Villa Bonomo, Bari perde un polmone verde e uno spicchio di storia

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I lavori del parco di Villa Bonomo visti da via Amendola a Bari (foto Enzo Del Vecchio)

Una riflessione sulla politica del verde a Bari prendendo le mosse dall’abbattimento di numerosi pini in via Amendola nel capoluogo, per far posto a un centro residenziale e a un megaparcheggio

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Navigava nel verde, villa Bonomo e ne era compiaciuto il professore da poco eletto presidente regionale del FAI. Contava i vasi di terracotta, rotti, lungo il viale di pini e questi creavano una massa verde di ombra, con alcuni spicchi di azzurro.

Non ci sono più! Accusando patologie  supposte, sono stati abbattuti, impoverendo la bellezza e il fascino dei luoghi. Oggi ,sullo sfondo costruzioni altissime bianche, per terra, ai nostri piedi, lì dov’erano i pini, roselline bianche, che sono il termometro della povertà degli interventi. Se si alza lo sguardo pini abbruniti, e morti a causa delle potature e/o interventi sulle radici.

“Il disinteresse dell’Amministrazione”

Sarà questo il “parco Bonomo”, come  tanti altri parchi  presenti sulla carta; per il ben vivere dei cittadini pigri, impreparati a vivere nel verde. E’ un bel parlare della necessità degli alberi, degli innumerevoli benefici; se non si tocca con mano il grado di disinteresse, non può addebitarsi solo all’Amministrazione, la situazione di sfacelo, la débacle, del verde a Bari. Manca curiosità, competenza, passione. Il verde non è abito che si può indossare controvoglia.

Più avanti, guidati da Enzo Del Vecchio e pochi amici appassionati, percorriamo il viale che ci porta a villa De Tullio, Dire un gioiello è ben poca cosa, Costruzione del 1700 con annessa chiesetta e verosimilmente sottostante frantoio ipogeo. Un bene da scoprire e valorizzare in città, alle spalle dell’Executive. Prima di arrivare all’inutile megaparcheggio che consuma e suolo e aria, immersa in un folto di vegetazione, fruttiferi, aranci, ulivi gelsomini, una lippia citrodora vecchissima accanto ad un cippo ricoperto di licheni e di storia; e ancora essenze mediterranee, alaterni, ecc., diffusesi spontaneamente in unum alla vegetazione non nativa (ailanti) che con il verde brillante dominano la scena.

“Un paesaggio urbano che merita di essere protetto”

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Bari, via Amendola prima dei lavori di allargamento della carreggiata

E’ un paesaggio urbano che non ci aspettavamo e che merita d’essere protetto. Siamo in un terzo paesaggio come dice lo scrittore Gilles Clément, un verde da contemplare, lasciandolo indisturbato. Un verde che acquista pregio proprio perchè naturalmente spontaneo, non addomesticato, ricco di fascino, quello che manca ai giardini e giardinetti costruiti.

Perchè lo spartitraffico, sulla via Amendola, non è stato alberato, ma piantumato di agapanthus? Uno dei vantaggi non da poco dell’albero è l’ombra che produce la proiezione della chioma. Perchè all’inizio di via Amendola s’interrompe l’alberata di pini lasciando un intero isolato al sole scottante? L’irrazionalità è di chi non vuol vedere, di chi non sa di poter rendere vivibile la sua città, magari a piccoli tratti.

(*) L’autore è delegato FAI Bari

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