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Xylella e M5S: verso l’eradicazione degli ulivi ma con una strategia mirata

La decisione dell’UE di estendere fino alla piana di Monopoli (Bari) la quarantena anti xylella scatena il dibattito sulla strategia da seguire. La proposta del M5S

Inutile negarlo, la xylella ha radicalmente modificato il paesaggio della Puglia, quel paesaggio da favola per il quale la nostra regione si distingue a livello mondiale. Non è esagerato definire “mozzafiato” il paesaggio a nord di Bari, con l’olivo che fa da padrone in paesaggi unici e qualità che trasforma in ricchezza economica. Qui tutto è diventato oro, ancora più luccicante quando si passa dalla Puglia centrale verso la parte meridionale, nella fascia murgiana che interessa Monopoli, Fasano, Ostuni, quella Murgia dei Trulli che occupa anche Cisternino e Martina Franca e si collega poi con l’Arco Jonico e le sue gravine, giungendo fino a Ginosa. A Monopoli si accede alla “Piana degli Ulivi”, che si caratterizzata con foreste secolari. Procedendo a sud, nel Tavoliere Salentino e poi nel Salento delle Serre, si incontrano nuovi paesaggi, in cui però la nota dominante è sempre quella dell’olivo.

Xylella, le decisioni UE

 

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La Piana degli ulivi a Monopoli rientra nella nuova fascia di quarantena decisa dall’UE

Ma proprio a Monopoli il rischio Xylella si fa ora sentire  con l’Unione Europea, che attraverso il Comitato UE per la Salute delle Piante, a maggioranza, entra a gamba tesa in Puglia per spostare con un solo colpo i confini nord ed ovest dell’area di quarantena per la lotta contro la Xylella. I confini interessano così Monopoli a nord e Ginosa ad ovest: si unisce così la costa adriatica a quella jonica. Le aree cuscinetto (di 10 km) e di contenimento (20 km) hanno pertanto colpito il territorio della Piana degli Ulivi secolari, che ospita la maggior concentrazione di ulivi secolari e/o monumentali di tutta la Puglia.

Non siamo più solo negli uliveti, ma in vere e proprie formazioni boschive, dove si è originato quello che gli esperti hanno definito “un vero e proprio micro-ecosistema in grado di ospitare una elevata biodiversità”. È il cuore della Puglia, e questo è un attacco, giusto o sbagliato che sia, al cuore della regione.

Viene intaccata una ricchezza tramandata fino ad oggi, partendo da un attacco al basso Salento, come un’invasione dal mare: ora, da sud, si passeggia tra immense distese di alberi secchi, privi di quell’argento del fogliame  che ne caratterizzava la vista. Tornando verso nord il paesaggio rischia di diventare monotono, sempre costellato di alberi secchi. Meglio fermarci nel nostro percorso virtuale e sognare una politica nuova che possa liberare la Piana degli Ulivi e l’Arco Jonico fino a Ginosa dal rischio di invasione xylella.

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I pesticidi della discordia

Quale sarà il nostro paesaggio senza l’olivo? Forse dovremmo riscrivere la nostra storia. Un recente decreto del Ministro Martina ha imposto agli agricoltori salentini l’avvio di una lotta con l’uso di pesticidi. Si sostiene che però siano dannosi per la biodiversità, per la sicurezza alimentare e per la salute e che violino i principi di prevenzione e precauzione. Alcuni sindaci brandiscono questi principi come se fossero armi e intervengono con proprie ordinanze per contrastare ed impedire l’uso dei fertilizzanti. La Regione Puglia, al contrario, va oltre e il suo Governatore Michele Emiliano chiede un decreto legge immediato che ci consenta di rispettare le direttive UE e il decreto Martina, accelerando l’abbattimento degli alberi infetti.

L’Assessore all’agricoltura pugliese Leo Di Gioia, nella seduta monotematica del Consiglio del 23 maggio 2018 dedicata alla Xylella, lo comunica in diretta e lo fa dopo aver richiamato i sindaci a revocare le ordinanze, pena l’impugnativa al TAR delle stesse. Ma come ci si può far male da soli, rinunciando alla necessaria concertazione fra i livelli istituzionali, lottando contro lo Stato, rinunciando a mettersi attorno al tavole delle soluzioni?

Nei giorni scorsi è stato pesante il Senatore Dario Stefano, già assessore regionale all’agricoltura: «Dalla vicenda Xylella abbiamo ancora tanto da imparare. E, mentre si continua a discutere su cosa è meglio fare, spesso senza competenza, il vero nemico – il patogeno da quarantena che ha colpito la Puglia – continua inesorabilmente la sua avanzata». Per ora l’avanzata è arrivata fino alla Piana degli Ulivi e a Ginosa.

Nel frattempo sono partiti altri attacchi dai consiglieri regionali: da Congedo (FdI) che chiede una legge speciale condivisa ai vari livelli istituzionali ed una visione e una strategia di ampio respiro, a Marmo (FI) che chiede le dimissioni dell’assessore Di Gioia, a Zullo (Fittiano) che insieme a Congedo ricorda i cambi di opinione di Emiliano, richiamato anche dalla sua maggioranza, con Abbaterusso, che chiede un cambio di strategia.

Interviene con forza anche la CIA con il suo vicepresidente Giannicola D’Amico: «I ritardi della burocrazia, della giustizia e della politica, i santoni che volevano combattere la Xylella con la stregoneria e i ricorsi al Tar hanno determinato questo risultato infausto per la Puglia».

La “cura” anti xylella del M5S

No alla TAP Casili

Il consigliere regionale del M5Stelle Cristian Casili propone col suo gruppo un vero e proprio “Patto col territorio” per salvare gli ulivi pugliesi dalla xylella, destinando più risorse al monitoraggio

Il M5S Puglia, per contro, aveva cambiato strategia già nei giorni scorsi, diventando incisivo e deciso e proponendo un vero e proprio “patto col territorio” attraverso delle proprie linee guida, suddivise in 10 punti, «che servono anzitutto – ha dichiarato  il capogruppo in Consiglio regionale, Cristian Casili – per rompere l’impasse che il governo Emiliano, con ritardi e inefficienze, ha creato.  Anche l’Europa è corresponsabile di quanto accaduto ed oggi deve essere chiamata al pari dello Stato italiano ad investire risorse importanti».

Per il M5S le eradicazioni servono, purché mirate ed orientate da un monitoraggio: se lo si fa meglio si comprende bene la situazione e si orientano gli sforzi, anche con pericolosi pesticidi, ma con azioni mirate. Insomma, affidiamoci alla scienza e alla tecnica, utilizzando azioni più incisive ma mirate e riducendo gli spazi di intervento e distruzione.

E dopo il nuovo attacco alla Piana degli Ulivi e a Ginosa, le risorse servono ancor prima per attrezzare le armate anti-xylella e soprattutto unire le forze politiche con percorsi concertativi. Oppure, spingerle a mettersi da parte, dando spazio alle scelte di chi vuole assumersi la responsabilità di finalmente farle con capacità.

Il documento del M5S: non solo buone pratiche

1) Buone pratiche agricole, con potature biennali e ove si renda necessario senza cagionare stress agli alberi con tagli di grosse dimensioni che causano effetti opposti, procedere al taglio ripetuto delle piccole branchette che producono sintomi da disseccamento;

2) Diserbo meccanico eseguendolo ovunque possibile nel periodo giovanile di sviluppo del vettore philaenus spumarius meglio noto come  “sputacchina”;

3) Diserbo con tecniche innovative nelle aree pubbliche e in quelle marginali difficilmente raggiungibili attraverso il ricorso a prodotti non residuali oppure ricorrendo alla già collaudata tecnica del pirodiserbo o alla innovativa tecnica del vapore d’acqua ad alta temperatura la cui fattibilità è già oggetto di studio e approfondimento;

4) Trattamenti con prodotti fitosanitari sostenibili nelle fasce di contenimento nei periodi di diffusione degli adulti di Philaenus spumarius. Tali prodotti devono manifestare efficacia verso il vettore e al contempo contemperare le esigenze delle aziende in Biologico, limitando i trattamenti obbligatori a due secondo tempi e modalità previsti dalle norme vigenti e usando principi attivi compatibili con l’ambiente e la salute. Deve essere garantito all’agricoltore un abbattimento dei costi per l’acquisto di questi presidi fitosanitari che copra il gap con i prodotti convenzionali attraverso aiuti economici. E’ necessario attuare qualsiasi misura di profilassi nelle aree indenni attraverso il ricorso a pratiche colturali e strategie agronomiche atte a migliorare le condizioni di vita dell’olivo;

Eradicazioni mirate

5) Interventi chirurgici di eradicazione delle piante infette nelle fasce di contenimento, dato che gli alberi colpiti da Xylella sono ulteriori fonti di inoculo. A tal proposito occorre recuperare le risorse necessarie per aumentare e rendere più efficienti i monitoraggi, dando costante e trasparente informazione agli agricoltori e ai cittadini. L’espianto deve essere condotto con tempi e modi idonei. Devono essere salvaguardati gli ulivi monumentali, per i quali occorre prevedere idonee procedure di isolamento fisico per impedire che siano presidi di contagio;

6) Reimpianto nella zona infetta con cultivar ritenute idonee che manifestano tolleranza/resistenza al batterio, incentivando lo studio e la ricerca sul germoplasma autoctono e l’individuazione di semenzali locali che manifestino resistenza/tolleranza al disseccamento;

7) Rigenerazione del paesaggio dell’olivo e ricostruzione paesaggistica delle aree maggiormente colpite che tenga conto dei caratteri identitari del paesaggio pugliese e delle esigenze di carattere sociale ed economici;

8) Monitoraggi estesi e ripetuti della Regione, eseguiti con modalità idonee anche per studi geostatistici, che possano consentire di studiare come il fenomeno si propaga nello spazio, in modo da arginare più efficacemente le eventuali direttrici di propagazione;

9) Controlli tempestivi ed efficaci sull’adempimento delle azioni di controllo del vettore, con sanzioni ed esecuzione in danno;

10) Ricerca scientifica multidisciplinare mirata alla comprensione della diffusione e gestione di Xylella.

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