WWF, investire nella natura: pronti 39 milioni di posti di lavoro

© Jaime Rojo - WWF-US

Il nuovo report del WWF conferma che ciò sarà possibile solo se i governi smetteranno di investire in sussidi che danneggiano la natura

 

Il nuovo report del WWF sulla biodiversità, pubblicato in vista dei negoziati delle Nazioni Unite sulla Biodiversità che inizieranno la prossima settimana, rivela come i governi potrebbero creare ben 39 milioni di posti di lavoro dedicando ad azioni positive per la natura (come la rinaturalizzazione) una solo annualità di quei sussidi che ancora oggi distruggono la biodiversità.

Il rapporto dal titolo Halve Humanity’s Footprint on Nature to Safeguard our Future (Dimezzare l’impronta ecologica dell’umanità sulla natura per salvaguardare il nostro futuro) spiega che ciò sarebbe possibile se i 500 miliardi di dollari venissero dirottati verso un impiego positivo per la natura.

«Reindirizzando queste risorse, e il mondo con la sua risposta alla crisi da COVID-19 ha mostrato che sono possibili significativi cambiamenti finanziari – afferma Marco Lambertini, direttore generale del WWF International – potremmo innescare un circolo virtuoso in grado di produrre 10.000 miliardi di dollari di valore annuale e 400 milioni di posti di lavoro dedicati a una nuova economia nature positive».

Nel 2020, il Future of Nature and Business Report del World Economic Forum ha previsto che le soluzioni “nature-positive” potrebbero creare 395 milioni di posti di lavoro entro il 2030 e 10.100 miliardi di dollari in opportunità commerciali. Diversi Paesi hanno già intrapreso giuste transizioni verso un’economia positiva per la natura che offrono preziose lezioni e sono di ispirazione.

© Thomas Cristofoletti -WWF-UK

Il nuovo rapporto del WWF, prodotto da Dalberg Advisors, prevede che distribuire questo stimolo tra i Paesi in modo equo – cioè in base alla popolazione, non alla loro forza economica – creerebbe quasi il doppio dei posti di lavoro se invece si agisse altrimenti (39 milioni contro 20 milioni). Uno stimolo equo contribuirebbe a proteggere maggiormente la biodiversità e aiuterebbe a creare percorsi di crescita verde per i Paesi meno sviluppati.

I colloqui, che inizieranno lunedì 23 agosto, si svolgono nell’ambito della Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD) ed è previsto che il piano finale venga adottato ad ottobre 2021 alla 15a Conferenza delle Parti della CBD a Kunming, in Cina.

Si prevede che la fine dei negoziati e l’adozione degli accordi sia rimandata a quando saranno possibili le riunioni in presenza, auspicabilmente entro il 2022.

Più della metà del PIL mondiale – 44 mila miliardi di dollari – dipendente in qualche modo dalla natura. Il cambiamento ambientale globale mette a rischio quasi 10.000 miliardi di dollari entro il 2050 e potrebbe provocare un aumento dei prezzi su larga scala per le principali materie prime come, tra le altre, il legno e il cotone. Per esempio, la deforestazione delle foreste tropicali rischia di alterare significativamente il ciclo delle piogge, aumentando drasticamente la scarsità d’acqua nelle regioni colpite. Allo stesso modo, la distruzione delle barriere coralline (per esempio, attraverso la pesca a strascico e il riscaldamento degli oceani) mette a rischio habitat cruciali per la rigenerazione degli stock ittici globali.

Oltre a chiedere un passo decisivo per dimezzare l’impronta della produzione e del consumo entro il 2030, il WWF sta chiedendo ai Paesi di aumentare drasticamente le loro ambizioni e nel perseguire l’obiettivo di un’inversione della perdita di biodiversità in modo da garantire un mondo nature-positive nel prossimo decennio.

Il WWF accoglie con favore l’inclusione di un obiettivo di tutela del 30% delle aree terrestri e marine entro il 2030, presente nell’attuale bozza di testo del nuovo accordo globale sulla biodiversità – che deve essere affiancato da un approccio che rispetti e garantisca i diritti delle popolazioni indigene e delle comunità locali – ma nel contempo chiede ai negoziatori di porre l’accento sul rafforzamento significativo dei meccanismi di attuazione contenuti nella bozza di accordo, affinché questo, una volta adottato, sia veramente efficace.

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