Xylella fastidiosa, scenari disastrosi

 “La Xylella fastidiosa deve aprire gli occhi sull’abbandono ed uso di mezzi chimici affinchè la terra venga riportata al proprio equilibrio naturale: un intero territorio inondato per anni e anni di diserbanti e disseccanti, impoverito di humus; alberi senz’anima, fantasmi in distese incolte, divorati da  succhioni alti e robusti come cipressi che estraggono la linfa vitale a mo’ di vampiri.”

Con queste parole Giorgio Greco, da Seclì (Lecce), introduce le sue considerazioni sul futuro che aspetta il Salento messo in ginocchio dalla Xylella fastidiosa e – aggiungiamo noi – da una contraddittoria politica di risoluzione del problema. Ecco le sue riflessioni.

«Il flagello, senza precedenti, che si è abbattuto sul Salento ha accelerato la sua corsa e continua a conquistare terreno con una rapidità impressionante, forse favorito dal clima assai mite degli ultimi inverni. Purtroppo si registra, in genere, ancora tanta divisione e indifferenza tra tutti gli attori coinvolti e quindi si prospettano, all’orizzonte, scenari davvero disastrosi, direi apocalittici.

  Nella Penisola Salentina sono presenti circa 11 milioni di ulivi e di questi, ormai, non si contano più quelli colpiti in maniera visibile dal disseccamento rapido;  talmente ne è aumentato il numero dallo Ionio all’Adriatico.

Oltre agli ulivi si incontrano, qua e là, dei mandorli anch’essi sofferenti, fichi e fichi d’india ormai in estinzione, sostituiti dalle più diverse piante esotiche importate da paesi lontani che vanno ad “abbellire” soltanto lussuose ville.

Da questo dato risulta tragicamente evidente che, venendo a mancare l’ulivo, di questa terra resterà un vero e proprio deserto con tutte le conseguenze che, solo ad immaginare, viene la pelle d’oca.

Prima di tutto, con il disseccamento, verrà meno la fotosintesi clorofilliana di undici milioni di piante e con essa l’ossigeno finale così indispensabile per tutti gli esseri viventi; per non parlare del verde così forte, così vivo, così rilassante per gli occhi, ristoratore dell’anima.

Non arriveranno più i tordi e gli storni a beccare le olive tra i rami, da ottobre a marzo;  saranno costretti a cambiare rotta e svernare altrove. La gazza, il gufo ed altri uccelli stanziali non avranno più la possibilità di nidificare nelle chiome di questi alberi e verrà a mancare anche l’ombra naturale, nelle ore più calde della torrida estate salentina, così benefica per l’uomo, per gli altri esseri viventi e per la stessa terra.

In questo contesto aumenterà il degrado costituito da rifiuti di ogni genere, abbandonati a cielo aperto.

Non è possibile permettere che tutto questo avvenga, forse siamo ancora in tempo per uscire dalle tenebre.»

(la foto è di Giorgio Greco)

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