WWF a Draghi: garantire sostenibilità e identità ambientale nel PNRR

Mario_Draghi_-_World_Economic_Forum_Annual_Meeting_2012
Mario Draghi (credits: World Economic Forum - Flickr: Mario Draghi)

L’8 aprile il presidente del Consiglio incontrerà Regioni, ANCI e UPI, poi manderà il PNRR definitivo alla Commissione Europea in attesa dei “via libera”

Siamo tutti in attesa della versione definitiva del Piano Nazionale per la Riprese e la Resilienza, ognuno per le proprie ragioni, sulla quale anche la Commissione Europea dovrà pronunciarsi, per renderla effettiva.

“Ci aspettiamo che il Piano Nazionale per la Ripresa e la Resilienza dichiari chiaramente la propria carta di identità ambientale” sostiene il WWF che in questo modo si rivolge al Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi. Nella versione definitiva del PNRR, che l’Italia si appresta ad inviare entro aprile alla Commissione Europea, il Governo dovrà indicare non solo come vuole raggiungere il target di almeno il 37% di azioni per il clima e per la biodiversità (più un 3% di singoli investimenti), ma dovrà descrivere chiaramente il contenuto dei progetti e la qualità delle misure messe in campo per conseguire gli obiettivi ambientali della transizione ecologica in campo energetico, industriale, agricolo, dei trasporti e per riqualificare il nostro patrimonio naturale.

commissione europeaGiovedì 8 aprile il presidente Draghi incontrerà le Regioni, ANCI e UPI, ricordando come la proposta di Piano del 12 gennaio non presenti obiettivi ambientali dichiarati, come chiesto dall’Europa sin dall’inizio e poi stabilito nelle Linee Guida della Commissione Europea sui PNRR degli Stati Membri del 22 gennaio scorso e il Regolamento europeo sul Dispositivo di Ripresa e Resilienza (RRF) del 12 febbraio scorso. Una richiesta quella del WWF coerente con quanto indicato nelle loro Relazioni dalle Commissioni parlamentari della Camera e del Senato.

Le Linee Guida, sottolinea il WWF, chiedono ai Paesi della UE, tra cui l’Italia, un impegno che va oltre al target quantitativo in tutti i campi di intervento, in modo da evitare rigorosamente qualsiasi danno significativo sull’ambiente e da perseguire gli obiettivi europei per favorire la transizione ecologica grazie a:  la riduzione del 55% delle emissioni climalteranti al 2030 e al conseguimento della neutralità climatica al 2050; la riduzione dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua; la corretta gestione dei rifiuti e delle acque; la protezione e la riqualificazione degli ecosistemi e della biodiversità (la Strategia Europea per la Biodiversità chiede di proteggere almeno il 30% delle aree terrestri e il 30% delle aree marine dell’UE, e integrare i corridoi ecologici in una vera rete naturale trans-europea).

E il Regolamento europeo, aggiunge il WWF, descrivendo i contenuti del Piano, è chiarissimo nel chiedere che il Piano sia debitamente motivato e giustificato e contenga “una spiegazione qualitativa del modo in cui le misure previste nel PNRR contribuiscano alla transizione verde, compresa la biodiversità” (articolo 18, paragrafo 4, lettera e). Solo un Piano, che contenga misure che contribuiscano efficacemente alla transizione verde e le riforme correlate, potrà passare il vaglio della Commissione Europea (articolo 19, paragrafo 3, lettera e) e Allegato V) tenendo conto di coefficienti di calcolo coerenti con gli obiettivi per il clima e la biodiversità che su 179 campi di intervento ne indicano 64 che hanno un valore aggiunto green riconosciuto.

E sono le stesse Commissioni parlamentari nel valutare la proposta di Piano e di Resilienza che indicano al Governo quanto chiesto e ricordato dal WWF. Nelle Relazioni generali dei Pareri resi dalla Commissione Bilancio della Camera dei Deputati  e dalle Commissioni Bilancio e Politiche dell’Unione del Senato della Repubblica sulla proposta di Piano del 12 gennaio (che riassumono nella sostanza quanto indicato da tutte le Commissioni parlamentari interessate) viene segnalato al Governo che nel PNRR dovrebbero essere indicati espressamente gli obiettivi qualitativi e quantitativi misurabili per ciascuna missione e per ciascuna componente (Camera dei Deputati) e, ancora, debba essere indicato come il Piano nazionale preveda di raggiungere la quota di almeno il 37% delle risorse provenienti dallo RRF da destinare alla transizione verde. In particolare, sarà necessaria una ricognizione delle risorse destinate al clima, previste dalle altre Missioni, oltre alla Missione 2” (Senato della Repubblica).

Nei suoi documenti inviati in Parlamento il 25 gennaio e consegnati al Presidente del Consiglio il 10 febbraio era stato proprio il WWF a ricordare  che la Missione 2 del PNRR dedicata alla “Rivoluzione Verde e alla Transizione Ecologica”, aveva subito nel tempo (dalla prima bozza del Piano del 6/12/2020 alla versione definitiva del 12/1/2021) un taglio delle risorse dedicate di 4,6 miliardi di euro (da 74,4 mld a 69,8 mld), nonostante il perimetro dei fondi messi complessivamente a disposizione del PNRR italiano sia lievitato nel corso del tempo dai 193 miliardi di euro (derivanti fondamentalmente dal Recovery and Resilience Facility-RRF) ai 223,9 miliardi di euro (RRF, React EU e Fondi FSC).

Il WWF aveva infine denunciato, tra i primi, come alle azioni per il clima e per la biodiversità, come confermato nei dossier elaborati dai Servizi Studi della Camera e del Senato il 25/1/2021, sia stato destinato al momento il 31% (fondi per la Missione 2) dell’ammontare complessivo delle risorse messe in campo dal PNRR, invece che almeno il 37% delle risorse che devono essere allocate dal Piano per azioni per il clima, la transizione verde, inclusa la biodiversità, e del 3% che può essere aggiunto per il conseguimento di specifici obiettivi climatici, come chiaramente indicato nelle Linee Guida della CE per la redazione dei PNRR del 22 gennaio 2021.

Articoli correlati