Vongole e cozze aiutano la ricerca ma il granchio blu le distrugge (e distrugge la ricerca)

granchio blu
Un esemplare di granchio blu

In un convegno di immunologia svoltosi in collaborazione con UniMORE, si è presentato il ruolo importante dei bivalvi per individuare la presenza di inquinanti nell’acqua e nell’aria e per diventare essi stessi, laboratori viventi su quali testare farmaci.

I gusci di cozze e vongole aiutano a salvaguardare l’ambiente, contribuendo ad abbassare i livelli di gas serra. Il loro ruolo centrale nell’ecosistema marino lo conosciamo benissimo, da sempre sono conosciute come “spazzini del mare”, si è anche dimostrato le abilità di questi due molluschi nel ripulire anche l’aria. Il segreto è nei loro gusci come anche in quelli delle cozze, in grado di immagazzinare anidride carbonica fino a 254 grammi per chilo sottraendolo all’ambiente.

La raccomandazione, da alcuni anni, soprattutto in certe zone più inquinate d’Italia, come la Pianura Padana, è stata quella di produrre più vongole per contrastare il surriscaldamento globale, soprattutto negli allevamenti.

https://www.ambienteambienti.com/inquinamento-mitili-depuratori-naturali-per-acqua/

vongola verace

I Bivalvi sono una classe molto antica: esistono infatti da oltre 400 milioni di anni, essendosi probabilmente originati nel periodo Ordoviciano (da 485,4 a 443,4 milioni di anni fa) e sono tra le più importanti risorse alimentari del mare. Fondamentali anche per la nostra alimentazione, basti pensare che una porzione di vongole o di cozze è sufficiente per coprire il fabbisogno quotidiano di vitamina B12 o cobalamina, coinvolta in funzioni cruciali dell’organismo, dalla sintesi del Dna alla creazione della mielina, che avvolge come una guaina le fibre nervose.

Recentemente se ne è tornato a parlare durante la XXIV edizione del meeting scientifico della Società Italiana di Immunobiologia Comparata e dello Sviluppo (SIICS), in collaborazione con l’Università di Modena e Reggio Emilia (UniMORE) e sostenuto dal National Biodiversity Future Center (NBFC), il primo centro di ricerca italiano sulla biodiversità. Il tema del convegno ha riguardato proprio “L’Impatto degli inquinanti e del cambiamento climatico sulle funzioni immunitarie e alla sperimentazione animale sostenibile ed etica”.

I primi risultati del convegno e il ruolo sempre più importante dell’eco immunologia

I risultati del Convegno saranno pubblicati per iscritto, ma già da ora, alcuni stralci evidenziano come la scienza moderna dia sempre più rilievo a modelli animali semplici e sostenibili in termini etici ed economici e che il ruolo di cozze, vongole, lumache di mare comincia a diventare importante nell’individuare la presenza di inquinanti all’interno delle zone acquatiche, così come del lombrico negli ambienti terrestri.

Persino le vampiresche sanguisughe si stanno rivelando preziose alleate per studiare i segreti della riparazione dei tessuti e della rigenerazione delle componenti nervose.

Per quanto riguarda il baco da seta si è relazionato sui suoi utilizzi come modello animale, ai fini di testare nuove forme di antibiotici, questo perchè il numero crescente di microrganismi resistenti agli antibiotici sta sollecitando lo sviluppo di nuovi composti antimicrobici e strategie per combattere le infezioni batteriche. L’uso degli insetti per lo screening e la sperimentazione di nuovi farmaci è considerato sempre più  uno strumento promettente per accelerare la ricerca e limitare l’impiego dei mammiferi. Inoltre, sulla relazione tra cambiamenti climatici e biodiversità, durante il convegno è stato dato spazio a contributi che descrivono come il riscaldamento globale impatti sulle difese immunitarie di pesci antartici e di una particolare specie di corallo.

Il campo dell’eco immunologia è all’avanguardia nella comprensione dell’intricata relazione tra ambiente e sistema immunitario.

E’ noto purtroppo che l’esposizione prolungata all’inquinamento indebolisce il sistema immunitario e con le continue sfide poste dal cambiamento climatico, questo relazione diventa sempre più cruciale per decifrare l’impatto delle alterazioni ambientali sulla salute degli organismi e la loro suscettibilità alle malattie. Di conseguenza, sta diventando sempre più importante esplorare l’interazione dinamica tra fattori ecologici e risposte immunologiche degli organismi nel contesto del cambiamento climatico. Ad esempio i microbiomi presenti nell’aria interna sappiamo che possono influenzare asma e allergie, oggigiorno in grande aumento. In tale scenario, l’eco immunologia approfondisce i meccanismi (quali cambiamenti ambientali, come fluttuazioni di temperatura, pH, salinità, modifiche dell’habitat e alterazioni della biodiversità) che influenzano le risposte immunitarie e la dinamica delle malattie, in varie specie e esamina le strategie adattative impiegate dagli organismi per far fronte a questi fattori di stress ambientale e le potenziali implicazioni per la salute e la resilienza degli ecosistemi.

Le cellule di animali semplici possano inoltre fungere da “laboratorio vivente” ai fini di analizzare le intersezioni tra funzioni immunitarie, nervose ed endocrine. In questo contesto, è stata presentata, ad esempio, una ricerca sugli effetti di un farmaco antidepressivo sulle cellule immunitarie delle cozze dello scienziato Enzo Ottaviani. (gli abstract del convegno – redatti in inglese – saranno resi disponibili online sulla rivista internazionale diamond open access “ISJ-Invertebrate Survival Journal”).

Le temperature miti di questo periodo hanno risvegliato in anticipo il granchio blu che continua a far strage di vongole

Tutto bene se non ci si mettesse il granchio blu a rovinare queste preziose ricerche. Lo scorso anno la situazione, soprattutto in Romagna, è stata devastante per gli allevatori di vongole: molti allevamenti hanno subito gravi perdite, la Regione è intervenuto aiutandoli finanziariamente per sostenerli e, al momento, l’unico modo per ridurre la presenza del granchio blu è quello di mangiarlo, come già accade nei Paesi caraibici.

Super granchio blu, da flagello a risorsa

le vongole distrutte

La situazione in questo momento dice che, in Veneto, nella località di Porto Tolle, la nota attività di produzione delle vongole è stata sospesa per mancanza del prodotto, proprio a causa del risveglio anticipato del granchio blu che, con il caldo, è tornata a predare i molluschi.

Ne ha dato notizia Federgrippesca-Confcooperative in rappresentanza delle 14 cooperative del Consorzio cooperative pescatori del Polesine: “negli ultimi mesi ha invaso il delta del Po veneto, mettendo a dura prova l’ecosistema marino locale e tutti i settori a esso legati. Qui, infatti, si trovano molti allevamenti di molluschi – più della metà della produzione nazionale di vongole – dei quali il granchio blu si ciba, causando notevoli perdite economiche a tutti i pescatori”.

Critica anche la situazione in Emilia Romagna, tra Goro e Comacchio, dove le cooperative che lavorano nelle aree dove l’acqua è più bassa cercano di tutelare la semina del novellame con delle recinzioni. In vista della primavera, i pescatori confermano che negli ultimi giorni i granchi iniziano a muoversi molto. La situazione più critica è stata riscontrata nella zona del Delta del Po dove molte Cooperative hanno dovuto fermare la pesca, causando un calo significativo alla produzione. Nel 2023, nella sola zona di Porto Tolle, l’allevamento delle vongole è diminuito del 95%.

Cosa fare quindi e come imparare da questa presenza destinata a rimanere per molti anni almeno? Molte associazioni ambientaliste, da WWF a Legambiente sono concordi nell’affermare che occorre adattarsi e trasformare questo cambiamento in opportunità, magari sull’esempio della Tunisia, della Spagna e della Grecia che ha trasformato il “flagello” in risorsa per il Paese.

Si troveranno sicuramente reti abbastanza forti da far si che le vongole possano vivere, continuare a pulire il mare e l’ambiente (e rallegrare le tavole degli italiani) così come si dovranno trovare strategie per riuscire ad “amare” e valorizzare questo “nuovo” crostaceo dalle chele color del mare.

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