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Vibo Valentia: paradiso dei rifiuti tossici?

Sgominata l’organizzazione dedita allo smaltimento illecito di rifiuti industriali tossici e pericolosi che operava fra Calabria, Puglia e Sicilia. Decisivo l’intervento della Guardia di Finanza e della Procura della Repubblica di Vibo Valentia, coordinata dal procuratore Mario Spagnuolo, che ha permesso di concludere positivamente l’operazione Poison, con alle spalle oltre due anni di indagini. «La Calabria si conferma terra di ecomafia e di trafficanti di rifiuti, luogo prediletto di patti scellerati consumati sulla pelle dei calabresi e della regione – ha detto intanto il direttore di Legambiente Calabria Franco Falcone -. Le vicende messe in luce da questa inchiesta dimostrano l’efferatezza e la spregiudicatezza di pseudo imprenditori che, stando alle notizie di oggi, avrebbero scaricato sui terreni destinati alla coltivazione di agrumi migliaia di tonnellate di fanghi altamente pericolosi, veleni che rischiano così di avvelenare uno dei tanti simboli enogastronomici della Calabria e con esso un’intera collettività».

L’associazione criminale avrebbe trafficato dal 2009 almeno 135 mila tonnellate di fanghi “altamente inquinanti e pericolosi”, di derivazione industriale. «Quanto emerge dall’inchiesta – precisa Franco Saragò di Legambiente Vibo Valentia – potrebbe avvalorare le ipotesi formulate in questi anni dalla nostra associazione che l’intera provincia di Vibo Valentia sia stata e sia tuttora utilizzata per smaltire illegalmente rifiuti tossici e pericolosi». La Calabria è, ad oggi, in terza posizione (dietro a Campania e Puglia) nella classifica del ciclo illegale dei rifiuti elaborata nel Rapporto Ecomafia 2011 di Legambiente.

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