
Facebook come la più grande piazza virtuale dove riunire in manifestazione migliaia e migliaia di ecologisti. Facebook come luogo simbolo delle aziende dell’Information Technology che tanta energia elettrica ogni giorno consumano.
Si è, per così dire, conclusa, nell’aprile scorso, la giornata dell’Earth Day la campagna di Greenpeace International “Facebook Unfriend Coal”. Come negli intenti, si è raggiunto (e addirittura superato) il record mondiale che ci si era prefissi: oltre 50.000 commenti al post sulla campagna per un social network “carbon free”.
Ma l’impegno è già proseguito verso la vetta dei 100.000 commenti a sostegno delle energie rinnovabili, per richiedere che la creatura di Mark Zuckerberg utilizzi fonti di energia pulita per i suoi enormi data-base e rifiuti carbone e nucleare. Ma, entrando nello specifico, quali sarebbero in buona sostanza le richieste di questa campagna di sensibilizzazione che rimangono sempre valide, al di là dell’evento e da cosa è partito tutto?
Rimuovi dagli amici. Il carbone e le fonti fossili. Questa in buona sostanza la rivendicazione principe portata avanti dai sostenitori di “Facebook Unfriend Coal”. In sintesi, la richiesta è quella di intensificare l’impiego di energie rinnovabili per rendere il social network “carbon free” entro il 2021 e, nel frattempo, di informare seriamente i propri utenti sull’impatto dell’azienda nella produzione di gas serra. Pietra dello scandalo, nel febbraio dello scorso anno, l’inaugurazione di una centrale a carbone in Oregon con cui il social network ha scelto di alimentare i propri data center. Ma la questione dei consumi energetici dell’industria informatica è più ampia.
Stando sempre alle informazioni fornite da Greenpeace, che ha mobilitato l’opinione pubblica sull’argomento a partire dalla vicenda Facebook, solo per questa piazza virtuale si stima che il consumo al 2020 sarà di 1.963 miliardi di kilowattora di elettricità, ossia oltre il triplo del suo consumo odierno e più del consumo elettrico attuale di Francia, Germania, Canada e Brasile messe insieme. Nel complesso, per quello che riguarda Internet, si dice poi che la quantità di elettricità richiesta per alimentarla lo fa salire al quinto posto fra i “Paesi” che consumano di più al mondo.
Ma Greenpeace, odia internet? Ci si è chiesti. Ovviamente no, è stata la risposta. Ma chiede trasparenza nelle scelte energetiche delle più grandi aziende dell’Information Technology mondiale e vuole influenzarne le decisioni in materia di fonti di energia. Per questo cita, nel proprio report presentato in occasione del GreenNet di San Francisco qualche tempo fa, come positivi gli investimenti in energie rinnovabili di un colosso come Google o i passi di Yahoo verso le energie pulite. Il settore è giovane e il consumo energetico dei data center cresce rapido (+12% l’anno). Per questo la preoccupazione è tanta, ed è importante stare all’occhio. Magari anche come “consumatori di rete”, ricordandosi di spegnere un po’ più spesso il proprio pc, almeno in occasioni “di gala” come la passata Giornata della Terra.


