontane disseminate in molti paesi, in grado di erogare acqua 24 ore su 24. Ed è proprio la presenza dell’acqua sorgiva, preferita da molti lucani all’acqua che sgorga dai rubinetti (quella dell’Acquedotto lucano ovviamente), ad aver “salvato” i cittadini che tuttavia hanno dovuto sottoporsi a lunghe e spesso estenuanti code per fare rifornimento di questo prezioso liquido. Ecco perché – per usare un eufemismo – la Basilicata non è mai morta di sete, anche quando le interruzioni idriche sono diventate insostenibili.

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La presenza dell’acqua sorgiva, preferita da molti lucani all’acqua che sgorga dai rubinetti ha 2salvato” i cittadini dalla siccità nel 2025 (foto Acquedotto lucano)

L’anno scorso gli invasi rimasero quasi a secco, soprattutto in Val D’Agri, ma quest’anno la musica sarà diversa. Le piogge – come già detto sono state abbondanti ma, soprattutto, hanno martellato il territorio lucano per diversi giorni. E se questi eventi atmosferici da un lato hanno prodotto inevitabili smottamenti e frane in alcune zone, dall’altro hanno sortito l’effetto appunto di riempire gli invasi. Piogge che sono continuate in questo mese di aprile e che soprattutto non metta in pericolo i raccolti,  visto che l’antica Lucania è regione a prevalente vocazione agricola. Ma per questo bisogna aspettare. E sperare che il clima sia più clemente.

 Negli invasi un aumento di circa 100 milioni di metri cubi di acqua

Per entrare più nel dettaglio c’è da sottolineare che, da uno dei recenti rilevamenti, le continue piogge hanno portato nei sei invasi lucani oltre 337 milioni di metri cubi di acqua: un aumento di circa 100 milioni di metri cubi di acqua anche se siamo ancora al di sotto della media storica del periodo. Ma le piogge sono poi continuate al punto che si è già reso necessario ricorrere allo sversamento di molti metri cubi di acqua che gli invasi non erano più in grado di contenere. Piogge che sono continuate anche nei primi giorni di questo mese di aprile. Insomma, una terra prevalentemente collinare come la Basilicata non è e non può essere esente da questi scherzi della natura. Un incremento significativo infatti si è verificato nella diga di monte Cotugno (la più grande d’Europa in terra battuta).

In alcuni invasi manutenzione a rilento

Ma in questi ultimi anni si parla di stoccaggio dell’acqua anche a causa di problemi di manutenzione o verifiche sismiche, visto che la Basilicata è una delle regioni più “ballerine” d’Italia. Anche in passato – a causa di queste limitazioni – è stato necessario sversare acqua in eccesso (finita a mare). La necessità di una migliore gestione delle strutture è stata spesso sottolineata dalla Coldiretti, una delle più attive a sollecitare una più costante manutenzione. Carenza di gestione strutturale che limita la capacità di accumulo.

Una caratteristica costante: acqua spesso al di sotto del fabbisogno della regione. Inquinamennto da idrocarburi

Risultato: a causa di questi inconvenienti di carattere geologico (ma, come abbiamo visto, determinati anche dalla carenza di interventi) l’acqua lucana è sempre risultata al di sotto del fabbisogno regionale. Spesso sono stati anche segnalati problemi di inquinamento da idrocarburi, un problema determinato dalle continue trivellazioni per l’estrazione del petrolio.

Ma questo è un altro capitolo (di cui parleremo a breve) rimasto ancora aperto. Come dire: grossi limiti per una regione che dà da bere anche a Puglia e Campania. Un paradosso. Tuttavia l’acqua accumulata quest’anno fino ad ora dovrebbe garantire la stagione irrigua, visto che parliamo appunto di una regione a prevalente vocazione agricola.

Mancanza di manutenzione, si diceva: basti pensare – e per questo ci sono state e ci sono anche proteste da parte di associazioni ambientaliste e popolari – che da anni si parla di ristrutturazione della diga del Pertusillo che prevede l’ampiamento dell’invaso. Un’opera sempre annunciata, ma mai realizzata.

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