“Estati sempre più infuocate e lunghe”. Ecco che clima ci aspetta entro il 2030

È appena uscito il primo Rapporto sul Clima del XXI secolo, giunto ormai alla terza edizione. Realizzato da iLMeteo.it e dal Corriere della Sera spiega come è cambiato il clima in Italia e l’impatto del riscaldamento climatico

 

“Negli ultimi 40 anni abbiamo registrato temperature in costante aumento, con un’impennata negli ultimi cinque anni“, spiegano gli autori del Rapporto, che hanno preso in considerazione 5 parametri: temperatura media annuale, anomalia della temperatura media mensile, notti tropicali (quando la minima non scende mai sotto i 20 gradi), giorni di gelo e di caldo estremo, ora per ora, tutti i giorni dell’anno a partire dal 1° gennaio 1985 fino al 31 dicembre 2023 per tutti i 108 capoluoghi di provincia italiani. Una mole imponente di dati per un totale di quasi 185 milioni di misurazioni, che si possono controllare e paragonare tra le varie città, anno per anno.

“In rapporto al periodo 1985-1999, dall’inizio del XXI secolo risulta che le temperature medie, le notti tropicali e i giorni di caldo estremo sono tutti in aumento, mentre i giorni di gelo sono in diminuzione”. Vuol dire che fa molto più caldo rispetto a 40 anni fa (e di questo ce ne eravamo accorti), che l’aumento è più marcato negli ultimi cinque anni e che “la proiezione sull’anno 2030 mostra che quella che oggi è considerata un’anomalia diventerà invece la normalità”.

Quali sono i motivi di questa previsione non certo rosea (dal momento che per arrivare al 2030 mancano solo 6 anni)?

Gli esperti che si sono occupati di studiare i dati e redigere il Rapporto spiegano che: “stiamo pompando in atmosfera quantità esorbitanti di gas ad effetto serra (a causa soprattutto della combustione dei combustibili fossili) come l’anidride carbonica (CO2), il metano e il protossido di azoto; questi gas svolgono un ruolo cruciale nell’impedire che una parte dei raggi solari (calore) venga riflessa nello spazio, rimanendo quindi intrappolata nell’atmosfera terrestre.

Gli idrofluorocarburi rappresentano circa il 90% delle emissioni di gas fluorurati

Questo provoca un aumento delle temperature in tutte le stagioni con conseguenze dirette anche in Italia: dalla fusione dei ghiacciai sulle Alpi, alle lunghe fasi siccitose fino alle estreme ondate di caldo provocate dalla sempre più frequente presenza dell’Anticiclone Africano, anch’essa correlata al Riscaldamento Globale. Più caldo sì, ma anche più eventi meteo estremi come grandinate, nubifragi ed alluvioni lampo: due facce della stessa medaglia.

Con il caldo aumenta infatti l’energia potenziale in gioco, maggior evaporazione dei mari (= più umidità nei bassi strati) e maggiore calore come combustibile per i nubifragi; un mix micidiale per lo sviluppo di imponenti super celle temporalesche e tornadiche, alte anche fino a 10-12 km”. 

Ci siamo mai posti questi problemi quando, stressati e sfiniti dal gran caldo, siamo corsi a comprare un condizionatore?

Uno sguardo alle temperature medie mensili, alle notti tropicali e ai giorni di caldo estremo. Diminuiranno, di conseguenza, i giorni di gelo.

Se si analizzano le medie mensili, il mese più «anomalo» è giugno perché l’estate inizia infatti sempre prima e finisce più tardi (ormai dura almeno 5 mesi), il mare immagazzina più calore – lo scorso inverno era già 4 gradi sopra la media – con il risultato che giugno registra in certi casi fino a 8 gradi in più rispetto al periodo di riferimento. La maggior parte degli anni chiude ben al di sopra della media climatica a conferma di come gli ultimi due decenni si siano scaldati ad un ritmo senza precedenti. Dal 2015 in avanti si sono registrate le anomalie più forti (calde): un segno inequivocabile di un cambiamento climatico in atto che sta già presentando il conto in molte delle nostre città.

Il capoluogo che ha fatto registrare il maggiore aumento della temperatura media annuale è Rieti, nel Lazio, che in 4 decenni è passata da un valore di circa 13° ad oltre 17°C di oggi, seguita da Forlì, Reggio Emilia, Cuneo e Parma. Solo le città costiere della Sicilia hanno registrato un leggero calo (-0,1 °C) nel periodo preso in considerazione, ma non va dimenticato il record europeo del 2021 di Floridia, nel siracusano con 48,8°.

Per quanto riguarda le grandi città: Torino con +2,2 gradi è al 19° posto dell’elenco dell’incremento delle medie annuali, Milano 36° con +1,9 °C, Roma 41° con +1,8, Bari con +1,23. “L’Italia e il Mediterraneo in generale, sono un hotspot climatico dove il riscaldamento globale corre a doppia velocità rispetto al resto del mondo. Più caldo sì, ma anche più eventi meteo estremi come siccità, alluvioni e grandinate”, spiega il meteorologo Lorenzo Tedici.

“I dati delle notti tropicali sono ancora più chiari, hanno avuto un incremento esponenziale” – prosegue Tedici – “Bergamo è la città dove sono aumentate di più: da 8 nel 1985 (mediamente) a 62 negli anni Venti del nostro secolo. A Milano da 20 a 71, a Roma da 51 a 90: significa tre mesi interi con temperature minime che non scendono mai sotto i 20 gradi. A Padova si registrano oggi 44 notti tropicali in più rispetto a quarant’anni fa, a Bologna +31, a Napoli +26 (da 70 a 96 giorni)” Bari avrà 109 notti tropicali previste nel 2030. 

Aumenteranno i giorni di caldo estremo, i giorni con temperature massime superiori ai 35°C (a Bari si è passati da 0 giorni negli anni ottanta ad una media di 7 attuali e il record è a Caltanissetta che registra 27 giorni in più).

Alte temperature, “clima impazzito” nubifragi, inondazioni e desertificazioni

L’aumento delle notti tropicali e dei giorni di caldo estremo va di pari passo con la diminuzione dei giorni di gelo, quelli con minima inferiore a zero gradi: a Milano sono scesi da 52 a 14, a Torino da 79 a 26, a Cuneo da 115 a 65, a Roma da 25 a uno all’anno e in certi casi neppure quello. A Bari i giorni di gelo previsti nel 2030 saranno 0.

Quale impatto avrà in Italia questo cambiamento climatico?

Ce ne stiamo già accorgendo e non da pochi giorni. “Grazie al progetto di ricerca è stato possibile individuare le regioni maggiormente impattate dal cambiamento climatico. In cima alla classifica troviamo le pianure del Nord ed i settori tirrenici che stanno vedendo un aumento senza precedenti delle temperature medie. Può sembrare poco un aumento di circa 2°C, ma dal punto di vista climatico questo rappresenta uno stravolgimento delle condizioni meteorologiche con conseguenze su numerosi parametri: aumento delle notti tropicali (+50 notti/anno sulle regioni del Centro Nord) e della frequenza delle ondate di caldo».

Nel Centro Italia l’estate è sempre più rovente in Toscana, Umbria, Lazio e Sardegna, l’inverno del Nord, con il suo carico di neve e freddo sembra ormai un ricordo lontano, visto che le giornate di gelo che localmente si sono ridotte del 60-70% rispetto agli anni ‘80, mentre il Sud continua a bruciare sia per i vari incendi dolosi e per la mancanza di acqua che sta mettendo in ginocchio l’agricoltura.

Lo scenario che traccia questo Rapporto è doloroso, anche perché stiamo contribuendo a far si’ che la situazione non migliori. 

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