WWF, la deforestazione avanza

Illegal deforestation found in the indigenous Uru-Eu-Wau-Wau territory. This area of ??deforestation was discovered on December 15th 2019 during the first surveillance made by the Uru-Eu-Wau-Wau after the drone course funded by WWF's Amazon Emergency Appeal. Drones are to be used to monitor deforestation, invasion and land grabbing. The Uru-Eu-Wau-Wau people received drone piloting training in a partnership between Kanindé Ethno-Environmental Defense Association and WWF. From the funds raised from WWF’s Amazon Emergency Appeal WWF donated 14 drones and trained 55 people to operate them during a training course in December 2019 held in Rondônia. The Indigenous Uru-Eu-Wau-Wau territory in Rondônia measures 1,867,117 hectares and is home to the springs of the 17 largest rivers, it is known as "the state water tank". This Indigenous Land is the most important of Rondônia because of its biodiversity and the economic value of the water available. There are also caves with rock scriptures, endangered animals, flora and fauna that have never been studied. In the history of the Indigenous Land there have been successive invasions by loggers, rubber tappers, farmers, and land grabbers but it suffers in particular from land grabbing and illegal livestock. The invasions intensified from the 1980s and persist to this day. A new wave of invasions has intensified threats to the people of the Uru-Eu-Wau-Wau Indigenous Land since the 2018 election campaign.

In 13 anni sono state cancellate foreste per un’area grande come la California

Dalle analisi del WWF, in 13 anni abbiamo perso un’area forestale delle dimensioni della California. Secondo un nuovo studio, dal titolo: “Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia”, circa due terzi della deforestazione globale, tra il 2000 e il 2018, sono avvenuti in aree tropicali e sub-tropicali. Sono stati identificati 24 principali fronti di deforestazione concentrati in 29 Paesi di Asia, America Latina e Africa, che custodiscono una superficie forestale di 377 milioni di ettari (circa un quinto della superficie forestale totale ricompresa nei Paesi delle zone tropicale e sub-tropicale).

Circa 8.000 anni fa, la metà della superficie terrestre era occupata da foreste. Oggi quest’area si è ridotta al 30% e la deforestazione continua a ritmi vertiginosi, soprattutto nei luoghi che ospitano alcune delle comunità umane più vulnerabili al mondo e dove si concentra una elevata biodiversità in pericolo. Tra il 2004 e il 2017 oltre il 10% della superficie forestale entro i confini dei 24 fronti di deforestazione è andato perduto, si tratta di circa 43 milioni di ettari, per intenderci, l’Italia è grande circa 30 milioni di ettari; mentre quasi la metà della foresta ancora in piedi – circa il 45% – ha subito frammentazioni. Solo nel Cerrado brasiliano, che ospita il 5% delle specie animali e vegetali del pianeta, ad esempio, i terreni sono stati rapidamente deforestati per l’allevamento del bestiame e la produzione di soia con la conseguente perdita di un terzo (il 32,8%) della sua superficie forestale tra il 2004 e il 2017.

L’agricoltura che soddisfa la domanda del mercato rimane la prima causa di deforestazione, soprattutto in America Latina e in Asia, dove predominano l’espansione delle coltivazioni arboree e dell’agricoltura legata sia alla domanda mondiale che ai mercati interni, mentre aumenta la pressione dei piccoli coltivatori, specialmente in Africa. L’estrazione del legname, sia in forma legale che illegale, ha generalmente ridotto la sua importanza come motore primario del degrado e della perdita di foreste, nonostante spesso preceda la deforestazione per altri scopi e rimanga un fattore significativo in alcuni Paesi. La deforestazione si accompagna spesso alla crescente espansione delle reti stradali, che collegano le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione e al rifornimento dei mercati interni. Ma i fronti si espandono anche a causa della pressione delle operazioni minerarie non industriali e dell’aumento degli insediamenti umani all’interno degli ecosistemi naturali. Ulteriori pressioni sulle foreste nascono poi dall’accaparramento di terreni di proprietà pubblica, guidato dalla speculazione, approfittando delle incertezze delle proprietà e di una governance nazionale debole.

Il report rileva anche l’importanza del ruolo dei cittadini, che non posso ignorare il rapporto tra i loro comportamenti e la deforestazione. Vanno ridotti i consumi di carne e di prodotti contenenti le materie prime incriminate, come soia e olio di palma, e preferiti quelli che dimostrano in etichetta una provenienza estranea alla deforestazione. È urgente che anche i governi dei Paesi importatori introducano regole che impediscano l’importazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti legati alla deforestazione. Con la campagna #Together4Forests, più di un milione di persone in Europa hanno già chiesto una nuova e ambiziosa legge dell’UE per tenere i prodotti legati alla deforestazione e alla distruzione della natura fuori dal mercato europeo e garantire che la produzione di questi prodotti non porti a violazioni dei diritti umani, compresi i quelli delle popolazioni indigene e delle comunità locali.

Il report suggerisce inoltre azioni correttive come: supportare l’utilizzo di mezzi di sussistenza alternativi; finanziamenti accessibili per le produzioni sostenibili; promuovere partnership basate sul concetto di Valore Condiviso; evitare il trasferimento delle pressioni su altri ecosistemi; migliorare l’integrazione tra biodiversità, agricoltura e selvicoltura a livello governativo e introdurre sistemi di Early Worning. Mentre fra le proposte di innovazione ci sono il monitoraggio automatizzato delle foreste; sistemi di tracciamento per l’attribuzione delle emissioni a specifiche aziende/materie prime; una pianificazione territoriale ottimizzata con risposte adeguate al contesto e l’introduzione di forme d’incentivi per mantenere le foreste piuttosto che trasformarle.

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