
Il Regolamento Nature Restoration Law prevede il ripristino del 20% delle zone terrestri e marine dell’Unione Europea entro il 20230. Entro il 2033 la Commissione riesaminerà l’applicazione del regolamento e il suo impatto sui diversi settori

Si aprono nuovi scenari comunitari per la sostenibilità ambientale e la tutela della biodiversità, con l’approvazione del Regolamento UE 2024/1991 Nature Restoration Law, uno dei pilastri portanti dell’European Green Deal. Entrato in vigore nel giugno 2024, impone agli Stati membri interventi normativi e amministrativi finalizzati al ripristino di ecosistemi degradati, nell’ottica di quella “protezione integrata” che è già diffusa nell’ambito della disciplina sulle aree naturali protette.
Un Regolamento che prevede il ripristino del 20% delle zone terrestri e marine dell’Unione Europea entro il 2030 e tutti gli ecosistemi che necessitano di ripristino entro il 2050. Entro il 2033 la Commissione riesaminerà l’applicazione del regolamento e il suo impatto sui settori dell’agricoltura, della pesca e della silvicoltura e i suoi effetti socioeconomici più ampi.
Se ne è parlato a Bari, nel corso di un incontro, organizzato da Regione Puglia e Asset, che si inserisce nel ciclo di incontri dedicati allo “Sviluppo sostenibile dei territori e delle comunità – 2024-2025” e rientra nel quadro della Strategia Regionale di Sviluppo Sostenibile della Regione Puglia.
“Abbiamo tanti progetti in cantiere che riguardano la transizione verde – ha dichiarato Elio Sannicandro, direttore generale di Asset – In particolare, in questo incontro vogliamo parlare del nuovo regolamento europeo ‘Nature Restoration Law’ per capire le modalità di applicazioni, perchè le norme del Green Deal e tutto ciò che deriva dall’Europa è stato acquisito sia in Italia che in Puglia e vogliamo comprendere insieme quali sono gli obblighi specifici stabiliti dal regolamento per i diversi tipi di ecosistema, fra cui terreni agricoli, foreste ed ecosistemi urbani”.
All’incontro, quindi, hanno preso parte figure strategiche nel panorama della governance ambientale, come Lorenzo Ciccarese, dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che ha parlato della COP16, la Conferenza dell’ONU sulla Biodiversità, svoltasi a Roma nel mese di febbraio: “Alla fine siamo riusciti miracolosamente a raggiungere un accordo. I delegati dei diversi Paesi erano in conflitto su alcuni argomenti chiave, come la mobilizzazione di alcune risorse, i fondi per la natura e gli aiuti nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Quindi è stata un’occasione importante per dare corso al multilateralismo: rinunciare a qualcosa pur di avere un obiettivo comune. Noi abbiamo due grandi problemi socioecologici – ha sottolineato Ciccarese – il cambiamento climatico e la tutela della biodiversità. Due temi intrecciati, che richiedono l’intervento di politiche ambientali che possano stabilire migliori rapporti e maggiore collaborazione fra i popoli”.
Al termine dell’incontro, si è aperto un dibattito con gli attori pugliesi che di tutela della biodiversità e degli ecosistemi se ne occupano quotidianamente. Tra loro, Rocky Malatesta, presidente del Consorzio di gestione della Riserva di Torre Guaceto: “La Riserva di Torre Guaceto, ormai da molti anni, ragiona nell’ottica di protezione e tutela del proprio habitat, tanto da occupare il primo posto nella classifica del Ministero della transizione ecologica circa le aree protette meglio gestite d’Italia. Ma oggi – ha evidenziato Malatesta – il vero senso di tutela deve passare attraverso il senso di responsabilità delle persone che vivono i territori adiacenti alla riserva. La tutela della biodiversità non può significare totale privazione di fruibilità delle aree protette, ma deve accompagnare le piccole economie, come quella dei pescatori e degli agricoltori, delle coperative e delle associazioni che lavorano nel turismo sostenibile, perchè le riserve devono respirare, devono essere vitali in maniera osmotica con le comunità. Occorrono molte risorse per fare questo – ha concluso Malatesta – ma prima di tutto ci deve essere un senso di responsabilità sociale diffusa”.


