Vestire sostenibile: la moda dei grandi brand

moda e sostenibilità

L’Artico invaso da microplastiche, alcuni grandi marchi premiati per le buone pratiche, l’eco-moda e il bambù: il nostro viaggio tra moda e sostenibilità

Anche l’Artico è invaso da microplastiche. A dirlo è uno studio pubblicato di recente da Nature Communications. È stato provato che a fronte di 1,4 milioni di microfibre presenti negli oceani, il 35% deriva dal lavaggio dei capi d’abbigliamento sintetici. In particolare, da quelli di bassa qualità.

Tutto questo ci chiama in causa come cittadini e come consumatori. È possibile fare la propria parte per ridurre l’impatto? Francesca Rulli, fondatrice di 4sustainability®, il primo marchio italiano ad attestare la sostenibilità delle aziende fashion & luxury, spiega quali sono le 10 regole fondamentali per un guardaroba “a prova di microplastiche”.

Decalogo per il consumatore consapevole

1. Rispetto all’acrilico e al poliestere, è bene prediligere i tessuti misti o – meglio ancora – quelli naturali. Per fare una classifica, l’acrilico rilascia in lavatrice circa il doppio dei micro-frammenti fibrosi rispetto al poliestere.

2. Tra le fibre sintetiche, sono da preferire quelle di ultima generazione a struttura chiusa come ad esempio il nylon 66, un tipo di poliammide particolarmente resistente che non perde facilmente “pezzi”.

3. Fare acquisti pensando alla qualità e alla lunga durata del capo. Il second hand” è una valida opportunità per accaparrarsi capi delle grandi firme a costi accessibili.

4. Lavare a basse temperature perché: riduce il rilascio di microplastiche e di colori, diminuisce il consumo di energia e allunga la vita dei capi. Inoltre le microplastiche si disperdono soprattutto durante i primi otto lavaggi; un altro buon motivo per far durare i capi ben più di una stagione.

5. Evitare i lavaggi a pieno carico (anche questo consentirà il minor rilascio di microplastiche nell’ambiente)

6. È buona norma impostare centrifughe a bassa velocità ed evitare i programmi lunghi.

7. Più aggressivo è il detergente, più frammenti vengono rilasciati. Un’ottima ragione per scegliere detergenti neutri (meglio i liquidi rispetto alle polveri) che danneggiano meno il tessuto.

8. L’aggiunta di un ammorbidente al detersivo limita la rottura delle fibre e abbatte il rilascio di micro-frammenti di oltre il 35%.

9. Attenzione alle asciugatrici che liberano grandi quantità di microplastiche. Meglio tornare al buon vecchio stendino!

10. In commercio esistono utili filtri che raccolgono le microplastiche rilasciate dagli indumenti, che vanno poi rimosse a mano e buttate nell’immondizia. Due esempi? Guppyfriend (una washing bag per i capi sintetici) e Cora Ball (una “palla” da mettere nel cestello).

Buone pratiche che fanno scuola

Vediamo alcuni esempi di grandi aziende premiate per aver messo in campo buone pratiche in favore della sostenibilità ambientale. La prima è di sicuro Casagin premiata come una delle startup più innovative nel 2019, perchè utilizza tessuti naturali e riciclati per ridurre l’impatto ambientale. Nello specifico: 1.900 chilogrammi di anidride carbonica, 10 milioni di litri d’acqua e 21mila metri quadri di terreno, è ciò che nel 2020 è riuscito a risparmiare Casagin. Inoltre, attraverso l’utilizzo di tessuti naturali e riciclati, Casagin propone linee di underwear, longewear e activewear green al 100 per cento, realizzate in fibre vegetali biodegradabili.

Dall’intimo alle calzature: ACBC è la prima azienda italiana di calzature a ottenere la certificazione B Corp. Si tratta di un brand italiano specializzato nella progettazione e nella produzione di sneakers e prodotti sostenibili.

Il lavoro dell’azienda si fonda su tre assi principali: essere animal free, bio based e riciclati. ACBC crede nel principio della circolarità: le calzature create, finito il proprio ciclo di vita, possono essere infatti riportate all’azienda e successivamente convertite in pavimentazione antiurto per i parchi giochi.

E poi c’è Fulgar, in prima linea per innovazione e sostenibilità. Specializzata nella creazione e distribuzione di fibre man-made per i migliori brand di moda italiani ed europei, Fulgar una realtà di primo piano nel distretto italiano delle calze. Molti, infatti, sono i brand italiani che hanno scelto le proposte dei filati Fulgar: dalla nota Calzedonia a Tightings, da Calzificio Schinelli a Donna BC passando per il brand Sarah Borghi. Occhio, dunque, agli acquisti sostenibili e di lunga durata!

Quando l’eco-moda incontra la canna di bambù

Alma Italia Spa, leader nel settore della green economy, attraverso la società Bambùbio Srl, lancia un’intera linea di moda ecosostenibile in fibra di bambù. Il risultato è l’ampia gamma di collezioni di foulard, mascherine, scarpe, borse e cinture e accessori per l’abbigliamento proposte dal marchio Cannadibambù.

Lo shopping on line con le vendite dell’intera collezione Cannadibambù è sulla piattaforma di e-commerce del sito www.cannadibambu.it. Assorbimento, traspirazione e un tessuto completamente anallergico sono le maggiori proprietà anti-batteriche e antimicrobiche garantite dal filato in fibra di bambù e dai filati naturali.

Da secoli utilizzata in Oriente in diversi settori (dagli accessori per la casa, all’abbigliamenti fino al cibo), solo da qualche anno anche noi in Italia e in Europa ne stiamo scoprendo i vantaggi. Immaginando di compiere un passo in più verso uno sviluppo economico che vada di pari passo con la sostenibilità.

 

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