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Xylella, milioni di insetti vettori pronti a colpire

Xylella, c’è ancora molto da fare. Ora il pericolo più immediato è quello dell’attacco degli insetti vettori a causa della mancata pulizia degli oliveti. Intanto Giorgio Greco torna ad aggiornarci sulla sperimentazione empirica che ha adottato da qualche anno nel suo oliveto “La scelta” nel territorio di Seclì (Lecce).

«Se è Xylella la causa principale del disastro, prepariamoci all’ennesimo massiccio attacco da parte di milioni di insetti vettori. Anche quest’anno, infatti, siamo a ai primi di maggio ed una buona percentuale del territorio salentino risulta abbandonata con le erbe spontanee alte fino ad un metro;  lo spauracchio delle pesanti multe continua a non funzionare. La sputacchina “autostoppista”, dopo la provincia di Lecce, rischia di fare terra bruciata della provincia di Brindisi e si avvia a minacciare il sud barese.

Intanto, nel campo sperimentale “La Scelta”, a ridosso del piccolo comune di Seclì, dove è cominciata una particolare sperimentazione empirica, a distanza di circa 5 anni dai primi sintomi di disseccamento rapido, c’è ancora vita nel mio oliveto, nonostante la situazione risulti drammatica come già comunicato nei miei precedenti aggiornamenti.

Xylella sotto assedio, le foto

ulivo no xylella

L’ulivo-simbolo della sperimentazione positiva anti – xylella nell’uliveto “La scelta” a Seclì (Lecce)

Nella foto n. 1 potete osservare quello che è l’albero simbolo della resistenza di un oliveto di 34 alberi che è prossimo a spegnersi in un contesto, in genere, dall’aspetto spettrale; gli fanno ancora compagnia altri 7 olivi di cui alle foto dalla n. 2 alla n. 8. Le 8 piante appartengono alla varietà Cellina di Nardò, sensibile al batterio, e sono state trattate con PACE, pratica agricola il cui termine è stato coniato dal sottoscritto: Potatura, Arieggiamento, Cenere ed Erba.

Potatura e arieggiamento servono a rinforzare la chioma, mentre cenere ed erba fresca sbriciolata forniscono nutrimento. La cenere, derivante dalla bruciatura delle ramaglie, contiene potassio, fosforo, calcio, magnesio, ferro, rame, boro, zinco, fluoro, manganese; l’erba fresca contiene ciò che manca alla cenere: azoto. La pulizia, in genere, è necessaria a frenare il diffondersi del batterio attraverso l’insetto vettore.

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Utile risulta una miscela di rame e zinco complessata ad acido citrico sotto forma di idracido che includa una regolare mondatura degli alberi ed erpicatura dei suoli. Mentre gli alberi non trattati del gruppo di controllo erano morti alla fine dei tre anni, tutti gli alberi trattati sono sopravvissuti in buono stato vegetativo.

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Speranza nella terra rossa del Salento

Nella foto n. 9 un piccolo albero di noce e sullo sfondo un olivo ormai morto; il noce rappresenta la speranza della rinascita di un territorio agricolo, stavolta variegato, in cui l’errore più grave e ripetuto, dopo la Brusca Parassitaria di un secolo fa, è stato quello di piantare solo olivi e di 2 varietà: questo atteggiamento si è rivelato fatale.

Ora, in questa gran confusione, l’ultima parola spetterà a Madre Natura: ciò che resterà in vita dovrà sostituire ciò che è morto. Nella terra rossa del Salento, povera d’acqua e difficile da lavorare, non potranno che essere il fico, il fico d’india, il mandorlo, il noce e qualche olivo resistente a riportare il verde nel deserto».

(le foto sono state scattate da Anastasia Greco lo scorso fotografica del 27 aprile 2018).

 

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