WWF: finale deludente, ma resta una finestra aperta per restare dentro 1,5°c

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(© Matt Larsen-Daw / WWF-UK)

“La COP26 si è conclusa oggi con decisioni deboli in una serie di aree importanti”

“Siamo venuti a Glasgow aspettandoci dai leader globali un accordo che prevedesse un cambio di passo nella velocità e nella portata dell’azione climatica”. Il commento del WWF al documento finale di COP 26 pur se sfumato nei toni e teso, come è nella linea dell’associazione, a riconoscere i lati positivi del vertice, non lascia spazio a fraintendimenti.

Un documento tra luci e ombre

“I governi dovevano fare progressi per risolvere tre grandi lacune: la mancanza di obiettivi di riduzione delle emissioni nel breve periodo, la mancanza di regole per fornire e monitorare i progressi fatti, e l’insufficiente finanziamento all’azione climatica necessaria per indirizzare il mondo verso un futuro più sicuro”, spiega la nota del WWF, che riconosce alcuni progressi, tra cui la menzione  per la prima volta ai sussidi ai combustibili fossili, la finanza climatica, cioè la  necessità di accelerare gli investimenti in energia pulita, garantendo allo stesso tempo una giusta transizione l’adattamento, il cosiddetto Loss and Damage (perdite e danni). “Occorre però riconoscere – continua la nota –  che nel testo ci sono degli appigli significativi che i paesi possono sfruttare per aumentare le proprie ambizioni climatiche a breve termine e per implementare politiche climatiche vincolanti. Ma se non faranno leva sull’attuazione concreta dell’azione per il clima e non mostreranno risultati sostanziali, la loro credibilità sarà sempre a rischio”.

Debolezza sul carbone

Il WWF è rimasto profondamente deluso dall’annacquamento del linguaggio sul carbone che è passato da phase-out a phase-down per un singolo paese, l’India. “Sono necessari un linguaggio forte, nonché scadenze e modi di operare chiari se si vuole raggiungere la transizione necessaria da tutti i combustibili fossili. I paesi sanno che non si potrà mai risolvere la crisi climatica senza una profonda decarbonizzazione in ogni settore, azioni concrete per fermare la perdita della natura, e un restauro su larga scala”.

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Una manifestazione del WWF durante COP 26 (Credit David Bebber)

Il WWF accoglie con favore la richiesta di un’accelerazione a breve termine degli impegni per il clima entro il 2022. Siamo nel mezzo di un’emergenza climatica, ma ancora in tempo. Con un riscaldamento ben al di sopra dei 2°C, secondo recenti analisi, il futuro sarà catastrofico per milioni di persone e per la natura. I paesi devono raggiungere collettivamente il 50% di riduzione di CO2 entro il 2030 e innalzare i propri impegni di conseguenza nel 2022 rispettando l’obiettivo di 1,5°C.

La natura è veramente arrivata alla COP26

È importante – sottolinea il WWF – il fatto che il testo finale riconosca il ruolo critico della natura nel raggiungimento dell’obiettivo di 1,5°C, incoraggi i governi a incorporare la natura nei loro piani climatici nazionali e stabilisca un dialogo annuale sugli oceani per la mitigazione basata sugli oceani. L’associazione sottolinea il contributo che le soluzioni basate sulla natura hanno nell’aumentare la resilienza dei più vulnerabili e nel raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Tutto questo deve essere fatto insieme ai custodi locali della natura, specialmente le popolazioni indigene e le comunità locali, in prima linea e al centro di questa agenda. Però malgrado le premesse incoraggianti, il concetto di soluzioni basate sulla natura è stato rimosso dal testo finale a Glasgow e deve essere ripreso alla COP27 a Sharm El Sheikh.

Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, a Glasgow per seguire la COP26, conclude: “ Glasgow è stato un punto di partenza e non di arrivo.  Dobbiamo tutti lavorare perché la crisi climatica venga affrontata, in ogni ambito, con la rapidità e l’incisività necessarie: nessuno è al sicuro e abbiamo tutti troppo da perdere, noi e il Pianeta”. 

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