Xylella Salento: una cura positiva per gli ulivi

Aggiornamento sulla situazione di un oliveto nel Salento che resiste alla xylella grazie ad un particolare trattamento. Le foto

Ci sono cose che non vanno spiegate solo con le parole. Spesso le immagini sanno raccontare molto meglio. Una storia che merita di farsi conoscere proprio con le immagini è quella della xylella, dei suoi danni epocali (in 5 anni sono andati distrutti 170mila ettari di uliveti), ma anche delle strategie messe in atto per contrastarla “sul campo”. E Giorgio Greco, il piccolo proprietario salentino che regolarmente ci aggiorna sullo stato del suo uliveto “La scelta”, nel territorio di Seclì (Lecce), dove da tempo ha avviato una “cura” degli alberi a base di  Potatura, Arieggiamento, Cenere ed Erba (il metodo “PACE”), ci racconta come stanno le cose proprio attraverso una serie di foto da lui scattate. Da precisare che, come scrive lo stesso Greco, il suo uliveto confina con quello oggetto di visita da parte della Commissione Agricoltura della Camera si è recata presso la Masseria Lo Prieno a Galatone, ieri 3 dicembre. Inutile dire che ogni commento è superfluo.

«Gentile Redazione, si fa seguito all’articolo di Ambient&Ambienti del 29 aprile 2018 Xylella, milioni di insetti vettori pronti a colpire, per aggiornare la situazione relativa al campo sperimentale “La Scelta” .

«Le foto, scattate il 1° dicembre 2018, riprendono n. 12 alberi dell’oliveto. Sono trascorsi circa 6 anni dai primi segni visibili ed essi resistono ancora al disseccamento rapido dell’Olivo, pur appartenendo alle varietà sensibili Cellina di Nardò ed Ogliarola Leccese. Il contesto spettrale che li circonda si può chiaramente notare nello sfondo di ogni foto. Mi domando e domando a chi ha competenza: quanto tempo può resistere un albero dopo essere stato attaccato visibilmente dal Disseccamento Rapido?

Ma proprio stamattina(ieri, n.d.r.) la Commissione Agricoltura della Camera si è recata presso la Masseria Lo Prieno a Galatone, dove è in corso una delle sperimentazioni finanziate dalla Regione Puglia per capire se e come gli ulivi colpiti da disseccamento possono essere salvati.

«Sapete dove si trova la Masseria Lo Prieno? Nella foto n. 12 che ho inviato il 1° dicembre scorso in Redazione c’è un muretto a secco, il famoso muretto de “La Scelta”. Ebbene la Masseria Lo Prieno è aldilà del muretto, in pratica confina con il mio oliveto.

«Leggo in uno degli articoli che riportano della visita: “I risultati molto molto preliminari – spiega – al momento ci hanno mostrato che le piante hanno ricominciato a vegetare già con la potatura, eliminando tutto il secco ed evitando di fare tagli drastici. Tutte le ferite sono state trattate con solfato di rame, presidio usato in agricoltura biologica e che ha un’attività batteriostatica e fungicida. Inoltre, abbiamo provato a vedere se ci sono effetti sovesciando alcune piante come mugnuli e favino, quest’ultima pianta azoto-fissatrice per incrementare questa componente all’interno del terreno. Infine, abbiamo sperimentato l’efficacia di un fertilizzante a base di letame bovino fresco fermentato con aggiunta di cenere, lievito, saccarosio e siero di latte. Questi trattamenti sono stati suddivisi all’interno di uno schema sperimentale che prevede la distinzione di tre blocchi principali per fare in modo di poter fare analisi statistiche. Il trattamento al momento rivelatosi più efficace è quello in cui si è trattato il terreno sovesciando i mugnuli; le piante sono state  disinfettante sulle ferite della potatura con solfato di rame; tronchi e branche principali con solfato di ferro, pure usato in agricoltura biologica; la chioma con biofertilizzante. Gli effetti sembrano significativi rispetto a tesi controllo e piante mai interessate da trattamenti”

«Ora, guardando le foto degli alberi di quella sperimentazione ufficiale riportate negli articoli linkati e guardando le foto degli alberi della mia  “sperimentazione empirica” trattata semplicemente con PACE – Potatura, Arieggiamento, Cenere ed Erba, noto con soddisfazione che i miei alberi competono egregiamente. Voi che ne pensate?»

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