“Una volta parco era sinonimo di conservazione (dello status quo) dell’ambiente naturale e la sua istituzione comportava che da quel momento in poi nulla potesse essere più cambiato, ad eccezione delle opere di manutenzione del territorio soggetto a vincolo“. Questo è uno stralcio di un articolo apparso lo scorso 3 novembre sulla Gazzetta del Mezzogiorno, sezione Commenti. Lo scritto prosegue con la denuncia di alcune azioni di “demurgificazione” del territorio attraverso azioni spinte da interessi politici ed economici. E’ possibile che non ci siano modalità di salvaguardia dei Parchi dagli interessi dell’uomo? La lettura del testo porta a tuffarsi nella ricerca di metodologie utilizzate per delineare la stessa concezione di Parco. Tra progetti e realizzazioni è da menzionare La città degli Alberi (l’associazione che tra le varie cose si propone di valorizzare e tutelare il parco di Bosco Albergati, nel modenese), che pone in luce il dualismo Uomo e Natura. Un binomio esistente sin dai primordi della specie umana, rafforzato da innumerevoli teorie olistiche che creano «…la tendenza, in natura, a formare interi che sono più grandi della somma delle parti attraverso l’evoluzione creativa», come affermava il filosofo Jan Smuts. Vi sono forme di pensiero “altre” che – vista la tendenza di molti uomini a non considerare natura e ambiente parti integranti della propria esistenza e salute – puntano a distinguere lo spazio verde da quello degli uomini.
Una delle tavole realizzate da Cesare Leonardi per la catalogazione degli alberi da inserire nel Parco della Resistenza a ModenaLa “Teoria degli alberi” – Una di queste teorie si è trasformata in un sistema architettonico chiamato Struttura Reticolare Acentrata o meglio Teoria degli Alberi, formulata dall’architetto modenese Cesare Leonardi, risalente al 1972 ma che continua a riscuotere notevole interesse e riconoscimenti. Il tutto nasce da studi del paesaggio e sugli alberi che Leonardi intraprende per la realizzazione del Parco intitolato alla Resistenza (Modena 1970), il cui progetto si basa su osservazioni che sono state poi raccolte nel volume L’architettura degli alberi (Mazzotta, Milano 1982). L’architetto inizia così un lavoro di catalogazione fotografica e ridisegno delle specie arboree senza precedenti, viaggiando in Italia, poi in Nord Europa, ex Unione Sovietica e America. I disegni in scala delle varie essenze arboree, di cui vengono individuati portamento e struttura, lo studio del colore nelle diverse stagioni, la proiezione delle ombre negli equinozi e nei solstizi e nelle diverse ore del giorno, diventano il formulario base per lo strumento di progettazione del verde pubblico che a oggi risulta insuperato. Da qui nasce l’innovativo sistema di Struttura Reticolare Acentrata (SRA) che permette un nuovo approccio all’uso pubblico del verde, del posizionamento degli alberi e dell’attraversamento degli spazi.
Esistono tentativi di “demurgificazione” del territorio attraverso azioni spinte da interessi politici ed economici (nella foto, una delle caratteristiche aree del parco dell’Alta Murgia)Nel lavoro di progettazione nulla venne lasciato al caso e circa seimila piante furono messe a dimora, seguendo l’osservazione delle superfici mimetiche dipinte sulle ali degli aerei da guerra. “Le superfici mimetiche delle ali nascevano come “imitazione” della natura – dichiara Cesare Leonardi in un’intervista rilasciata a Rai televideo – (la faccia inferiore si relazionava al cielo e quella superiore al terreno) per cui risultavano forme particolarmente adatte ad una possibile ridisegno del territorio“. “L’uomo cerca sempre di occupare tutto il territorio disponibile. Invade addirittura gli ambiti fluviali – prosegue Leonardi – e golenali che dovrebbero autogestirsi. In ambito urbano accade che aree marginali e interstiziali, dapprima trascurate perché considerate secondarie o non strategiche, una volta occupato lo spazio circostante vengano saturate anch’esse. È una pratica insensata ed è causa del disastro urbanistico di molte delle nostre città“.
Il Sistema formulato da Leonardi elimina gli interessi personali dell’uomo dal fulcro del progetto, sostituendoli con un concetto di “rete” in cui non esistono aree prive di interesse, ma tutte le parti meritano di rientrare in un progetto unitario che riporti l’uomo a rispettare l’ambiente.


