Le multinazionali – si sa – in passato non hanno mancato di sollevare critiche per aver adottato degli atteggiamenti etically uncorrect. E le critiche si sono trasformate in proteste, petizioni, boicottaggi.
Allo stesso modo, tuttavia, è bene sottolineare quando una multinazionale si distingue per un’idea che ben si sposa con progetti di tutela e salvaguardia dell’individuo piuttosto che dell’ambiente: è il caso del colosso dell’abbigliamento Adidas.
Una partnership con Parley – L’idea in questione scaturisce da un sodalizio con Parley for the Oceans; si tratta di un’organizzazione che da anni denuncia la fragilità ambientale e si batte per la tutela degli oceani, definiti «il sistema eco più importante del nostro pianeta»: dall’inquinamento alla difesa degli animali che vi abitano e della biodiversità. Entrando nel dettaglio, Adidas ha sviluppato una serie di prodotti che saranno in commercio l’anno prossimo e che prevedono la creazione di prodotti innovativi composti parzialmente o integralmente da materiali realizzati con rifiuti plastici marini; un progetto che guarda molto in là, che vuol toccare con mano risultati sì nel breve, ma anche e soprattutto nel medio-lungo termine. A livello di marketing il marchio Adidas ha svelato poco e niente, puntando più sulla questione ambientale e sull’orgoglio che questo rappresenta per la multinazionale. Ed è anche quello che preme a noi di Ambient&Ambienti.
Una “nuova” politica dell’Adidas Group – Eric Liedtke – Responsabile global brands Adidas – ha spiegato come questa nuova linea guida sia stata presa molto a cuore dall’azienda tutta, dai capi responsabili fino ai dipendenti, una direzione green e che si basi molto sulla sostenibilità. Sono tre i pilastri che l’Adidas ha voluto marcare con la partnership di Parley for the Oceans: comunicazione ed educazione, ricerca ed innovazione, azioni dirette contro l’inquinamento marino; concetti chiari e diretti, una risposta alla sempre più crescente richiesta dei suoi fruitori – desiderosi di una linea politica più verde – e, perché no, una risposta a chi (come Greenpeace) ha spesso valutato negativamente l’operato del Gruppo Adidas, ed ora invece batte le mani per gli sforzi profusi in questi anni in ottica ambientale: non è mistero, infatti, che gli ultimi anni hanno già segnalato una piccola ma significativa svolta nella tutela della natura, dalle buste biodegradabili in luogo di quelle in plastica negli store al maggior utilizzo di cotone, dal risparmio di acqua ed energia in fase di produzione al poliestere riciclato.
Il prossimo passo, parafrasando Cyrill Gutsch, fondatore di Parley for the Oceans, sarà quello di coinvolgere atleti, attori, designer e scienziati e renderli testimonial attivi e virtuosi per un mondo marino – e per quello in senso lato – più sano, più pulito. Migliore.


