WWF, alimentazione: “con modelli sostenibili ridotti del 70% emissioni gas serra”

Secondo il WWF si riduce del 70% anche il consumo del suolo e del 50% il consumo di acqua

 

Ben 226 decisioni che prendiamo al giorno riguardano il cibo. Per questa ragione, i Il WWF rilancia la campagna Food4Future, per non “mangiarci” il Pianeta, e inaugura anche la collaborazione con la chef stellata Antonia Klugmann per dare valore alle nostre scelte in cucina.

In questi giorni si parla di insicurezza e crisi alimentare provocate dal conflitto in Ucraina. Di fronte a momenti di tensione come quelli che stiamo vivendo, è rischioso prendere decisioni dettate dall’irrazionalità. Nell’UE è stata avanzata la proposta di coltivare anche il 4% delle aree destinate alla conservazione della natura, oltre ai danni che questa misura determinerebbe per l’agricoltura stessa, secondo il WFP (World Food Programme) farebbe aumentare la produzione alimentare europea solo dell’1%. Queste aree, infatti, non sono affatto improduttive, sono invece fondamentali per rendere produttive tutte le altre superfici agricole, in quanto producono e mantengono i servizi ecosistemici indispensabili per l’agricoltura stessa, come la conservazione degli insetti impollinatori che hanno necessità di queste aree naturali per la loro alimentazione e riproduzione.

DoEatBetter

Sicurezza alimentare è anche fare le scelte giuste e noi consumatori possiamo avere un ruolo centrale. Con il motto #DoEatBetter, il WWF pubblica il Manifesto della sua campagna Food4Future, dove sono indicate tutte le sfide che dobbiamo affrontare con urgenza e che richiedono l’attivazione di noi cittadini, delle aziende e delle istituzioni, scegliendo ognuno di fare da subito la propria parte.

Scegliendo modelli alimentari più sostenibili, le emissioni di gas serra e l’uso del suolo si potrebbero ridurre fino al 70%, mentre si dimezzerebbe il consumo di acqua. Entro il 2050, con diete più concentrate sui prodotti locali e di stagione e soprattutto con un minor consumo di alimenti di origine animale, potremmo liberare diversi milioni di chilometri quadrati di terra e ridurre le emissioni globali di CO2 fino a 8 miliardi di tonnellate all’anno.

Il WWF collaborerà per tutto l’anno con la chef stellata di rilievo internazionale Antonia Klugmann, nota per la sua proposta di alta cucina attenta al rispetto dei cicli della natura e delle colture locali. La chef, che ha sposato la filosofia e le raccomandazioni del Manifesto Food4Future, condividerà nei vari momenti dell’anno sui propri canali social, consigli e ricette per permettere a tutti di portare a tavola un menù stellato e sostenibile a partire dalle ricette di aprile, incentrate sull’attenzione ai prodotti del territorio, stagionali e biologici.

35 mila decisioni al giorno

La scienza del comportamento ha dimostrato che il cambiamento graduale e incrementale per raggiungere gli obiettivi funzioni veramente. Si dice che gli individui prendano 35.000 decisioni al giorno, di cui 226 solo sul cibo. Con questo in mente, essere in grado di apportare consapevolmente piccoli cambiamenti nelle decisioni ogni giorno – anche cambiandone solo una su 226 – è già un buon inizio per impostare abitudini alimentari gratificanti per sé e buone per il futuro di tutti. Un esempio? Un pasto sostenibile richiede all’incirca 1.000 litri di acqua rispetto ai circa 3.000 di un solo pasto meno sostenibile, molto ricco di proteine animali e cibi non di stagione. Avvicinandoci a periodi di maggior rischio di siccità sarebbe importante considerarlo ogni volta che scegliamo cosa mettere nel carrello.

Cibi poco sostenibili: l’olio di palma

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Una buona notizia è che proprio i cibi meno vantaggiosi per l’ambiente sono anche i meno salutari, che dovremmo consumare con maggiore parsimonia. Per i più scettici, un esempio clamoroso del ruolo dei consumatori è avvenuto pochi anni fa: l’olio di palma, ingrediente diffusissimo di biscotti e altri prodotti da forno, salito nel 2016 sul banco degli imputati per la presenza di contaminanti di processo cancerogeni. L’allarme sui rischi per la salute ha fatto scattare la paura nei consumatori, che hanno iniziato a leggere gli ingredienti dei prodotti e, con le loro scelte di consumo, hanno imposto alle grandi aziende un cambiamento di rotta epocale. L’olio di palma è sparito dagli scaffali in meno di un anno. Questo episodio rende chiaro il potere che le persone, i consumatori, hanno di orientare la politica (alimentare, ambientale, sociale) con le loro scelte.

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