Caldo africano, due giorni di fuoco

10 e 11 agosto sono previste temperature fino a 45°C, soprattutto nelle zone interne. Allerta massima incendi

 

Un’altra ondata di caldo africano sta investendo l’Italia e gran parte del Mediterraneo. In questo momento così difficile sul fronte incendi, questa condizione climatica aumenta l’allerta fino al livello massimo in tutte le regioni.

La Protezione Civile ha già diramato qualche giorno fa la notizia. Segnalando che già da domenica era previsto un netto rialzo delle temperature sul nostro Paese. Le previsioni prevedono che oggi 10 e domani 11 agosto le temperature del Centro-Sud Italia saliranno ulteriormente fino ad arrivare anche a 45°C, soprattutto nelle zone interne delle due isole maggiori. Giovedì, i valori dovrebbero essere compresi tra 35 e 39°C, mentre nelle pianure del Nord le temperature dovrebbero attestarsi intorno ai 35°C. Verso il fine settimana, il caldo intenso si potrebbe spostare verso il Nord, con picchi di 39°C, dando un po’ di respiro al Sud. Dopo ferragosto, la situazione dovrebbe ritornare normale.

Fonte: https://www.meteoeradar.it/

«Sul fronte della lotta agli incendi boschivi abbiamo alle spalle giornate impegnative e drammatiche – ha detto il Capo Dipartimento, Fabrizio Curcio – e le temperature che ci attendiamo nei prossimi giorni ci impongono la massima attenzione. Il Dipartimento della Protezione Civile, insieme a tutto il Servizio Nazionale e la flotta di Stato – ha proseguito Curcio – sono al lavoro senza sosta per contenere i roghi che stanno interessando il Centro-Sud. Squadre a terra e canadair sono fortemente impegnati in Calabria, regione dove purtroppo nei giorni scorsi abbiamo registrato due vittime. Non faremo mancare il nostro supporto alle regioni maggiormente colpite da questi eventi e come sempre chiediamo ai cittadini la massima collaborazione e cautela. È fondamentale evitare ogni comportamento che possa generare incendi e segnalare tempestivamente anche roghi di piccola entità».

Intanto il Presidente del Consiglio Mario Draghi ha firmato il Dpcm con la dichiarazione dello stato di mobilitazione nazionale del Sistema di Protezione Civile. In queste ore l’attenzione massima è sulla Calabria, la cui situazione complessa ha portato la Regione ad avanzare una richiesta di supporto. Il Dipartimento è dunque al lavoro per coordinare l’invio di volontari, delle organizzazioni nazionali e delle colonne mobili regionali, che opereranno a supporto delle attività di spegnimento dei roghi.

Secondo i dati diramati ieri, aggiornati alle ore 18.30, sono 17 le richieste di concorso aereo ricevute dal Centro Operativo Aereo Unificato (COAU) del Dipartimento, di cui 7 dalla Calabria, 5 dalla Sicilia, 3 dal Lazio, una ciascuna da Molise e Basilicata. Per spegnere i roghi, sempre più difficili da controllare, le squadre da cielo e da terra continuano a soffocare le fiamme con acqua e liquido ritardante finché è possibile.

È bene ricordare che gli incendi sono appiccati dall’uomo o da alcuni atteggiamenti sbagliati umani come gettare mozziconi di sigaretta o vetri o prodotti infiammabili tra l’erba secca. Bisogna innanzitutto utilizzare gli appositi contenitori dei rifiuti e segnalare subito, in maniera precisa, ai numeri di emergenza nazionali qualunque principio di incendio. Le tempestività anche in questo caso è fondamentale. La perdita di un bosco corrisponde alla perdita di aria da respirare per tutti noi.

Il gran caldo, inoltre, sta devastando anche molte colture stagionali e prossime alla raccolta. La Coldiretti fa sapere che c’è già una perdita del 30% di meloni, angurie, peperoni, zucchine, melanzane e pomodori, bruciati dal sole che sta bruciando anche i vigneti e gli uliveti. «Per risparmiare l’acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie abbiamo elaborato e proposto per tempo un progetto concreto immediatamente cantierabile nel Recovery plan – spiega Coldiretti Puglia – un intervento strutturale reso necessario dai cambiamenti climatici caratterizzati dall’alternarsi di precipitazioni violente a lunghi periodi di assenza di acqua, lungo tutto il territorio nazionale. Il progetto prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti, progettualità già avviata e da avviarsi con procedure autorizzative non complesse, in modo da instradare velocemente il progetto complessivo e ottimizzare i risultati finali. L’idea è di “costruire” senza uso di cemento per ridurre l’impatto l’ambientale laghetti in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione».

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