Architettura in uniforme

Inaugurata a Roma, lo scorso 19 dicembre, negli spazi espositivi del MAXXI, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo, la mostra resta aperta al pubblico fino al 3 maggio prossimo

La Seconda Guerra Mondiale, che tra il 1939 e il 1945 infiammò quattro continenti, coinvolse indistintamente militari e civili, facendo appello a tutte le risorse umane dei belligeranti. Neppure l’architettura poté sottrarsi a tale mobilitazione e, contrariamente a quanto si è a lungo sostenuto, conobbe un periodo ricco di ricerche e di innovazioni.

Mentre numerosi architetti prendevano parte attiva ai combattimenti, altri continuarono a dedicarsi al loro lavoro, mettendolo al servizio di una produzione industriale sempre più intensa oppure rispondendo alle necessità del fronte. La guerra fece, infatti, appello a ogni forma di competenza architettonica: conoscenze edilizie, utili per la costruzione di bunker e per il consolidamento dei rifugi; conoscenze visive, indispensabili per il camouflage (mimetizzazione) e utili ai fini della sfrenata propaganda del tempo; competenze organizzative, necessarie per la promozione di progetti industriali e territoriali di una portata senza precedenti.

Un team di camouflage a lavoro a Fort Belvoir, Virginia

Di fronte ai bombardamenti aerei, che stravolsero completamente le precedenti distinzioni tra il fronte militare e gli obiettivi civili, gli architetti si impegnarono, inoltre, in prima linea nella protezione dei monumenti storici, sia sul campo sia redigendo elenchi dettagliati per gli equipaggi degli aerei, indicando i siti sensibili da evitare. Mobilitati come gruppo professionale, furono chiamati ad affrontare anche scelte personali, in particolare coloro che vennero reclutati dalla politica criminale nazista. La guerra trasformò non solo il modo di costruire, ma anche il modo di pensare e, dopo sei anni di conflitto, essi avrebbero cominciato ad applicare a fini pacifici le tecniche sviluppate sotto la pressione dell’urgenza bellica.

Sono queste alcune delle tematiche affrontate dalla mostra Architettura in uniforme. Progettare e costruire per la Seconda guerra mondiale, inaugurata a Roma, lo scorso 19 dicembre, negli spazi espositivi del MAXXI, il Museo nazionale delle Arti del XXI secolo (clicca qui per prendere visione del pieghevole della mostra) e aperta al pubblico fino al 3 maggio prossimo. Una rassegna che, basandosi su decenni di ricerche d’archivio e sul campo, racconta le profonde trasformazioni che hanno interessato l’architettura durante gli anni difficili e frenetici della guerra ed esplora le diverse modalità con cui gli architetti sono stati coinvolti e hanno lavorato, in ogni Paese.

Linea Maginot – copertina del depliant della mostra al MAXXI

Il contributo della guerra all’architettura del Novecento – Composta da un’ampia sezione internazionale, la mostra, concepita e realizzata nel 2011 dal Canadian Centre for Architecture di Montreal e successivamente riadattata dalla Cité de l’Architecture et du patrimoine di Parigi, per l’edizione al MAXXI si arricchisce di una consistente sezione dedicata all’Italia e all’intensa attività edilizia e urbanistica che già in quegli anni gettò le basi per il futuro boom edilizio del dopoguerra.

Dagli architetti in uniforme alle prime forme ante litteram di riutilizzo e riciclo dei materiali, dall’architettura industriale alle tecniche di fortificazione e di camouflage, dalla riconversione architettonica del dopoguerra all’architettura della memoria: l’esposizione si articola in diverse sezioni proponendo un excursus esaustivo tra le innumerevoli applicazioni dell’architettura di guerra, riservando spazio anche alle nuove tecnologie costruttive che si sono diffuse in quegli anni nel settore dei trasporti e al contributo di grafici e artisti alla guerra di informazione condotta dagli Stati di pari passo al conflitto armato.

Un percorso originale e che si avvale di un’amplissima documentazione archivistica e iconografica, che consente di ricostruire gli anni travagliati del secondo conflitto mondiale da una prospettiva inedita e di grande interesse storico ma che soprattutto si rivela utile per comprendere gli sviluppi dell’architettura del Novecento e il contributo fondamentale che la difficile congiuntura della guerra ha dato alla sua specializzazione e modernizzazione tecnica.

Articoli correlati