
Inaugurato il primo bosco urbano a Bari. Un progetto dell’Università del capoluogo e della Regione Puglia che si afferma come un primo esperimento per una città più verde. Il progetto ha lo scopo di permettere la ricerca su alcuni tipi di alberi e di sensibilizzare la popolazione
Si parte. Il 30 ottobre 2024 è stato inaugurato il primo Bosco Urbano della Città di Bari, un progetto ideato e sviluppato dall’Università Aldo Moro insieme alla Regione Puglia.
A parlarcene è il professore del dipartimento di scienze agro-ambientali e territoriali, Giovanni Sanesi, che ha seguito il progetto da vicino.
Il bosco urbano

Si tratta di un impianto forestale realizzato su un terreno in via Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel quartiere Poggiofranco al confine con quello di Carbonara, di circa un ettaro e mezzo, concesso dalla Regione. Al suo interno sono state inserite “una molteplicità di specie arboree e arbustive – ci spiega il professore – che vogliono rappresentare una sorta di impianto pilota per capire come reagiscono a determinate condizioni, se messe nella città di Bari, e per coinvolgere la popolazione”. Infatti, il bosco urbano sarà disponibile alla visita dei cittadini che potranno conoscere come un impianto forestale si evolve e si afferma, avendo un ruolo non solo passivo “ma anche attivo”.
Delle piante scelte, spiega il prof. Sanesi, ” ne abbiamo molte tipiche della macchia mediterranea, ovvero il leccio, la filirea, l’alaterno, il lentisco. Poi abbiamo il carrubo, il corbezzolo, ma anche l’orniello e il bagolaro che sono delle caducifoglie”. Il professore continua dicendoci che gli alberi sono stati inseriti in due sistemi di impianti diversi: uno “regolare” squadrato, e uno curvilineo, in modo da mostrare ai visitatori che è possibile impostare opere di questo tipo con un andamento “naturaliforme“, dunque che segue la natura e non è rigidamente deciso dall’essere umano.
Quindi un’operazione tanto di ricerca, quanto di informazione e di divulgazione ambientale.
L’impianto rientrerà nei boschi didattici?
“I boschi didattici sono una categoria particolare, potrebbe succedere, ma dobbiamo trovare qualcuno che ci affianchi perché noi in questo momento abbiamo una concessione triennale. Quindi si dovrà trovare una partnership con qualche associazione di cittadini e provare a condividere anche questo sforzo”, continua Sanesi.
Il problema sta nel fatto che quello del bosco urbano, seppure l’università vi ha investito risorse proprie, non rientra nel “core business” dell’Ateneo. Il progetto è stato lanciato, poi qualcuno dovrà farsene carico.
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Un apripista per il verde
Questa iniziativa si pone come primo esperimento che potrebbe fornire un esempio per altre misure simili nella città di Bari dove “l’impatto climatico è fortissimo”. Al momento, però, non è certo se siano previsti dei progetti in questo ambito.

Il professore ci spiega che “uno dei mezzi per ridurre l’impatto climatico è quello di rendere la città più verde. Più interventi di questo tipo si fanno, meglio sarà per il futuro. Se non facciamo un rinverdimento delle città, affrontare le temperature estive sarà dura”.
E il perché è presto detto. “Più alberi vuol dire più ombra, e più alberi fanno evaporare una maggiore quantità di acqua attraverso il processo di traspirazione ed evaporazione. Quando l’acqua evapora, si assorbe energia dall’atmosfera che quindi si raffredda. Lo si potrebbe definire un condizionatore naturale”. Con la differenza che gli elettrodomestici rinfrescando la casa buttano aria calda nell’ambiente.
Per avere una vera e propria foresta ci vorranno almeno dieci o quindici anni. Quindi prima si fa meglio è.
Come conclude il professore Giovanni Sanesi “Quando mi chiedono il momento migliore per piantare un albero, rispondo sempre ieri”.


