Le dune della discordia

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Dune da proteggere contro l'erosione costiera (Nella foto un angolo del Parco naturale regionale delle Dune costiere- Brindisi) - foto archivio

Scendono in campo in difesa di questo delicato ecosistema costiero, le sezioni pugliesi dell’INU, Urban@it e SIGEA. La richiesta: abrogare la modifica alla legge pugliese che elimina il divieto di concessione demaniale in aree di cordoni dunali e rendere i Piani Comunali delle Coste capaci di disciplinare tutto il territorio intorno al suolo demaniale

 

Continua la protesta contro la  modifica alla LR 17/2015 pugliese che elimina il divieto di concessione demaniale in aree di cordoni dunali e nelle relative fasce di rispetto. Le perplessità nascono dal fatto che, come segnala l’ultimo rapporto spiagge di Legambiente, le poche dune “sopravvissute” sono ancor più  minacciate dall’azione antropica e dall’erosione dei litorali che in Puglia è aumentata di cinque volte nell’arco di 30 anni e, con questa modifica, lo saranno ancor più. Ora alle perplessità espresse dalle numerose associazioni ambientaliste si aggiungono quelle provenienti dal mondo della ricerca e dei tecnici. Scendono infatti in campo con una lunga nota in difesa di questo delicato ecosistema costiero, le sezioni pugliesi dell’INU– Istituto nazionale urbanistica, Urban@it (Centro nazionale studi per le politiche urbane) e SIGEA – Società italiana di geologia ambientale.

I dubbi

isolotto varano, sbancamento dune
Nelle foto fornite dal WWF Foggia, lo sbancamento delle dune nell’ “isola di Varano”

“L’esito certo di questo intervento normativo è quello di consentire l’utilizzo di una delle poche aree costiere fino ad ora inconcedibili. È necessario e utile alla conservazione di questo importante e raro ecosistema averne consentito la concessione agli stabilimenti balneari (fino ad oggi vietata)? È coerente con la dichiarata volontà di tutti gli attori politici di realizzare una vera transizione ecologica verso uno sviluppo finalmente sostenibile? Ed è coerente con gli indirizzi della stessa Regione per la Strategia Regionale di adattamento ai cambiamenti climatici, che include l’erosione costiera tra i rischi, avvalendosi degli studi svolti dal Progetto Interreg AdriaClim, finalizzato a migliorare la capacità di adattamento delle aree costiere ai cambiamenti climatici?” Queste le domande che gli esperti rivolgono alla Regione.

Non convincono le affermazioni del vicepresidente della Giunta e assessore Raffaele Piemontese (che tra le numerose deleghe ha anche quelle al demanio e patrimonio, difesa del suolo e rischio sismico, risorse idriche e tutela delle acque), secondo cui rimane immutato l’aspetto oggettivo della tutela (ossia cosa si può o non si può fare sulle dune) mentre cambia il soggetto che può attuare la tutela, ossia non più il Comune ma il privato.

Per questo INU, Urban@it e SIGEA chiamano in causa la definizione che l’ISPRA dà di dune costiere: “le spiagge e le dune costiere sono forme di accumulo di materiale sabbioso, costituitesi principalmente per azione eolica. I sistemi spiaggia-duna meglio sviluppati si formano generalmente in coincidenza di tratti di costa bassa, confinanti verso l’interno con zone pianeggianti e caratterizzati, sul lato marino, dalla presenza di fondali poco profondi.

Dune da preservare, no alla manutenzione

Fondamentale, dunque preservare la vegetazione che si forma sulle dune  per mantenere intatto l’equilibrio degli ecosistemi in cui i sistemi dunali costituiscono, allo stesso tempo, un argine naturale alle acque alte, una protezione per gli ambienti di retrospiaggia e un accumulo di sabbia in grado di alimentare la stessa spiaggia e quindi di contrastare, in parte, proprio gli effetti dell’erosione.

“Più diminuiscono le dune maggiore rischia di essere l’erosione costiera; con la modifica legislativa si intende favorire le concessioni balneari proprio a scapito di quel bene, che è il cordone dunare, grazie al quale le spiagge resistono meglio all’erosione”, questo il grido d’allarme di geologi e architetti, che sottolineano fragilità delle dune e la necessità di una loro tutela integrale, perché distruggerle o modificarle può richiedere tempi molto lunghi e, come rilevato nel Piano Regionale delle Coste, i cordoni dunari stanno fortemente riducendosi e ovunque siano diminuiti non si è più riusciti a favorirne la ricostituzione.

“Le dune non richiedono una manutenzione ma una protezione integrale che ne consenta il mantenimento e dove possibile una crescita – continua la nota – pertanto, consentirne la fruizione (anche solo per realizzare gli interventi consentiti dal Piano Paesaggistico Territoriale della Regione Puglia) non può che favorire l’impoverimento di questa risorsa che contribuisce al mantenimento anche di tutte le spiagge sabbiose limitrofe, formidabile attrattore turistico della regione.

Gran parte dei cordoni dunari sono inoltre classificati come habitat di interesse comunitario, per essi è previsto il rilascio del parere di incidenza ambientale nel rispetto delle Misure di Conservazione (Regolamento Regionale 10 maggio 2016, n. 6 e s.m.i.) e nel 2015 è stata varata una legge specifica (LR 3/ 2015 “Norme per la salvaguardia degli habitat costieri di interesse comunitario”) che li protegge. Per questo con fondi comunitari (fondi strutturali o fondi legati a progetti sperimentali) e/o con fondi nazionali, sono stati finanziati nel tempo interventi di tutela e conservazione. Quindi è vero che i Comuni non hanno risorse proprie per tutelare questo prezioso bene naturalistico ma numerose risorse nazionali e comunitarie sono state ben utilizzate a tal fine.

Fidarsi dei balneari?

“Risulta molto difficile immaginare che i titolari delle concessioni balneari possano fare altrettanto -stigmatizzano le associazioni -, non fosse altro che in virtù della conformazione di sistemi dunari che, in quanto appunto dotati di una loro continuità e complessità mal si adattano ad essere tutelati “per parti” ovvero per quelle parti ascrivibili a ciascun lido, che magari introdurrebbe azioni di tipo diverso l’uno dall’altro”.

Le dune di Campomarino a Maruggio, nel Tarantino (Fonte: Wikipedia)

INU, Urban@it e SIGEA puntano il dito contro l’assenza di pianificazione di Comuni e Regione, che ha  come risultato il “disinvolto” uso delle dune nei pressi delle spiagge come parcheggi estemporanei. Mancano i piani comunali delle coste (8 piani approvati su 69 comuni costieri) e una organizzazione complessiva degli spazi demaniali in grado di gestire la fruizione delle spiagge, dei servizi e di tutti gli spazi necessari all’uso delle coste, come ad esempio i parcheggi, la viabilità di accesso, la gestione dei rifiuti e reflui, i servizi igienici, gli eventuali spazi per la somministrazione di cibi e bevande, oltre che delle attrezzature per la balneazione come ombrelloni, sdraio, lettini, ecc.

Di qui l’appello a rendere i Piani Comunali delle Coste maggiormente efficaci nella tutela e nella valorizzazione di questo fondamentale patrimonio territoriale identitario della Puglia.

Un duplice appello

L’ultimo affondo riguarda la governance di quanto indicato dalla norma regionale. “La legge stabilisce che le aree dei cordoni dunari siano concedibili ai gestori degli stabilimenti balneari. Ma i cordoni dunari sono oggetto di un insieme di norme di tutela di tipo diverso, le norme del PPTR ma anche le direttive comunitarie e le norme di tutela dei boschi, il vincolo idrogeologico e della fascia costiera. Il legislatore regionale non ha certo favorito le amministrazioni comunali che dovranno non solo applicare norme assai complesse e articolate, ma anche sottoporre gli interventi che eventualmente i concessionari dovessero proporre, a sistemi di monitoraggio e controllo; e dovranno farlo per interventi parcellizzati ricadenti in uno spazio concesso ad un privato, quindi in qualche modo non più pubblico.

In sintesi, si sta scaricando ancora una volta sui Comuni l’onere della gestione anche di queste delicate porzioni di territorio regionale”

Duplice quindi la richiesta alla Regione: abrogare la modifica alla LR 17/2015 pugliese che elimina il divieto di concessione demaniale in aree di cordoni dunari e rendere i Piani Comunali delle Coste capaci di disciplinare non soltanto il suolo demaniale ma tutto il contesto territoriale con i relativi servizi necessari alla tutela e alla valorizzazione di questi ecosistemi.

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