Vito Leccese, Bari sostenibile al primo posto

Vito Leccese presentato dalle forze di coalizione come candidato sindaco

Sviluppo della ricerca e dell’innovazione, sostenibilità declinata in tutte le maniere, politiche sociali di inclusione, sono alcuni dei temi che il candidato sindaco presentato dal PD e da numerose liste e associazioni, ha detto che affronterà nel suo piano per la città del futuro

 

Sembra essere finalmente scoccata l’ora della scelta nella sinistra a Bari, dopo mesi di tira-e-molla tra un Michele Laforgia sempre più paladino della discontinuità e  tetragono a cedere lo scettro della candidatura a primo cittadino, forte del sostegno di un consistente fetta di associazioni, comitati, partito socialista e movimento 5stelle –  e un Partito Democratico – insieme a una galassia di liste civiche – ostinatamente arroccato nella difesa di una scelta che dovesse marcare la continuità con le amministrazioni degli ultimi vent’anni. Finalmente, dopo mesi di scaramucce se non di affondo (di fioretto o di sciabola a seconda delle giornate) che hanno anche un po’ stancato i baresi e che rischiavano di allontanare molti dalle urne l’8 e 9 giugno. Un lavandino otturato con l’acqua che non scorre se non c’è un bravo idraulico che, capito il guasto, rimette tutto a posto. Con i giusti attrezzi e senza forzare il sifone. Forse il PD ha trovato il suo idraulico.

“Un ambientalista e pacifista”

Questa è stata l’impressione avuta allo Showille in occasione di “Andiamo!”, l’iniziativa del PD per la presentazione della candidatura di Vito Leccese a sindaco, che ha radunato cittadini, simpatizzanti e iscritti delle forze della coalizione che lo sostengono, e che ha sancito la inderogabile necessità di un confronto tra i due contendenti attraverso il sistema delle primarie (o unitarie, si vedrà).

Foto di gruppo con i dirigenti del PD, Michele Emiliano, Daniela Mazzucca, Antonio Decaro e Michele Laforgia

Al netto di tutte le considerazioni sulla sua esperienza pregressa di parlamentare nelle file dei verdi, degli incarichi affidatigli dai vari governi nel campo della diplomazia internazionale e della esperienza “dall’altra parte” come direttore generale prima, quindi capo di gabinetto; al netto degli omaggi doverosi a chi, prima di lui sul palco (Daniela Mazzucca prima e unica sindaca di Bari, Michele Emiliano che prima di essere presidente della regione ha guidato il capoluogo per 10 anni, Antonio Decaro, pronto a lasciare la fascia tricolore per affrontare l’avventura da europarlamentare), ne ha  ricordato le doti organizzative e manageriali nel far andare avanti la macchina del Comune (“un dono prezioso da non disperdere” ha detto Decaro) e la sua capacità di capire le esigenze di diseredati e minoranze; al netto di tutto questo, restano le giuste parole di apprezzamento per una vocazione ambientalista e pacifista che da sempre ha accompagnato Leccese e che lo ha visto giovanissimo in prima linea nelle battaglie ambientaliste di quegli anni, insieme a figure politiche veramente dedicate al bene della città come Maria Maugeri (che il candidato sindaco ha voluto ricordare insieme ad altri), ma anche seriamente impegnato nella progettazione di una città e di una cittadinanza sinceramente attive.

Cosa Leccese vuole per Bari

E il discorso di Leccese, dopo gli inviti alla pacificazione e alla collaborazione nel nome del bene superiore della città, senza tatticismi ma in clima di vera amicizia, rivolti al competitor Laforgia, ha virato sulle questioni fondamentali per una Bari che voglia essere realmente sostenibile, non senza ricordare quella “comunità ambientalista e pacifista, la parte migliore di Bari” degli anni ‘90 come l’ha chiamata, che  nel tempo è stata capace di bonificare i siti inquinati, liberare la città dall’amianto, cambiare il destino di Punta Perotti e Torre Quetta.

Ma questo è il passato e Leccese guarda alla Bari dell’oggi, alle periferie, alla mancanza di una robusta edilizia sociale, alla necessità di una politica del lavoro che non penalizzi le donne, e guarda alle forze giovani, ossia ai ragazzi di Fridays For Future, che invita esplicitamente a collaborare. E Leccese guarda al futuro, sciorinando i punti forti del suo programma: innovazione, conoscenza, miglioramento di infrastrutture, turismo e occasioni culturali, protezione sociale, mobilità sostenibile, riduzione del consumo di suolo. E quindi: rafforzare il posizionamento industriale che negli ultimi 5 anni ha attratto grandi gruppi come Pirelli, Deloitte, Ernst &Young, per citarne alcuni, e creare condizioni di studio e ricerca “mettendo a disposizione dei nostri giovani spazi per il coworking, l’incubazione e l’accelerazione d’impresa”, dice.

Disagio sociale, Parco Costa Sud, il già fatto e il da farsi

Lo stato attuale dell’area dove sorgerà il Parco reticolare di Costa Sud

E a proposito del disagio economico e sociale delle fasce più deboli, ricorda l’incremento della spesa sociale (“191 euro a persona contro i 124 della media italiana e i 58 della media nel sud”) e il rafforzamento del sistema di protezione sociale (“presìdi per le famiglie in ogni quartiere, l’aumento da 350 a 1400 posti bambino negli asili nidi pubblici, la presa in carico e l’orientamento dei giovani senza lavoro e degli adulti disoccupati attraverso Porta Futuro”).

Tutti traguardi egregi, ma che non possono bastare. E Leccese lo ammette e promette: “Nei prossimi mesi dovremo qualificare il patrimonio abitativo e ampliarlo, anche attraverso forme innovative di housing per fronteggiare la drammatica emergenza in corso”. Una bella e impegnativa promessa che dovrà fare i conti con l’inspiegabile boom delle costruzioni di questi ultimissimi anni che sembra andare in senso inverso rispetto all’oggettivo spopolamento di Bari. Leccese non ne parla esplicitamente ma richiama quella che per lui è la scommessa delle scommesse, quel Parco Costa Sud che avrà il compito di ricucire il rapporto tra la città e il mare e che è il “simbolo della ricostruzione dove prima c’era il degrado”, dice, quel Piano Urbanistico Esecutivo che anticipa la vision del PUG e che, riducendo del 50% le volumetrie, “ha ridotto del 63 per cento il consumo di suolo”, conclude.

Nel programma del candidato sindaco anche una transizione ecologica non fumosa ma fatta ad esempio di trasporti pubblici efficienti ed ecologici: “Sta diventando migliore la qualità della vita per i nostri concittadini. Non possiamo fermarci, dobbiamo continuare così.

La promessa delle promesse

La nostra campagna elettorale sarà fatta di parole chiare, di progetti seri e di una visione di lungo periodo. Perché Bari merita una campagna elettorale corretta e civile”. Civile e rivolta anche a quella Bari maleducata e sporcacciona, verrebbe da dire, che non vuole ancora fare la raccolta differenziata o che non ci pensa proprio a servirsi dei mezzi pubblici. “Vogliamo una città verde e sostenibile”, dice scandendo le parole il candidato sindaco Vito Leccese. E noi apprezziamo, ma a condizione che non si resti solo nel terreno della campagna elettorale e che le emergenze della città – consumo di suolo, verde urbano, mobilità sostenibile, economia circolare – vengano affrontate e risolte con programmi, progetti e azioni lungimiranti, una volta per tutte. Chiediamo troppo?

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