WWF: allarme squali, a rischio estinzione nel Mediterraneo – VIDEO

Foto di Giustiliano Calgaro da Pixabay

La metà delle specie rischia di scomparire, ma la loro scomparsa distrugge l’ecosistema marino. Le attività umane sono la causa di morte

 

Gli squali sono al vertice della catena alimentare marina. La loro funzione è fondamentale per tenere in equilibrio gli ecosistemi, perché come tutti i predatori si evolvono come le prede, cacciando gli animali più deboli e malati, migliorando le specie. Ma da alcuni anni, questi bellissimi e antichissimi pesci, presenti in tutti i mari del mondo, oggi sono a rischio di estinzione a causa delle attività umane. Dalla loro salute si comprende lo stato degli habitat.

Lo Squalo

Squalo Bianco durante un attacco – Foto di MLbay da Pixabay

Quando si parla di squali, il pensiero va subito al famoso film di Steven Spielberg del 1975, dove un temibile squalo bianco, che nel corso dei vari film sull’argomento è diventato sempre più grande e intelligente, mieteva vittime e incuteva terrore lungo le coste americane.

Questo film ha aperto la porta alle paure ataviche dell’uomo che lo hanno spinto, ieri come oggi, a “difendersi” da possibili, quanto improbabili, attacchi di squali. Tutti sanno che fanno più morti gli insetti, i virus, gli incidenti stradali che gli squali. Dal 1847 ad oggi, in Italia ci sono stati 13 attacchi, solo 3 sono risultati fatali e l’ultimo di essi risale al 1989. Secondo l’ISTAT, solo nel 2019 ci sono stati 172.183 incidenti stradali con lesioni, mentre le vittime sono state “solo” 3.173  e 241.384 i feriti. Numeri imparagonabili con gli squali, ma la paura resta. Ecco perché c’è un certo “accanimento” nei loro confronti.

Ma non c’è solo lo squalo bianco, ritenuto il più pericoloso “mangiauomini”. Ce ne sono tanti altri più piccoli e meno “pericolosi”, alcuni non sono in grado neanche di mordere una mano ad un bambino, come lo squalo nutrice e le razze, mentre le mante, lo squalo elefante e lo squalo balena, il pesce più grande del mondo, mangiano gli animali marini più piccoli filtrando l’acqua: il plancton e il krill.

La pesca e il rischio estinzione

Squalo Balena – Foto di Alain BERGER da Pixabay

Secondo il report del WWF presentato nel corso della giornata mondiale degli squali, il 36% di 1200 specie di squali e razze è minacciato di estinzione. Il 75% degli stock ittici valutati è sovrasfruttato. Nel bacino del Mediterraneo, i due Paesi che catturano più squali e razze sono la Libia (4.260 tonnellate) e la Tunisia (4.161 tonnellate), circa il triplo rispetto all’Italia (1.347 tonnellate) e all’Egitto (1.141 tonnellate). Più della metà delle specie di squali e razze nella regione mediterranea è in pericolo di estinzione con 20 specie in pericolo critico, 11 in pericolo, 8 vulnerabili, un trend peggiorato negli ultimi 10 anni.

La frode

Squalo Elefante – Foto di lizzybeth74 da Pixabay

Ciò è dovuto al fatto che spesso la carne di squalo viene venduta come carne di pescespada o di altri pesci ritenuti più pregiati, portando così i consumatori erroneamente ad aumentarne la richiesta.

Nei mercati, la commercializzazione di squali e razze avviene soprattutto in tranci, filetti o senza pelle perché in questo modo, nonostante le leggi e la tracciabilità, possono essere “spacciati” per altri pesci, di qualità elevata e commercialmente più costosi.

In alcune zone del mondo, soprattutto nei Paesi asiatici, solo alcune parti vengono utilizzate. Le pinne di squalo vengono usate per zuppe afrodisiache o medicamenti della medicina tradizionale o per riti e credenze religiose privi di fondamento. Pratiche di pesca crudeli prevedono che gli squali che abboccano alle esce, vengano issati a bordo dei pescherecci dove vengono tagliate le pinne e, agonizzanti, vengano rigettati in mare, vivi, incapaci così di nuotare, affogando irrimediabilmente.

Il Mar Mediterraneo

WWF grafica squali

Il Mar Mediterraneo ospita alcune specie di squali. La loro presenza tiene in equilibrio l’ecosistema estremamente delicato, controllando le popolazioni ittiche. Ma sempre più spesso capita che finiscono nelle reti dei pescatori, provocando così danni sia alla filiera commerciale e sia all’ecosistema marino. Se nella zona Euro la Spagna oggi è considerata la più grande nazione esportatrice, l’Italia è invece la maggior importatrice.

Per comprendere meglio il fenomeno e poter individuare un’azione comune mirata, il WWF ha realizzato il progetto Safesharks. Insieme a COISPA e alla marineria di Monopoli, in provincia di Bari, il WWF, con l’aiuto della Guardia Costiera, ha analizzato le dinamiche della filiera locale e individuato le pratiche da attuare nel caso in cui vengano pescati erroneamente gli squali e le razze.

Per tutelare i consumatori e la marineria è stato anche lanciato il progetto MedBycatch, mirato promuovere una pesca responsabile.

Tutto ciò è necessario ed è doveroso farlo per salvare il mare, tutti i suoi abitanti e tutte le popolazioni che dipendono da esso.

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