Xylella, diminuiscono i controlli aumentano le infezioni

La denuncia di Coldiretti: “monitoraggi col contagocce, solo 15 squadre su 90 del 2020, 11 ulivi infetti a Monopoli e 1 a Polignano”. Persi miliardi di euro

 

Si parla sono di Covid, ma la piaga della Xylella continua a devastare la Puglia. Secondo la Coldiretti, sono state impegnate quest’anno solo 15 squadre con 30 tecnici rispetto alle 90 squadre e 180 tecnici dell’anno scorso, con il rischio che salti la scadenza programmata di ottobre 2021 per la chiusura dell’attività di monitoraggio e campionamento, utile a salvare la Piana degli ulivi monumentali e fermare l’avanzata della malattia verso l’area ancora indenne.

La Coldiretti Puglia segnala anche che sono stati colpiti dalla Xylella 11 olivi e Monopoli e 1 a Polignano, ubicato nei pressi della frazione di Triggianello, in un focolaio individuato nella precedente campagna di monitoraggio, ovvero un’area con raggio di 50 metri nel contorno delle piante già trovate infette e, salvo deroghe, già abbattute. Si tratta di un olivo che, sulla base del requisito di monumentalità, era stato escluso dalla Determina di abbattimento. Analoga la situazione per 2 dei 3 nuovi positivi di Monopoli, anch’essi monumentali ricadenti in due precedenti focolai, mentre il terzo olivo infetto di Monopoli, essendo appena 4-5 metri fuori dei 50m del focolaio già demarcato, genera a sua volta un nuovo focolaio.

«I risultati delle analisi statistiche condotte dagli enti di ricerca – spiega Savino Muraglia, presidente della Coldiretti Puglia – impongono una seria riflessione circa il nuovo regolamento comunitario approvato il 14 agosto 2020 che ha ridotto a 50 metri, dai 100 metri inizialmente previsti, l’area buffer ovvero il raggio dell’area focolaio intorno alle piante trovate infette e soggette a taglio obbligatorio per sottrarle all’azione di diffusione degli insetti vettori, come la cicalina sputacchina. Se la sputacchina cammina fino a 400 metri in una stagione, l’area buffer di 50 metri risulta decisamente insufficiente a contenere il rischio contagio, quindi si ottiene solo un’azione di rallentamento della diffusione, non certo l’estinzione dei focolai più avanzati nelle aree cuscinetto sul fronte epidemico che richiederebbe invece azioni ben più drastiche».

L’epidemia di Xylella dal 2013 ad oggi ha colpito 8mila chilometri quadrati, con un danno stimabile di oltre 1,6 miliardi euro, ed è andato perduto un 1/3 degli ulivi di inestimabile valore preservati nel tempo, un patrimonio vitale per la Puglia sul piano agricolo, paesaggistico, culturale e turistico.

Monitoraggi delle piante non solo visivi e dell’insetto vettore ‘la sputacchina’, campionamenti ed espianti tempestivi in caso di ulivi infetti, considerato che non esiste ancora una cura per la batteriosi, restano  l’unica soluzione per ridurre la velocità di avanzamento della infezione. L’efficacia e sistematicità sono garanzia per le aree indenni della Puglia e delle regioni limitrofe e non vanno messe in alcun modo in discussione.

Sono necessarie scelte e provvedimenti urgenti, pe ridurre e quantomeno arginare gli effetti disastrosi sull’ambiente, sull’economia e sull’occupazione.

 

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