Via Francigena: Puglia protagonista dell’ultimo tratto della staffetta lunga 3.200 km

Da Canterbury a Santa Maria di Leuca. Quattro mesi di pellegrinaggio, occasione per puntare su “turismo lento” e promozione dei territori

Riscoprire i territori, la storia, la gente a un ritmo “lento” viaggiando a piedi con uno zaino sulle spalle o in bicicletta. Sono gli obiettivi della camminata organizzata dall’associazione europea delle vie Francigene (AEVF) all’interno dell’evento “Via Francigena. Road to Rome 2021. Start again!”.

Un viaggio iniziato il 15 giugno da Canterbury (Inghilterra) e terminato il 18 ottobre a Santa Maria di Leuca (Puglia). Nel mezzo 3.200 km lungo la via Francigena percorsi da 3.500 persone provenienti da diverse parti del mondo, che si sono alternate lungo il tragitto. Sono invece due le persone che hanno partecipato a tutta la camminata durata 113 giorni. Di tratta di due ragazzi che hanno voluto dare un messaggio e sensibilizzare alla malattia della fibrosi cistica (uno di loro ne è affetto). 

L’antica via conosciuta dai fedeli per i pellegrinaggi è stata percorsa in occasione dei festeggiamenti dei vent’anni di nascita dell’associazione che ha la propria “base operativa” a Fidenza (Emilia Romagna). L’epica impresa si è conclusa quindi con una staffetta che ha visto la Puglia protagonista. Nello specifico, dal 30 settembre al 18 ottobre, i camminatori hanno attraversato 19 Comuni pugliesi: dal Gargano al Salento passando per il capoluogo, Bari (in foto). L’ultimissimo tratto è stato percorso da Otranto a Santa Maria di Leuca a bordo di un treno storico. Lo stesso treno che ad agosto 2021 ha accompagnato la star Madonna alla scoperta del Salento. Questa volta però sul treno insieme ai camminatori c’erano anche il ministro del Turismo, Massimo Garavaglia e l’assessore al Turismo della Regione Puglia ed ex ministro per i Beni e le attività culturali e il turismo, Massimo Bray. 

Garavaglia ha sottolineato quanto i cammini rappresentino una miscela straordinaria di arte, storia, cultura,  “la nostra migliore materia prima sulla quale bisogna investire”, ha detto. Da qui la necessità di mettere a sistema e investire in questa forma di “turismo lento”. 

Un bilancio decisamente positivo che ha superato ogni aspettativa in termini di accoglienza di pubblico e di istituzioni e associazioni incontrate lungo il percorso, come ha confermato il presidente di AEVF Massimo Tedeschi, che abbiamo raggiunto al telefono sulla strada di ritorno a esperienza appena conclusa. 

“Più ci avvicinavamo alla meta, più il gruppo si ingigantiva – ha commentato entusiasta Tedeschi – sono convinto che tutti torniamo un po’ cambiati da questa esperienza. Gli incontri con persone e culture diverse, le relazioni che si sono instaurate in questi mesi sono un patrimonio immenso.

L’associazione Via Francigena

I Comuni che hanno fondato la via nel 1994 erano 34, mentre l’associazione europea è nata nel 2001. Entrambe sono riconosciute dal Consiglio d’Europa, in particolare nel 2007 l’associazione è stata riconosciuta come organismo di promozione della via Francigena. 

L’obiettivo dei fondatori era appunto quello di far conoscere il cammino e farlo frequentare, “esattamente come avviene con Santiago di Compostela (Spagna) – ha proseguito il presidente. –  Questo porta due benefici: il primo di carattere culturale, frutto del dialogo tra culture diverse, il secondo è lo sviluppo economico dei territori interessati dalla via Francigena”. 

Inoltre, fino al 2001 la via Francigena si fermava a Roma. Il 19 ottobre 2019,  l’assemblea generale dell’associazione riunita proprio in Puglia, a Bari, ha ratificato l’estensione della Francigena fino a Santa Maria di Leuca. 

Chi pensa che il pellegrino sia una persona che intraprende questo genere di viaggi soltanto per motivi religiosi, deve ricredersi. “I nostri dati ci dicono che solo uno su sei fa questo viaggio per motivi religiosi – ha detto Massimo Tedeschi – lo fanno per socializzare, per motivi spirituali, o semplicemente per conoscere un territorio nuovo”. 

Intraprendere l’esperienza della via Francigena infatti è anche un’occasione per guardare il turismo e la promozione del territorio da un altro punto di vista. Percorrere chilometri e chilometri di strada, sostare nelle diverse città, o nei piccoli borghi non solo d’Europa ma anche d’Italia, significa creare una rete. E per fare rete è necessario che gli enti e le tutte le Regioni facciano la propria parte.

Uno dei vicepresidenti dell’associazione è Aldo Patruno, direttore generale del Dipartimento Turismo e Cultura della Regione Puglia. A questo proposito sono in corso delle modifiche a una legge regionale (11 febbraio 1999). Uno dei passaggi di questo disegno di legge, che dovrà passare al vaglio del Consiglio, prevede che gli immobili abbandonati che si trovano lungo la via Francigena in Puglia vengano trasformati in ostelli e messi a disposizione per offrire e migliorare la propria offerta ai camminatori, o in vere e proprie riserve o parchi naturali. 

È un obiettivo che la Puglia vuole raggiungere affinché si possa parlare di vero turismo sostenibile. Questo significa anche essere ancora più competitivi sul piano nazionale e internazionale. Con l’auspicio che si possano creare nuove opportunità di investimento anche nelle aree rurali interne, di solito meno interessate dai flussi turistici “tradizionali” ma più legate ai beni culturali e ambientali. Vere ricchezze del territorio.

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