
Inaugurata l’area verde progettata da quattro giovani architetti del Politecnico insieme a Renzo Piano. Uno spazio di socializzazione all’insegna della sostenibilità con 127 tra allori e lecci che nasce come rifugio climatico per contrastare le isole di calore
C’era persino la banda per celebrare una giornata particolare, solo lievemente disturbata da un cielo non proprio ideale; bambini che scorrazzavano e che hanno cantato e fatto da majorettes, signore giovani e meno giovani che partecipavano a una lezione di joga di “Saluto alla Primavera” guidate dal diligente insegnante, e tanta gente, che anche affacciata dalle finestre ha voluto partecipare a quello che per il quartiere San Paolo è un evento atteso da tempo e ufficializzato con una vera e propria festa di quartiere. Tutto questo per salutare quello che un tempo era un semplice piazzale e che ora è Corte Don Bosco, destinata a diventare col tempo un vero e proprio rifugio climatico alleviando parecchio l’effetto “isola di calore” degli anni precedenti; ma che vuole essere anche un luogo di ritrovo e socializzazione, che non esclude, anzi prevede che le famiglie si ritrovino la sera “giù in piazza” portandosi sedie e tavolini, e magari cenando insieme. Per ritrovare il piacere di condividere il tempo, scambiare due chiacchiere e godersi il fresco.

Sabato 22 marzo è stata infatti inaugurata alla biforcazione tra via Altamura e via Cozzoli, la nuova Corte Don Bosco al quartiere San Paolo, esito del programma denominato G124 promosso dal senatore e architetto Renzo Piano. All’evento hanno partecipato il sindaco Vito Leccese, il rettore del Politecnico di Bari Francesco Cupertino, gli assessori Perlino, Iacovone e Scaramuzzi e la presidente del Municipio III Luisa Verdoscia.
Il rammendo delle periferie fa tappa a Bari
Il programma G124, che prende il nome dalla stanza del senatore a Palazzo Giustiniani, sede del Senato della Repubblica, negli anni ha toccato diverse città e, attraverso la collaborazione con istituzioni e università, ha attuato la teoria del “rammendo” di Renzo Piano promuovendo piccoli ma significativi interventi nelle periferie urbane, rigenerando spazi identitari da restituire alle comunità locali.
Bari, assieme a Napoli e Rovigo, nel 2022 è stata selezionata quale luogo di sperimentazione del programma G124, che, in sinergia con il Politecnico di Bari – dipartimento ArCoD – e con il coordinamento dei docenti Carlo Moccia e Francesco Defilippis, ha selezionato i giovani architetti Tiziano De Venuto, Ezio Melchiorre, Rosa Piepoli e Giuseppe Tupputi, destinatari di altrettante borse di studio post laurea finalizzate a supportare il gruppo di lavoro del Comune di Bari.
I lavori, dell’importo complessivo di 578.876,48 euro finanziati con risorse Pon Metro 2014/20, hanno consegnato ai residenti un nuovo spazio pubblico completamente trasformato, caratterizzato dalla presenza di 127 alberi, tra allori e lecci.
Perchè Corte Don Bosco?
Il nome dato allo spazio ampio quasi 3.500 mq rivisitato dal progetto – elaborato dai 4 architetti e seguito costantemente da Renzo Piano, ma soprattutto frutto di diversi incontri di partecipazione con i cittadini e le cittadine del quartiere assieme alle molte associazioni che animano le attività socioculturali del San Paolo – ha un suo significato: Corte Don Bosco, è stato scelto dagli stessi abitanti in memoria delle attività ludico-ricreative che la parrocchia della chiesa di San Giovanni Bosco poco distante teneva nello spazio. Un po’ come le corti su cui si affacciavano un tempo le case, e che diventava spazio di gioco, riunione, lavoro in comune, anche Corte Don Bosco è un luogo dove incontrarsi, riconoscersi come appartenenti a una stessa comunità, sentirsi parte attiva del “proprio” quartiere. “Come se fosse il salotto comune di queste case del San Paolo” ha detto il Sindaco Leccese durante l’inaugurazione.
Al centro, una grande radura circolare con un prato permetterà al pubblico di osservare il cielo: di fatto questo spazio centrale è stato pensato per la socialità, con l’installazione di sedute e un nuovo impianto d’illuminazione.
Il progetto è stato realizzato perseguendo obiettivi di sostenibilità ambientale, utilizzando in sostituzione delle vecchie betonelle posate a secco, un pavimento in terra stabilizzata completamente drenante che consentirà all’acqua di penetrare nel terreno (con una capacità drenante di 300 litri al minuto, mentre il prato centrale ha una capacità drenante di 400 litri al minuto) per il suo naturale deflusso verso le falde acquifere e, soprattutto, limiterà gli effetti del ruscellamento dell’acqua che pericolosamente scorre durante gli eventi climatici estremi.
Gli obiettivi del Comune: greening e microforestazione urbana (ma non solo)

Questa nuova area si inserisce in un progetto molto più ampio di greening e microforestazione urbana che l’amministrazione sta attuando per offrire degli spazi verdi in prossimità dell’abitato per rispondere ai temi della povertà energetica anche estiva e quindi contrastare le isole di calore urbane offrendo il primo “rifugio climatico” della città di Bari, un luogo ombreggiato dalle chiome degli alberi che formeranno un grande tetto verde sulla piazza, sotto il quale i cittadini potranno trovare riparo e sollievo dalle temperature elevate.
Corte Don Bosco è un prototipo di buona pratica che l’amministrazione intende rendere quale pratica stabile nella creazione di spazi pubblici per molteplici fattori: dalla creazione del progetto come azione sinergica tra istituzioni (Comune, Università, ecc), al rinnovato impegno per il miglioramento del clima con l’adozione di soluzioni fortemente sostenibili, alla centralità della partecipazione civica nella creazione del progetto e nella sua gestione e presa in cura da parte delle comunità locali.
I lavori non sono ancora terminati, a breve verranno per esempio installate le videocamere di sorveglianza, e gli alberi devono ancora crescere: ma la cura dei cittadini che sentono la Corte come un prolungamento di casa loro, l’azione delle scuole che lavorano con attenzione nel processo di educazione alla cittadinanza attiva, lo stimolo del Municipio III e della sua presidente Luisa Verdoscia, che ha letteralmente sposato la causa del coinvolgimento degli abitanti del San Paolo in un progetto collettivo di socialità, possono fare la differenza. Quello che oggi dall’alto sembra un grande triangolo bianco punteggiato da alberelli, nel giro di pochi anni diventerà un grande tetto verde, un posto dove sarà inevitabile incontrarsi e passare del tempo, perche “si sta bene”, sotto tutti gli aspetti.


