Bari, biodiversità e fuga accademica: una controtendenza?

Lo stand di UniBa alle Giornate della Biodiversità a Bari. Al centro il prof. Eustachio Tarasco

L’entomologo Tarasco: “UniBa opzione molto valida”. Successo di dipartimenti come Scienze del suolo e Veterinaria. Immediate le opportunità di lavoro in alcune lauree magistrali

 

Giovani e biodiversità: che futuro c’è al Sud? Dal Meridione ragazzi e ragazze scappano: lo sappiamo, ci siamo quasi abituati, e lo ha riportato alla cronaca l’inchiesta di Presa Diretta del 22 settembre scorso. Il 40% degli iscritti al Politecnico di Torino viene dal Centro e dal Sud, emerge dal servizio.

E d’altronde, nel decennio 2014-2023 sono 1 milione e 150 mila le persone che si sono trasferite al Centro-Nord: al netto di 600mila sulla rotta inversa, il Sud rimane con 550mila abitanti in meno. Questo è il dato registrato dall’Istat, che parla di «residenti persi dal Mezzogiorno», e che quindi non tiene conto degli studenti che si spostano senza cambiare il comune di residenza: quello da Roma in giù è un drenaggio di persone.

Il Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti ha successo tra gli studenti (foto Carmine Pellegrini)

Eppure, ogni tendenza generale è sempre più sfaccettata di quello che sembra, e per ogni fenomeno complessivo esistono contesti specifici che vanno in direzione opposta. In questo caso, una piccola isola (più) felice. La riprova viene da Bari, dove le Giornate della Biodiversità, che si sono tenute a inizio ottobre e di cui abbiamo parlato, hanno registrato grande affluenza ma soprattutto tanta curiosità e molto successo.

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Tra gli allestimenti più visitati, uno dei chioschi dell’Università di Bari con cui quattro dipartimenti (Scienze della Terra e geoambientali; Medicina veterinaria; Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti; bioscienze, Biotecnologie e ambiente) hanno partecipato a queste giornate. Solitamente organizzato unicamente dal Raggruppamento dei Carabinieri per la Biodiversità, quest’anno – in occasione del centenario dell’università – il progetto è nato anche con la collaborazione accademica.

Risultati positivi, gli studenti vengono anche dall’estero

«3-H education» c’è scritto a penna su un cartello affisso all’entrata dello stand. Il professor Eustachio Tarasco, entomologo del dipartimento di scienze del suolo, della pianta e degli alimenti, spiega che è un’espressione inglese: «l’ho mutuata da amici del Kenya e l’abbiamo fatta nostra: testa (head), cuore (heart), e mani (hands). La conoscenza, i valori e le competenze sono al centro del nostro dipartimento».

Alla domanda se i giovani di Bari e dintorni interessati all’ambito trovino in UniBa una opzione valida, il professor Tarasco risponde: «A Scienze del Suolo noi viaggiamo sui 300/400 iscritti all’anno, e anche Veterinaria ne ha tanti. E a seconda del percorso magistrale scelto molti rimangono qui. Abbiamo, per esempio, una magistrale che si chiama Medicina delle Piante. È specializzata sulla salute delle piante e accoglie studenti anche da fuori. Dal Sud e dall’estero; dal Nord no, non scendono. E tra i nostri corsi di magistrale, comunque, Tecnologie Alimentari è quello con più iscritti».

Tecnologie alimentari, il corso col più alto tasso di occupazione post laurea

Tarasco fa una pausa: una termite in volo ha catturato la sua attenzione. La acchiappa con una specie di pistola aspira-insetti che ha, incorporato, un cilindro per osservarli senza ucciderli. «È una Calotermes Flavicollis: se si guarda bene ha il collo giallo. È una termite isottera, significa che ha tutte le ali uguali. Queste una volta all’anno sfarfallano. Ci deve essere un ceppo di legno marcio qui vicino», spiega.

Poi riprende «Tecnologie Alimentari è anche il corso in cui facciamo più progetti con le aziende. E infatti prendiamo il tasso di occupazione: in questo campo è altissimo. Molti addirittura lavorano prima di laurearsi. Pensiamo all’agroalimentare in Puglia: aziende dell’olio, del vino, della pasta, del grano, caseifici. È un settore trainante per questa regione. Ci sono anche quelli che vengono e hanno alle spalle un’azienda di famiglia. A fare la differenza è il tessuto socioeconomico intorno. È la città, non tanto l’università il discrimine. Anche perché a livello di qualità, non è detto che l’insegnamento migliore si trovi al Nord», conclude.

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