
Era un locale, vicino alla Stazione centrale, affittato in nero da un italiano ad una cinese nullatenente denunciata per ricettazione e frode in commercio
Una storia al limite del paradosso. Era sotto gli occhi di tutti, ma nessuno si era mai accordo di nulla. La frenetica vita di Milano, dove i cittadini sono abituati a muoversi rapidamente per lavoro, evidentemente ha nascosto bene questa attività illecita. Nessuno infatti sospettava che nei pressi della centralissima Stazione centrale c’era un deposito di dispositivi di protezione individuale e di dispositivi medici che venivano distribuiti regolarmente a negozianti compiacenti, ma erano privi di qualunque certificazione di sicurezza.
Chissà quanti cittadini inconsapevoli hanno acquistato questi prodotti medico-sanitari dai negozianti, convinti che fossero prodotti sicuri e certificati.
Ma l’intervento della Guardia di Finanza ha messo la parola fine a questa frode.
I finanzieri hanno scoperto che una cittadina cinese aveva una ingentissima quantità, senza alcun titolo, di mascherine chirurgiche, tipo FFP1, FFP2 e FFP3, e altri dispositivi medici conservati in un deposito clandestino, affittato “in nero” da un cittadino italiano, in pieno centro a Milano.
Dalle indagini è emerso che la donna, nullatenente e disoccupata, faceva accedere al magazzino e cedeva scatoloni a diversi persone, una delle quali, durante l’intervento, ha pesino esibito ai militari un documento di trasporto che era intestato ad una società che aveva chiuso nel 2018. Spesso la donna consegnava personalmente la merce agli esercizi commerciali compiacenti, a bordo di un’autovettura di grossa cilindrata.
Essendo completamente assente la documentazione della provenienza della merce e le certificazioni attestanti la conformità agli standard di sicurezza delle Unione Europea, i finanzieri hanno sequestrato 5 milioni di mascherine e circa 2 milioni di dispositivi medici, tra termometri e saturimetri. La donna invece è stata denunciata per ricettazione e frode in commercio.
È evidente il grande rischio per la salute pubblica. Difficile capire quanti di questi dispositivi siano già stati venduti o si trovino ancora in commercio sugli scaffali dei negozi. Sarà necessaria un’altra attività dedicata e complessa d’indagine per ricostruire il giro d’affari e comprendere quante persone siano coinvolte e i canali di approvvigionamento.









