Cop29, dal “modello Venezia” ai bambini e l’agroecologia

A Baku, in Azerbaijan prosegue la Cop29. Nella 29esima Conferenza delle Parti della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici anche il ruolo dell’Italia può essere rilevante e non mancano buone pratiche ed esperienze modello da presentare. Così come intenso è il grido d’allarme di associazioni e ong, a cominciare dalle vittime più deboli: i bambini

 

Nella Cop29 di Baku, dopo la missione lampo del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, l’Italia è ancora particolarmente attiva (Leggi anche: Cop29, “mamma” Meloni a Baku tra approccio pragmatico e nucleare).

Il modello Venezia

Fedeli al messaggio di Papa Francesco che ha chiesto di cessare con “ritardi e indifferenza”, nel padiglione italiano si rincorrono eventi e iniziative legate al cambiamento climatico, cercando di portare buone pratiche ed esempi positivi.

A Baku, Ve3nezia si propone non solo come città da proteggere, ma come modello di pratiche virtuose

E’ il caso del ‘modello Venezia’ che verrà presentato il prossimo 20 novembre allo stadio Olimpico di Baku. La Fondazione Venezia Capitale Mondiale della Sostenibilità / Venice Sustainability Foundation (VSF) organizza, infatti, la conferenza dal titolo “Il paradigma di Venezia: strategie per l’adattamento all’innalzamento del livello del mare e la riduzione del rischio di catastrofi”.

L’iniziativa, evento collaterale del Padiglione italiano, fa parte del programma ufficiale del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e sarà l’occasione per raccontare il cambio di paradigma che riguarda Venezia, nominata nel 2023 resilience hub dell’UNDRR (l’Ufficio delle Nazioni Unite per la Riduzione del Rischio di Disastri): la città, tradizionalmente vista come luogo da proteggere, si propone oggi, grazie agli interventi di protezione dall’innalzamento dei mari, come modello di difesa dagli effetti dei cambiamenti climatici.

L’obiettivo è quello di divulgare le buone pratiche sviluppate ed attuate a Venezia, di cui l’elemento più evidente è il sistema MOSE, stimolando un dialogo costruttivo con la comunità internazionale e consolidando il ruolo del territorio veneziano quale laboratorio di soluzioni innovative per l’adattamento al cambiamento climatico, in particolare tutelando il patrimonio ambientale e culturale.

I bambini, protagonisti o vittime a COP29?

Gli effetti delle alluvioni impattano profondamente sulla salute dei bambini

Anche Save the Children Italia è presente alla Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici con l’evento “Dalla politica alla pratica: la finanza climatica a misura di bambino” in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

L’Organizzazione chiede che i diritti, i bisogni e le voci dei bambini – soprattutto di coloro maggiormente vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico – siano presi in considerazione nel nuovo obiettivo globale di finanza per il clima che sarà concordato quest’anno, nei piani di adattamento nazionali e globali, e di ampliare la partecipazione dei giovani alla COP.

La crisi climatica rappresenta infatti una crisi dei diritti dell’infanzia, che mette a rischio la sopravvivenza, l’istruzione e la sicurezza di bambine, bambini e adolescenti in tutto il mondo.

I dati sono allarmanti. Secondo un report dell’Unicef, in Pakistan oltre 11 milioni di bambini sotto i 5 anni respirano aria tossica nel Punjab. I livelli di inquinamento atmosferico hanno superato i record a Lahore e Multan la scorsa settimana, con un inquinamento atmosferico oltre 100 volte superiore alle linee guida sulla qualità dell’aria dell’OMS. Le scuole nelle aree colpite da smog sono state chiuse fino a metà novembre per proteggere i bambini dagli effetti nocivi dell’aria inquinata. Pertanto, l’apprendimento di circa 16 milioni di bambini nel Punjab è stato interrotto. E la COP29 offre ai governi una reale opportunità di trasformare le parole in azioni per il clima prima che sia troppo tardi.

Dal 2025 operativo il fondo ‘Loss & Damage’

Il summit intende raggiungere risultati concreti. E qualcosa si sta muovendo: il fondo Loss & Damage per i ristori delle perdite e dei danni del cambiamento climatico ai Paesi vulnerabili inizierà a erogare i suoi fondi nel 2025. A Baku è stato infatti firmato l’accordo per la piena operatività del fondo, istituito nel 2022 alla COP27 di Sharm el-Sheikh (Egitto) e reso operativo alla COP28, dove aveva raccolto 770,6 milioni di dollari (una cifra che rappresenta però lo 0,2% dei 400 miliardi di dollari stimati necessari). Gli impegni aggiuntivi assunti durante questa COP ammontano a circa 50 milioni di dollari, di cui 18,4 milioni promessi dalla Svezia.

Slow Food Italia: “Paga l’umanità, se non si fa nulla”

Ma se a Baku si cerca un accordo sulla finanza climatica, intanto i costi li paga l’umanità.

A Baku è stato firmato l’accordo per la piena operatività del fondo “Loss & Damage” per i ristori delle perdite e dei danni del cambiamento climatico ai Paesi vulnerabili

Del resto, la segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale Celeste Saulo, presentando il rapporto dell’organismo Onu nel quale si legge che la temperatura superficiale media sul pianeta, tra gennaio e settembre, è stata di 1,54 gradi sopra ai livelli pre-industriali, ha evidenziato che “le piogge e le alluvioni da record, i cicloni tropicali che si intensificano rapidamente, il caldo mortale, la continua siccità e gli incendi devastanti che abbiamo visto in differenti parti del mondo quest’anno sono sfortunatamente la nostra nuova realtà e un assaggio del nostro futuro“. E Slow Food Italia ha raccolto il grido d’allarme: «Alla COP29 va in onda il paradosso del conflitto d’interesse, a partire dall’intervento del presidente del Paese ospitante che definisce il petrolio un “dono di Dio”. Solo nella zona euro, le prime undici banche hanno il 95% dei capitali investiti nel fossile: anche per questo si assiste alla proposta di soluzioni falsate, a cortissimo raggio, che non indagano mai le questioni alla radice» sostiene Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia. «È necessario che il Sud del mondo abbia un ruolo centrale nel processo decisionale e la transizione energetica deve essere popolare e giusta: serve un ripensamento onesto del sistema economico e sociale nel quale siamo immersi globalmente, delle abitudini di vita e di consumo, a cominciare da quello alimentare, perché non potrà essere soltanto l’energia pulita a salvare l’umanità dalla sua ingordigia. Serve cibo più buono, prodotto meglio e in maniera più ecologica: serve l’agroecologia».

E così, se Papa Francesco, alla vigilia della COP29 ha chiesto agli agricoltori di “coltivare la terra in modo da custodirne la fertilità anche per le generazioni future”, Slow Food Italia si unisce all’appello del Pontefice e si rivolge all’umanità intera: non aspettiamo che qualcuno cambi ciò che non va più bene. Facciamo noi il primo passo.

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