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Vitruvio, una rete per i giovani architetti

Il futuro della ricerca in architettura è affidato ai giovani professionisti. Ad essi è stato dedicato “Retevitruvio”, la rete interuniversitaria italiana dei docenti di progettazione architettonica, con la finalità di sostenere, coordinare e promuovere la formazione e la ricerca universitarie nei campi connessi al progetto di architettura.

Il prof. Claudio D'Amato Guerrieri, Preside della Facoltà di Architettura al Politecnico di Bari

L’architettura del paesaggio e degli interni, l’esercizio del progetto, la ricerca in architettura, la didattica del progetto d’architettura, architettura e costruzione sono i temi portanti che occupano la scena scientifica internazionale, discussi nel 1° Congresso Internazionale di “Retevitruvio”, dedicato ad un tema di forte attualità: il progetto d’architettura fra didattica e ricerca. L’evento si svolge, inoltre, a poca distanza dall’approvazione della legge 240/2011 nota anche come “riforma Gelmini”, il provvedimento quadro più importante a distanza di 20 anni dalla precedente “riforma Ruberti” che prevede da una parte uno sconvolgimento del sistema di governo complessivo dell’Università e dall’altra pone il sistema della valutazione del merito alla base del sistema di reclutamento e di finanziamento con l’istituzione dell’ANVUR, Agenzia Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca.

In questa prospettiva didattica e ricerca saranno d’ora in avanti sempre più unite fra loro. Ne abbiamo parlato con il Prof. Claudio D’Amato Guerrieri, preside della Facoltà d’Architettura del Politecnico di Bari e direttore del progetto per il biennio 2010-2012.
Didattica e ricerca sono unite in uno stretto rapporto. Quali sono le caratteristiche?
«E’ un rapporto vitale e molto difficile per gli architetti. Didattica vuol dire trasmettere ai giovani il sapere. Nonostante il tempo, è ancora un rapporto diretto tra maestro e allievo. E’ importante nell’università anche la ricerca, possibilmente fatta insieme a giovani assistenti e ricercatori. Non ha senso una didattica immobile. S’insegna bene quando si ha qualche cosa di nuovo da trasmettere».

Studenti di Architettura

La didattica si arricchisce dei risultati della ricerca? Quali sono?
«Non è un dato sempre riscontrabile. E’ un rapporto molto difficile perché richiede fatica ed impegno. Spesso la ricerca non è la professione. In realtà quando si fa un progetto, si applica ciò che si è ricercato. Il nodo debole, quindi, è il modo di fare ricerca da parte degli architetti. E’ il punto su cui la nuova riforma sull’università ci chiama a dare una risposta chiara. Le università saranno valutate in una classifica, in cima alla quale ci saranno quelle che sanno fare ricerca e didattica mentre agli ultimi quelle che sanno fare solo didattica».
Oggi, tra l’altro si parla di architettura sostenibile…
«Beh la nostra scuola da questo punto di vista è all’avanguardia perché l’architettura sostenibile si declina in molti modi. In Puglia vuol dire architettura di pietra, in quanto la regione è la seconda produttrice di pietra da costruzione d’Italia. E’ un materiale straordinario non solo da usare come rivestimento ma anche per le strutture portanti. Le nostre ricerche, quindi, già da quindici anni sono indirizzate verso questo tipo di costruzione, con i suoi benefici rispetto alla sostenibilità. Usare la pietra significa abbattere i costi di gestione e manutenzione. Questo è un esempio di ricerca attiva nel campo della ricerca».
Può fare altri esempi?
«Le attività di ricerca sono connesse al nuovo modo di progettare con tecniche e tecnologie che prevede l’uso di computer e software. Bisogna essere desiderosi di realizzare questa attività».

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