Corruzione e concussione, veleni per l’ambiente

I reati a danno dell’ambiente avvelenano l’Italia: sono 15 le regioni coinvolte in varie inchieste; 34 le procure impegnate, omogeneamente distribuite su tutto il territorio nazionale.

Secondo il dossier Corruzione, redatto da Legambiente, Libera e Avviso Pubblico, la Puglia si piazza al settimo posto nella classifica nazionale sulla corruzione ambientale.

L’inchiesta più emblematica è Ambiente svenduto. La magistratura tarantina sta indagando su autorizzazioni ambientali ritenute viziate da pressioni indebite: i favori riguarderebbero l’ILVA e la discarica Mater Gratiae, collegata al siderurgico.

I reati ipotizzati sono corruzione e concussione: un provvedimento restrittivo ha colpito il vicepresidente ILVA Group Fabio Riva; arrestati diversi amministratori locali, tra cui il presidente della Provincia di Taranto Giovanni Florido e l’ex assessore provinciale all’Ambiente Michele Conserva. Secondo gli inquirenti, i dirigenti comunali del settore Ambiente ed Ecologia sarebbero stati indotti a rilasciare le autorizzazioni ambientali, nonostante la mancanza dei requisiti tecnico-giuridici.

Per Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia, «l’evoluzione dell’inchiesta conferma che i reati di corruzione e concussione, se perpetrati in campo ambientale, rappresentano indirettamente una seria minaccia per la salute dei cittadini».

Per questo, Tarantini loda il lavoro della magistratura tarantina: «La credenza che la corruzione sia prassi corrente e che l’onestà non paghi finisce per tradursi da sola in realtà. Se invece si diffonde la convinzione che la legge della tangente non sia senza scampo, si può cominciare ad intraprendere un cammino che sia davvero diverso e che avvii al cambiamento».

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