WWF, le uova di Pasqua non sono tutte sostenibili

Foto di Adriano Gadini da Pixabay

Aumentano le produzioni di cacao e zucchero. Con questo ritmo, entro 3 anni scompariranno alcune foreste in Africa e America Latina. Ma c’è una soluzione

Forse non tutti sanno che la maggior parte del cacao e dello zucchero usati per le uova di Pasqua sono prodotti distruggendo e frammentando molti ecosistemi naturali.

La denuncia è del WWF. La canna da zucchero è spesso coltivata in aree dove un tempo sorgeva una lussureggiante foresta tropicale. Il Brasile è il primo paese produttore al mondo e la sua coltivazione ha contribuito considerevolmente alla deforestazione soprattutto nel periodo dal 2002 al 2012 con il 12% delle attività di deforestazione nel Paese (16 mila chilometri quadrati di foresta tagliati a causa dell’espansione delle piantagioni). Mentre per il cacao soffrono principalmente i Paesi dell’Africa occidentale che in questi anni hanno triplicato la loro produzione, arrivando a coprire oltre il 70% della quota di mercato globale. Qui si calcola che, mantenendo gli stessi livelli di produzione, entro il 2024 intere foreste dell’Africa occidentale scompariranno, con conseguenti impatti anche sul clima.

Foto di Thanasis Papazacharias da Pixabay

Intanto il WWF pubblica un approfondimento sugli impatti delle due principali commodity dolci della Pasqua: “Zucchero e Cacao, due storie amare”. Gli ingredienti più comuni del simbolo pasquale si aggiungono quindi a olio di palma, soia e allevamenti bovini come importanti cause della deforestazione e della perdita di habitat.

Lo zucchero, una delle commodity più commerciate al mondo, sta assistendo ad una progressiva limitazione di utilizzo nei Paesi occidentali, dovuta alle policy sulla salute; al contrario il suo consumo nelle economie emergenti è in continua crescita. L’Unione Europea è il primo importatore al mondo di zucchero di canna grezzo da raffinare. Qui infatti si lavora lo zucchero grezzo per produrre i prodotti dolciari che finiscono negli scaffali dei supermercati, per questo l’UE è anche il terzo massimo produttore mondiale di zucchero, preceduto solo da Brasile e India. Questo alto livello di produzione non ha impatti devastanti solo sul Pianeta.

L’Oms raccomanda di ridurre il consumo dello zucchero a meno del 5% dell’energia totale giornaliera, che corrisponde per un adulto con indice di massa corporea medio a 25 grammi di zucchero (ossia circa 5 cucchiaini da tè), mentre per un bambino di sei anni ancora meno (circa 20 grammi).

Foto di lupe02 da Pixabay

In Italia oggi il consumo di zucchero è di circa 27 kg pro-capite all’anno, ossia circa 15-18 cucchiaini al giorno. È importante tenere presente che una bustina di zucchero che mettiamo nel caffè ne contiene circa 5 grammi, un succo anche 10 grammi, mentre una bibita gassata circa 40 grammi (quest’ultima basterebbe da sola a far superare i limiti giornalieri raccomandati dall’Oms).

In Italia il consumo di cioccolato è aumentato del 22% a seguito della pandemia, a riprova del forte potere consolatorio che il cioccolato ha per tutti noi. La sua domanda a livello mondiale attraversa una fase espansiva che dura da parecchi anni crescendo a un ritmo medio del 3% annuo. L’Italia è il settimo maggiore importatore di fave di cacao in Europa e il secondo maggiore produttore di cioccolato in Europa (con 0,7 milioni di tonnellate, il 18% della produzione Ue), dopo la Germania (1,3 milioni di tonnellate, ovvero il 32% del totale della produzione). Ogni italiano mangia 4 kg di cioccolato all’anno, circa 11 grammi al giorno e sorprende come questo alimento continui a non essere associato ai rischi connessi ad una cattiva alimentazione e ai rischi legati agli alimenti ricchi di grassi e altamente calorici.

Ma c’è spazio per la sostenibilità. Acquistare un uovo di Pasqua che abbia un basso impatto sulla natura e sulla nostra salute non è solo possibile, ma necessario se vogliamo continuare a mangiarne anche in futuro mantenendo il nostro Pianeta in grado di sostentarci. Il WWF consiglia di consumare cacao e zucchero provenienti da filiere equo solidali e da agricoltura biologica che garantiscono il rispetto delle condizioni di lavoro degli agricoltori e un basso impatto delle coltivazioni sull’ambiente e la biodiversità.

 

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