
Si continua a parlare della nuova Legge sul nucleare in Italia, soprattutto perché, man mano che passano le ore, ci si accorge che questo provvedimento non ha “energia”.
Gli esperti bocciano il progetto e il loro giudizio è netto.
Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club e coautore con Giuseppe Onufrio del libro “L’illusione nucleare e la rivoluzione delle rinnovabili”, definisce la retorica sugli Smr “pura fantasia” e “infantile”, ricordando come le fonti rinnovabili abbinate ai sistemi di accumulo a batterie stiano registrando crolli di prezzo e velocità di sviluppo straordinarie.
Non si placano le polemiche all’indomani dell’approvazione definitiva del Senato del DDL delega sul nucleare. Il provvedimento conferisce al governo la delega per emanare decreti attuativi su costruzione ed esercizio delle centrali, produzione di idrogeno tramite energia nucleare, gestione del combustibile esaurito, sicurezza e istituzione degli organi di controllo. Ora il Governo ha dodici mesi di tempo per scrivere e adottare i decreti legislativi che definiranno le regole su produzione, tecnologie, sicurezza e gestione delle scorie.
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Quali i punti deboli di questo provvedimento che faticheranno a essere realizzati.

Si parla di “Neutralità tecnologica” ma la Legge non sceglie ancora una tecnologia specifica o i luoghi in cui posizionare gli impianti, apre invece a reattori di III+ e IV generazione (che arriverebbero nel 2040 e che, al momento, sono una tecnologia che, nel mondo occidentale, non esiste ancora), oltre a SMR (Small Modular Reactors) e AMR (Advanced Modular Reactors). Significa che l’Italia punterebbe su una tecnologia tutta da dimostrare, con tempi e costi ancora incerti, per centrare obiettivi energetici a dieci anni. Per quanto riguarda i “tempi per i cantieri”: Non ci sono ancora centrali o siti definiti; per i primi reattori operativi si guarda come obiettivo di stima al periodo 2034-2035, come indicato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE). La delega copre anche il ciclo del combustibile, il decommissioning (smantellamento), la ricerca sulla fusione e la riorganizzazione degli enti di controllo. L’ipotesi di individuare una ventina di nuovi siti per ospitare gli Smr dovrà poi fare i conti con la resistenza dei territori. Se trovare un posto per le scorie esistenti è già un’impresa politicamente improbabile, immaginare che venti comuni italiani accolgano un reattore nucleare appare, per usare le parole di Silvestrini, pura fantasia.
Molti le voci di dissenso: da Federazione Nazionale Pro Natura all’Associazione Forumambientalista (e ieri non erano mancate le bocciature di WWF e Kyoto Club)
La Federazione Nazionale Pro Natura esprime il proprio dissenso verso questa iniziativa legislativa “il nucleare è pericoloso e lo dimostrano i numerosi incidenti che si sono susseguiti con risultati assolutamente catastrofici, le cui conseguenze sono ancora oggi pagate in termini di vite umane, di territori inabitabili, di persistenti inquinamenti radioattivi in Ucraina e Bielorussia (Chernobil) ed in Giappone (Fukushima)” scrivono in un comunicato “Si sostiene da più parti che il nucleare è indispensabile alla tecnologia dell’intelligenza artificiale, ma questo sistema di gestione dell’informazione viene criticato da più parti per l’insostenibile costo energetico e ambientale. L’IA deve essere considerata un Bene Comune e deve essere posta al servizio della pace e dell’eguaglianza tra le persone e commisurata all’effettiva sostenibilità, che è incompatibile con il nucleare energetico e militare”.
L’Associazione Forumambientalista-ODV commenta tramite Ciro Pesacane, Presidente nazionale Associazione: “il Governo propone solamente l’ennesimo “Rinascimento nucleare”, per di più con una tecnologia che ancora non esiste e oltretutto con tempi di realizzazione che ci portano al 2035 per i primi impianti se non al 2050 per un reale impatto sul fabbisogno energetico. E intanto rimangono irrisolte le questioni riguardanti le scorie nucleari tuttora presenti in Italia o dislocate per conto della nostra nazione in altri paesi europei – Pesacane aggiunge “Si tratta quindi di propaganda elettorale, in un momento in cui il cambiamento climatico è un dato di fatto in corso. Agire subito, qui ed ora, con una pianificazione corretta delle rinnovabili sarebbe il modo giusto per ridare dignità alla politica in campo energetico. La vicenda di un ritorno al nucleare civile è strumentale e ulteriormente divisiva oltre che applicabile tra molti anni”.
Cauta rimane Elettricità Futura, principale associazione della filiera industriale elettrica, che rileva che il nucleare, “una volta verificata la sostenibilità economica dei progetti e individuate le tecnologie più affidabili, può contribuire a diversificare il mix energetico nazionale, a ridurre la dipendenza dal gas con beneficio per la decarbonizzazione. Se i costi si dimostreranno competitivi e consentiranno nel tempo di sostituire la parte meno sostenibile della generazione da gas, il nucleare potrà rappresentare un vantaggio. I tempi, però, saranno necessariamente lunghi. Il principale ostacolo alla riduzione dei costi dell’energia resta la burocrazia. In ogni caso, attendiamo le valutazioni di Nuclitalia e delle altre utility italiane sui costi e sulle tecnologie disponibili. Osserveremo con grande attenzione anche l’esperienza degli Smr oggi in fase di realizzazione nel mondo, con particolare attenzione a quelli con un livello di maturità avanzato o in costruzione”.
Una Legge è purtroppo sempre una Legge ma è sempre bene ricordare che, prima di parlare di nuove centrali, ci sarebbe un conto in sospeso da saldare: quello del vecchio nucleare italiano.
A oltre 35 anni dalla chiusura dell’ultima centrale, quella di Caorso spenta nel 1990, i cittadini continuano a pagare centinaia di milioni di euro all’anno nelle bollette elettriche, tramite la voce A2 degli oneri di sistema, per finanziare la Sogin, la società pubblica incaricata dello smantellamento degli impianti.
Il completamento del decommissioning è previsto solo per il 2052, con un costo stimato di 11,38 miliardi di euro. A questa cifra si aggiungono altri 1,5 miliardi necessari per realizzare il Deposito nazionale definitivo delle scorie.
Fantasia o follia?


