
L’ allarme sollevato dai Carabinieri, a seguito di una serie di interventi accertati. Il furto e la frode d’identità è un reato pericoloso. Siamo all’allarme sociale?
All’interno del microchip inserito sulla nostra carta d’identità sono registrati tutti i nostri dati personali e biometrici. Questi servono a permetterci di essere unici e riconoscibili, riguardano la nostra privacy e nessuno può aver accesso se non autorizzato.
Da un po’, i Carabinieri stanno accertando una serie di manomissioni sulle carte d’identità elettroniche, tra cui proprio la rimozione del chip.
“Ad Acerra il fenomeno delle carte d’identità elettroniche private del microchip sembra assumere una dimensione che merita attenzione – segnalano i Carabinieri in un comunicato stampa – Quello emerso nelle ultime ore è, infatti, il terzo caso registrato in pochi giorni sul territorio, con una dinamica che presenta un elemento comune. Il chip della CIE risulta rimosso con un taglio estremamente preciso, incompatibile con un normale deterioramento accidentale. L’ultimo episodio è stato accertato dai Carabinieri della Stazione di Acerra nel corso di un servizio di controllo del territorio. Un uomo è stato denunciato perché trovato in possesso di una carta d’identità alla quale era stato asportato il microchip. Il documento è stato sequestrato e la vicenda è stata segnalata all’autorità giudiziaria.”.
I Carabinieri ricordano che “per anni la rimozione del chip dalle carte elettroniche è stata associata, soprattutto sui social, alle teorie sul presunto controllo digitale dei cittadini, al timore di essere “tracciati” o a fantasiose interpretazioni sulle funzioni della CIE.”.
Tutto ciò è evidentemente falso.
Questo fenomeno non riguarda sono il napoletano, però, ma ci sono state segnalazioni anche nel resto dell’Italia.
“La Carta d’Identità Elettronica – spiega l’Arma – non è soltanto una tessera con fotografia e dati anagrafici. Il microprocessore costituisce una componente fondamentale dei sistemi di sicurezza e di identificazione digitale. Il chip contiene dati personali e biometrici e consente l’autenticazione digitale e l’accesso a servizi online. La sua asportazione, quindi, altera materialmente il documento e può renderlo inutilizzabile per le verifiche elettroniche.”.
La rimozione del chip, quindi, è un reato, ma può rappresentare anche un grave pericolo sociale. “C’è chi può farlo per convinzioni personali legate alla privacy o al timore di essere sottoposto a forme di controllo digitale – analizzano i Carabinieri – Ma si stanno guardando anche altre possibilità tra cui l’utilizzo illecito dei chip originali. Un microchip proveniente da una CIE autentica è associato a un’identità reale. La possibilità che componenti elettronici originali vengano sottratti e successivamente utilizzati nell’ambito di documenti contraffatti è una delle piste che non può non essere presa in considerazione. Il chip – rimosso in modo chirurgico – potrebbe diventare una sorta di “pezzo di ricambio” per costruire identità contraffatte più credibili. Le indagini sono in corso e non è possibile affermare che i tre casi di Acerra siano collegati tra loro, né che i chip rimossi siano stati effettivamente rivenduti o utilizzati per realizzare documenti falsi. Il rischio più concreto e certamente più oggettivo è senz’altro il furto dell’identità. In altri termini, il problema non sarebbe necessariamente soltanto “falsificare una carta”, ma costruire o utilizzare un’identità apparentemente credibile sfruttando dati e componenti autentici mettendo a rischio finanziamenti, apertura di rapporti contrattuali, attivazione di servizi o altri procedimenti nei quali l’identità della persona costituisce l’elemento fondamentale. Naturalmente, la semplice rimozione del chip non consente automaticamente di compiere una frode e non significa che ogni CIE manomessa sia stata utilizzata a questo scopo. Proprio la possibilità di indebolire uno dei livelli di verifica dell’identità, però, rende il fenomeno meritevole di attenzione.”.
Un reato, se vogliamo banale, che può diventare estremamente pericoloso per tutti. Per questo motivo l’attenzione deve essere alta da parte delle forze dell’ordine e delle istituzioni, ma anche e soprattutto dei cittadini.
Lo scambio di persona e il furto d’identità ledono pesantemente e pericolosamente la privacy e il modo di vivere la quotidianità e socialità. Tutelarli è un nostro diritto. Il web e la tecnologia ci hanno già da tempo insegnato di fare molta attenzione quando si comunicano i nostri dati o si danno conferme ai vari messaggi popup che appaiono sui nostri schermi. Ora, il furto del microchip d’identità, così come il furto delle nostre immagini private o l’utilizzo illegale dell’Intelligenza Artificiale, può diventare davvero un grave pericolo per la società.


